Hillary Clinton vince il Super Tuesday, supera la soglia dei 2383 delegati e diventa la prima candidata alle presidenziali Usa. Onore a Sanders, socialista, popolare, amato dai giovani

Hillary Clinton vince il Super Tuesday, supera la soglia dei 2383 delegati e diventa la prima candidata alle presidenziali Usa. Onore a Sanders, socialista, popolare, amato dai giovani

L’ufficialità della vittoria in California, annunciata dai media statunitensi dopo una nottata che già non lasciava molti dubbi, rende corposo e incontestabile il successo di Hillary Clinton nelle primarie democratiche per le elezioni presidenziali statunitensi, le 58esime della storia, in programma il prossimo 8 novembre. Nell’ultimo Super Tuesday, Clinton ha spazzato via qualsiasi dubbio su chi meriti la nomination del partito, nonostante la sorprendente e ammirevole campagna elettorale di Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont che si dichiara socialista. In California, lo Stato che assegna il maggior numero di delegati nella corsa alla nomination (475 più 75 superdelegati), Clinton ha ottenuto il 56% dei voti, contro il 43% del rivale, staccato di oltre 400.000 voti. Netto anche il successo nel secondo Stato più importante al voto ieri, il New Jersey (126 delegati e 16 superdelegati), dove ha ottenuto il 63,3% dei voti, contro il 36,7% di Sanders; ha poi vinto di misura in New Mexico (51,5%) e South Dakota (51%), che in tutto assegnano 54 delegati e 14 superdelegati, perdendo invece in Montana (Sanders ha ottenuto il 51%) e North Dakota, dove il successo del rivale è stato ampio (64,2% contro 25,6%), Stati che assegnano in tutto 39 delegati e 11 superdelegati. Il computo totale provvisorio (del New York Times) vede Clinton in testa con 2.497 delegati (compresi i superdelegati) contro i 1.663 di Sanders; per ottenere la nomination, ne bastano 2.383. Nonostante i numeri non gli diano più speranze, Sanders ha promesso di battersi per vincere le ultime primarie in programma, quelle del District of Columbia, martedì prossimo, che assegneranno 20 delegati e 26 superdelegati, per poi portare la sua battaglia alla convention di Philadelphia, in programma dal 25 al 28 luglio. Convention da cui emergerà la prima donna capace di ottenere la nomination di uno dei maggiori partiti per le presidenziali statunitensi.

Le reazioni di Hillary Clinton dopo la vittoria

“Grazie a voi abbiamo raggiunto una pietra miliare: per la prima volta nella storia della nostra nazione una donna sarà la candidata di un importante partito” alla presidenza. Hillary Clinton, salita sul palco del Navy Yard di Brooklyn sulle note di “Brave”, coraggiosa, ha stigmatizzato così la sua vittoria a Brooklyn, dopo aver superato la fatidica soglia dei 2.383 delegati necessari per ottenere la nomination democratica, esattamente un secolo dopo l’elezione della prima donna, Jeannette Rankin, al Congresso degli Stati Uniti. Un’incoronazione già decretata ieri dai media Usa ma l’ex first lady ha preferito aspettare l’esito delle primarie dell’ultimo Super Tuesday del 2016 per celebrare la vittoria. “Si è fatta la storia: le barriere possono cadere. Giustizia e libertà possono vincere – ha rimarcato – insieme siamo più forti. La fine delle primarie è solo l’inizio del lavoro che siamo chiamati a fare e se saremo uniti, saliremo insieme, perché insieme siamo più forti”, ha sottolineato rendendo omaggio al rivale democratico Bernie Sanders e attaccando Donald Trump “inadeguato” per diventare presidente e  “divisivo”. L’ex first lady si e’ aggiudicata facilmente la prima vittoria della serata, in New Jersey. Il presidente Barack Obama ha chiamato sia Hillary che Bernie, congratulandosi con il suo ex Segretario di stato per aver ottenuto i delegati necessari per la nomination e ha ringraziato il senatore del Vermont “per aver galvanizzato milioni di americani” con il suo impegno contro le diseguaglianze. Il presidente riceverà il senatore giovedì prossimo a Washington “per proseguire la discussione sulle importanti questioni in gioco in questa elezione”. È presumibile che dopo l’incontro alla Casa Bianca arrivi l’atteso endorsement di Obama per la Clinton.

