Fischi per Renzi. Da Confcommercio non se l’ aspettava. Sangalli: una ripresa senza slancio, né intensità e mordente. Il solito balletto di cifre dell’Istat

Fischi per Renzi. Da Confcommercio non se l’ aspettava. Sangalli: una ripresa senza slancio, né intensità e mordente. Il solito balletto di cifre dell’Istat

Per la prima volta, se non andiamo errati, Renzi Matteo si è preso fischi non da parte di  quelli che lui giudica pericolosi estremisti, populisti, magari anche rivoluzionari se non terroristi dal momento che non condividono il sul “verbo”. Oppure dagli studenti, razza a parte, figli di papà. O da qualche intellettuale da salotto, radical chic, come vengono chiamati dai media renziani. No, niente di tutto questo. Lo hanno fischiato i commercianti, i bottegai si diceva un volta. Riuniti in Assemblea generale  all’Auditorium  della Conciliazione di Roma, quando è salito sul palco si è sentito qualche fischio che non ha messo certo di buon umore il premier. Quando poi ha presentato il bonus di 80 euro come il toccasana per l’economia italiana i fischi si sono moltiplicati. Renzi, che credeva di giocare in casa, non l’ha presa bene. Già i risultati delle amministrative gli erano rimasti indigesti malgrado la buona volontà dell’Istituto Cattaneo di far apparire una sconfitta come una vittoria o quasi.

Dopo i fischi il premier passa ai soliti  annunci. Ma l’Assemblea resta fredda

Ci mancavano anche i fischi dei commercianti. Ha difeso a spada tratta il “valore sociale” del provvedimento mentre proprio i dati raccolti dalla Confcommercio mostrano che la povertà è in crescita. Ma non ha convinto. Allora è passato agli annunci assicurando che nel 2017  l’Iva non aumenterà e qualche timido applauso, di convenienza, lo ha ricevuto. Non solo, ha dovuto amaramente constatare che le bugie hanno le gambe corte e che il balletto dei numeri cui assistiamo perlomeno due volte a settimana, e che dimostrerebbero la costante crescita del nostro Paese, il superamento della crisi e ora la corsa verso un futuro radioso, non convince più nessuno. Forse anche l’Istat ha abbandonato la via del trionfalismo per presentare risultati sempre più modesti, quasi un abbonamento settimanale per quanto riguarda in particolare l’occupazione ad uno zero virgola uno, che nel tempo resta sempre tale.

L’Istituto di statistica ormai ridotto a reclamizzare gli zero virgola

Mentre Renzi raccoglieva un mucchietto di fischi arrivava in suo sostegno l’immancabile Istat, in toni sempre più flebili. Un’ ammucchiata di numeri per confondere le acque, sempre il giochetto degli inattivi, quelli che il lavoro non lo cercano, diventati un parametro fisso per definire lo stato dell’occupazione. Si  prendono e si spostano, a seconda dei casi, dalla inattività  al posto di lavoro o viceversa.  Il gioco ormai è scoperto. Ma non vale la candela. Malgrado il bluff in un trimestre l’occupazione è cresciuta dello 0,1%. C’è perfino da vergognarsi. Comunque sarebbe il caso che Istat rendesse noto qual è il metodo di calcolo. Se si tratta di interviste su un campione, come sembra, campa cavallo che l’erba cresce, la verità, dice un proverbio toscano, morì fanciulla. Non c’è che da scegliere. Non solo, l’aumento di qualche zero virgola, vale solo per il lavoro a tempo indeterminato. Siccome siamo appena sopra lo zero significa che la decontribuzione  ha funzionato solo per qualche mese. Dal momento che sono diminuiti del 2,4 pari a  57 mila unità i dipendenti a termine significa che l’aumento dei posti di lavoro  a tempo indeterminato da gennaio a marzo è stato di 18 mila. La disoccupazione sempre stabile all’ 11,6 %. Viene dato come un fatto secondario che l’occupazione  sia in calo fra i giovani, già tartassati, e che cresca il lavoro a tempo parziale. Tenendo conto comunque che questa analisi Istat non ha alcunché di scientifico, ma molto di ottimistico. Non solo si eliminano i voucher, ormai tonnellate di milioni, di cui si è ancora in attesa di una legge che già si preannunciava inadeguata e ora sembra desaparecida.

Da tanti mesi siamo “ripartiti”. Dovremmo aver fatto il giro del mondo

Quello che non scompare è il balletto cui viene dato vita dal governo, dagli “esperti” economici dei media renziani, nei telegiornali, quelli del servizio pubblico in particolare. Certo magari non si leggono più aperture squillanti in prima pagina, si va  in quelle dell’economia. Ma non si rinuncia alla parola fatidica: ripartenza. Ogni volta che si registra un più zero scatta il meccanismo. Per primo Renzi Matteo, seguito  dall’immancabile Padoan, poi la donna di casa, madame Boschi, di seguito qualche comprimario, di quelli che vengono spediti in tv quando c’è da fare la faccia dura tipo Andrea  Romano che digerisce qualsiasi cosa o Gennaro Migliore che, si racconta, abbia dato alle fiamme appunti, interventi, immagini di quando era un pericoloso rifondarolo, ora sulle barricate renziane a difesa dell’accodo napoletano con l’amico Verdini.

Dicevamo parola d’ordine “siamo ripartiti”.  È perlomeno un anno che circola fra i renziadi questa parola. A forza di ripartenze avremmo dovuto fare il giro del mondo e ritorno. Anche questa volta è Renzi a fare il primo passo. Dice all’assemblea di Confcommercio che “ha rimesso in carreggiata il Paese” e “che sta ripartendo”. Ma proprio il presidente di Confcommercio ai suoi  dice altre cose, esprime altre valutazioni basate sulla forza dei fatti. Sangalli denuncia una ripresa “senza slancio né intensità, non ha mordente, non salta mai la faglia, il crepaccio tra stagnazione e crescita. Il nostro Paese ha ancora molta strada da fare”. “Certo – dice –  ha le carte in regola per fare meglio. In 12 mesi occupazione, consumi, produzione, fiducia, credito, hanno seguito un andamento altalenante non riuscendo a imprimere un cambio di passo”.

Sangalli.“Molti dati mettono in dubbio che la crisi sia un brutto ricordo

Poi la stoccata: “Molti dati mettono in dubbio il teorema che la crisi sia soltanto un brutto ricordo”. Così anche Federconsumatori che ormai ha quasi esaurito il suo repertorio critico. L’organizzazione dei consumatori, insieme ad Adusbef parla di una “crescita che non si intravede all’orizzonte e condivide le valutazioni di  Confcommercio”. Sottolinea il ruolo importante delle “famiglie che  rappresentano il vero sistema di welfare, con una spesa di circa 400-500 Euro al mese per mantenere figli e nipoti disoccupati. Cambiare questa situazione significa gettare i presupposti per una vera e duratura ripresa del nostro sistema economico”.

Anche  Mattarella parla di ripartenza ma, dice, “gradatamente”

Anche il presidente della Repubblica, questa volta, si lascia coinvolgere. In un videomessaggio inviato alla assemblea di Confcommercio, Sergio Mattarella afferma che “il Paese sta gradualmente ripartendo. Segnali di riavvio dell’economia, seppur ancora contenuti e soggetti a incertezza, sono sostenuti dalla domanda interna, che evidenzia l’importanza dei consumi delle famiglie, ma per dare slancio alla ripresa servono riforme e investimenti”. Da notare che nel messaggio  Mattarella parla di ripartenza ma aggiunge “gradualmente”. Una finezza, che vuol dire qualcosa.

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