La disinformatia al lavoro. Le sindache diventano “due ragazze”, “Pulzelle a 5 Stelle”. Ezio Mauro, la storia, la sinistra, Repubblica riapre un dibattito?

La disinformatia al lavoro. Le sindache diventano “due ragazze”, “Pulzelle a 5 Stelle”. Ezio Mauro, la storia, la sinistra, Repubblica riapre un dibattito?

Liberi tutti. Renzi ha parlato, ha detto la sua sul risultato dei ballottaggi. Non solo ha ammesso la vittoria dei 5 Stelle ma ha corretto le “giustificazioni” degli scriba, molto imbarazzati, per rendere meno evidente la sconfitta del Pd. Mentre, nella notte, la dimensione della debacle del partito del premier si faceva sempre più clamorosa, gli “scriba” commentatori, riuniti nei cenacoli televisivi si affrettavano a dire che si trattava di un voto di protesta. Una sorta di sbornia collettiva che sarebbe passata presto. Insomma una specie di “ora te lo faccio vedere io”. Ma gli eletti pentastellati, incapaci, privi di esperienze amministrative, alle prese con i tanti problemi del Paese, dei Comuni a partire da Roma, non avrebbero retto.

Renzi Matteo invece ha fiutato il vento. Ha ammesso non solo che i 5 Stelle avevano vinto e che non si trattava di un voto di protesta ma per il cambiamento. Ha aggiunto che dove il candidato Pd, lui dice centrosinistra, si è scontrato con quello “stellato” abbiamo perso. Non c’è stata battaglia. Per non dire che in una delle grandi città, Napoli, al ballottaggio contro  De Magistris non c’era un Dem ma uno di destra, un imprenditore paperone e che perfino contro Mastella non c’è stato niente da fare. Il Pd ha dovuto lasciare anche Benevento.

Renzi vuol cambiare il Pd. Via le minoranze? Userà il lanciafiamme?

Il ragionamento di Renzi ha una sua logica, fila. Se loro vincono perché intercettano la voglia di cambiamento vuol dire che noi non siamo appetibili. Due parole: “Bisogna  cambiare”. E anche rapidamente perché il postino suona sempre due volte, come dice il titolo di un film di grande successo del 1946. E la seconda volta c’è il rischio che sia proprio quel referendum che Renzi considera la battaglia delle  battaglie, la battaglia della vita. Già ha detto che si sarebbe presentato alla direzione del Pd con i lanciafiamme. Questo prima dell’esito per lui nefasto del voto. Figuratevi ora. Nel frattempo gli scriba a lui fedeli, sempre come l’arma dei carabinieri, possono dilettarsi a sminuire il successo dei pentastellati. In fondo non si tratta che di ragazze. Ecco, ragazze, la parola che compare nei grandi quotidiani a partire dal Corriere della sera. Addirittura si va anche oltre. Sempre sul quotidiano di Via Solferino parla nell’editoriale scritto non dall’ultimo arrivato ma da una delle“firme” più note, Gian Antonio Stella delle “Pulzelle 5 Stelle”. Non solo: ci mancava una intimidazione ed eccola pronta: “Le aspettative sono tali intorno alla mirabolante svolta, da imporre alle due ragazze-sindaco un compito titanico: mostrare in fretta le loro capacità di governo. Molto in fretta”. Altri parlano anche nei titoli delle “due ragazze”. Ci viene da chiedere: hanno mai mangiato la pappa insieme da sentirsi autorizzati ad usare un tono fra l’ironico e il confidenziale?  Se si fosse trattato di due “ragazzi” avrebbero usato questo termine? Non solo, le due “ragazze” sono due signore, sposate con figli, laureate, hanno un lavoro, sono state consigliere comunali a Roma e Torino.

Gli scriba danno lezioni alle due sindache. Cattivi maestri le scrivono il menù del giorno

Stella passa poi, così come diversi giornalisti, a fare una lezioncina alle due allieve. Sembra la maestrina dalla penna rossa del  vecchio libro “Cuore”. Parla solo alla Raggi perché non conosce i problemi di Torino. E fa un elenco, dalla voragine improvvisa agli asili a Torre Spaccata a Montesacro, alle bare in giacenza a Prima Porta e via dicendo. Un lungo elenco che ha costituito una campagna elettorale costruita dai media sulle  buche, di cui avrebbe avuto la responsabilità l’ex sindaco Marino. Lasciamo perdere Stella e le sue buche e passiamo a cose più serie. Ci prova l’ex direttore di Repubblica ad analizzare il voto. Con uno dei suoi lunghissimi articoli analizza le “trasformazioni “ del Pd, da forza di maggioranza relativa “in perno del sistema politico-istituzionale e questa occasione storica viene dissipata, la politica si vendica, l’opinione pubblica si ribella e il voto lo certifica. Da ieri il perno non c’è più, il sistema gira su sé stesso, imballato, e l’energia politica residua prende l’unica via di fuga rimasta dopo il fallimento parallelo di destra e sinistra, trasformando il voto comunale in un certificato nazionale di protesta, e chiedendo alla protesta di governare, cambiando”.