Bernie Sanders, un antagonista coraggioso, socialista, popolare, che ha cambiato le regole dei democratici americani

Si è dichiarato socialista, ha parlato della necessità di una rivoluzione politica contro le disuguaglianze e l’avidità di Wall Street, del bisogno dell’assistenza sanitaria universale, dell’accesso gratuito all’università e di un forte aumento del salario minimo. Con questi temi, spinto dall’entusiasmo di un’ampia e convinta base di giovani, Bernie Sanders, 74 anni, senatore indipendente del Vermont, ha ottenuto un successo imprevedibile alle primarie democratiche statunitensi, riuscendo a tenere testa – praticamente fino all’ultimo – a Hillary Clinton, che aveva spaventato qualsiasi altro possibile pretendente alla nomination democratica per le elezioni presidenziali di quest’anno. Un successo che ha ammaliato milioni di statunitensi e sedotto anche molti europei, affascinati da un uomo capace di combattere contro l’establishment del partito e i soldi dei grandi donatori, apparso più simile a noi di tanti altri politici statunitensi. Per l’incredibile percorso di questi mesi, per non vanificare i risultati ottenuti finora, Sanders ha ribadito, ancora una volta, che combatterà fino all’ultimo voto disponibile, che proverà a vincere le ultime primarie in programma, martedì prossimo, nel District of Columbia, per poi portare le sue istanze alla convention del partito in programma a Philadelphia dal 25 al 28 luglio. Da settimane, con l’ormai evidente impossibilità di conquistare la maggioranza dei delegati per ottenere la nomination, Sanders si batte per conquistare la possibilità di condizionare l’agenda politica democratica alla convention; ha condotto una campagna aggressiva, l’unico modo per mettere pressione al partito e cercare di convincerlo a modificare il sistema di primarie e dibattiti, che quest’anno io avrebbe danneggiato contro Clinton. Un importante successo lo ha già ottenuto: alla fine di maggio Sanders e Clinton hanno trovato un accordo che ha assegnato al senatore la scelta di cinque dei 15 membri del comitato che preparerà il programma del partito; sei saranno scelti da Clinton e quattro da Debbie Wassermann Schultz, la presidente del Comitato nazionale democratico, ovvero l’organo che governa il partito. Secondo le regole del partito, Wassermann Schultz avrebbe invece il potere di nominare tutti e 15 i membri del comitato per la piattaforma programmatica. Nel corso delle primarie, Sanders e i suoi sostenitori hanno ripetutamente accusato le regole del partito – disegnate, secondo loro, per far perdere un candidato anti-establishment come lui – a partire dalla presenza dei superdelegati, ovvero leader del partito slegati dal voto popolare, che alla convention possono votare per chi vogliono. Insomma, il partito democratico, sicuramente, non considerava con favore la candidatura di Sanders, ma non si può certo dire che le regole abbiano fermato Sanders. Regole, comunque, che saranno riviste proprio grazie al senatore, nate senza dubbio per permettere al partito di mantenere un certo controllo sulle primarie: dei 4.763 delegati che parteciperanno alla convention di Philadelphia, 712 sono membri del Congresso, governatori, ex presidenti e alti esponenti del partito che sono liberi di votare per chi vogliono, senza alcun obbligo di rispettare la volontà degli elettori e per questo definiti superdelegati, creati dal 1982. Dopo le primarie del 2008, molti chiesero di riformare il sistema, considerato poco democratico: il Comitato nazionale democratico (Dnc) scartò un progetto di riforma nel 2010 che avrebbe obbligato ogni superdelegato a votare per il vincitore delle primarie nel suo Stato, sostituito da un altro che ha ridotto l’influenza dei superdelegati (dal 20 al 15 per cento) aumentando il numero totale dei delegati. Grazie a Sanders, il ‘filtro’ del partito potrebbe sparire, o ridursi ulteriormente: questa sarebbe una delle vittorie incontestabili del candidato socialista.

Il commento di Laura Boldrini, presidente della Camera: “nuovo storico traguardo verso l’emancipazione”

“Siamo alla vigilia di un nuovo storico traguardo nel lungo cammino verso l’emancipazione e la parità delle donne. Ieri Hillary Clinton ha ottenuto la maggioranza assoluta dei delegati. Se a luglio la convention democratica confermerà la candidatura dell’ex segretaria di Stato sarà la prima volta che una donna arriverà alla nomination per la presidenza degli Usa. E si fa più concreta la possibilità che Hillary diventi la Presidente degli Stati Uniti d’America e che per la prima volta ci sia un ‘First Gentleman’ o ‘First Husband'”. Lo scrive su Facebook la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Anche in Italia, negli ultimi settant’anni, le donne hanno faticosamente conquistato libertà e diritti. Oggi si stanno affermando in molte posizioni di vertice. Ma tanto resta ancora da fare in questo percorso. Ed è una strada – conclude Boldrini – che non prevede passi indietro”.

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