Mauro. “Con la vittoria di Cinque Stelle nasce la terza Repubblica. La sinistra ha un leader nient’altro”

Secondo Mauro con la vittoria dei Cinque stelle “nasce così davvero la Terza Repubblica tanto spesso annunciata e ogni volta incapace di realizzare una vera svolta nel meccanismo politico-istituzionale. In realtà dopo Tangentopoli, la morte dei grandi partiti storici e l’era berlusconiana durata vent’anni, abbiamo vissuto fino ad oggi nella palude finale della Seconda Repubblica, segnata da un confronto-scontro tra destra e sinistra che ha prodotto l’alternanza anche se non è riuscito in due decenni a riformare il sistema e a cambiare il Paese”. “Tutto questo – prosegue – è finito domenica. La destra non ha più un’identità riconoscibile, è divisa tra lepenismo d’accatto e moderatismo improvvisato, non ha un leader capace di incassare l’eredità di Berlusconi, che come erede concepisce peraltro soltanto se stesso. La sinistra ha un leader, e nient’altro: l’eredità storico-politica, che fa parte della storia migliore del Paese, è stata derisa e svenduta a saldo, come se le idee e gli uomini si potessero rottamare al pari delle macchine. Ma dopo il salto nel cerchio di fuoco, spenti gli applausi, rimane solo la cenere”. Ancora una frase che ci colpisce: “Quando si destrutturano i valori e i fondamenti culturali di storie politiche che hanno attraversato il secolo, rimane un deserto politico da presunto Anno Zero: teatro solo di performance, come se la politica fosse pura rappresentazione e interpretazione di pièce improvvisate ed estemporanee, senza un ancoraggio nella carne della società, nei suoi interessi legittimi, nelle sue forze vive. La destra, come il talento di Berlusconi ha dimostrato troppo a lungo, può vivere di questo teatro dilatato ed estremo, nella ricerca titanica di una fisionomia culturale che il populismo camuffa secondo il bisogno.

“La sinistra sganciata dal  sociale e dalla storia si perde nel gesto politico”

La sinistra no. Sganciata dal sociale e dalla storia, si perde nel gesto politico fine a se stesso, dove tutto è istintivo e istantaneo, fino a diventare isterico”. Ancora: “Desertificato di riferimenti culturali (che certo sono ingombranti, perché obbligano terribilmente) il campo della contesa disegnato dalla sinistra al potere diventa basico e nudo, con parole d’ordine elementari e radicali. Una su tutte: il cambiamento ma senza progetto, senza alleanze sociali, senza uno schema di trasformazione, cambiamento per il cambiamento, dunque soprattutto anagrafico, spesso con una donna al posto di un uomo. La rottamazione della storia si è portata via anche il deposito di significato, la traccia di senso che la storia lascia dietro di sé, comprese le competenze e naturalmente le esperienze, quel legame tra le generazioni che forma il divenire di una comunità e si chiama trasmissione della conoscenza, del sapere, delle emozioni condivise. Tutte cose che altrove fanno muovere le bandiere di un partito, consapevole di avere un popolo che in quelle insegne si riconosce. Solo da noi la bandiera della sinistra, ammesso che ci sia ancora, è floscia come se vivessimo sulla luna, dove non c’è vento”. Come non sottoscrivere? Il riferimento alla “rottamazione” renziana è evidente anche se non pronunciato. Ora addirittura il premier punta a “rottamare ancora”. A Mauro però bisogna porre una domanda: quanto il giornale da lui diretto nell’arco di questi ultimi anni ha dato una mano a produrre questa “desertificazione”? Parla di mancanza di progetto, di alleanze sociali, giusto, ma Repubblica e non solo  con la gestione Calabresi, vede nei sindacati, la Cgil in primo luogo, forze con le quali è bene mantenere le distanze.

Ma Repubblica si è posta al sostegno del governo Renzi, bollettino di Palazzo Chigi

Gli “economisti” messi in campo ormai da diversi mesi, sono a sostegno del governo Renzi. Il giornale pubblica documenti che arrivano da Palazzo Chigi quasi fossero decisioni prese. Invece sono solo annunci.  Non solo: non possiamo dimenticare che Eugenio Scalfari, il fondatore del quotidiano, neppure un mese fa dichiarava che “Renzi, l’uomo solo al comando” l’aveva convinto della bontà della formula. Per finire, come non ricordare a Mauro che Repubblica è stato protagonista di una battaglia durissima, un linciaggio, contro il sindaco Marino. Ogni giorno una. I suoi cronisti si sono cimentati in una squallida caccia all’uomo.

Ci fa piacere che Ezio Mauro torni ad esplorare, come dovrebbe fare un buon giornalista, il campo della sinistra senza pregiudizi, senza paraocchi. Magari dando anche qualche notizia. A sinistra del Pd, qualcosa con grande difficoltà sta nascendo, qualcosa, per dirla con Mauro, che non vuole rottamare la storia. Ma da quella storia della sinistra cogliere meglio. Senza rimpianti, senza nostalgie. Senza quella storia non si va da nessuna parte. Oppure si rischia di andare dalla parte sbagliata. Ha ragione Mauro quando conclude: “Ecco perché oggi la campana suona per tutti, suona per noi”. Giusto: c’è solo da vedere chi la suona.

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