Elezioni. La libertà dell’informazione violata. Giornalisti non più liberi. Così si sporca la Costituzione più bella del mondo

Elezioni. La libertà dell’informazione violata. Giornalisti non più liberi.  Così si sporca la Costituzione più bella del mondo

Ma i giornalisti italiani sono liberi? La libertà d’informazione è ancora assicurata a chi deve produrre conoscenza, fondamento della democrazia? La campagna elettorale in corso assicura a tutti i concorrenti parità di condizioni? I media, in particolare quelli audiovisivi, il servizio pubblico radiotelevisivo in testa, hanno comportamenti simili con tutti i candidati? Infine, si può dire che vi sia stato il necessario bilanciamento, in periodo di par condicio, fra gli esponenti del governo e i candidati?

La campagna elettorale cui abbiamo assistito ha già dato risposte inquietanti. I media non hanno fornito ai cittadini elementi di conoscenza. Le televisioni in particolare si sono distinte per la pessima qualità dei programmi. Quelle carrellate di candidati cui venivano concessi alcuni minuti hanno offerto uno spettacolo avvilente. Se c’era bisogno si è aggiunta una ragione in  più per  la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Più precisamente dei partiti, perché in effetti di politica non si è parlato. Si è sposata la tesi di Renzi Matteo secondo cui queste elezioni non avevano alcun significato, nessuna influenza sulle scelte politiche nazionali, problemi locali, è stata accettata come un dato di fatto. Poi però i media hanno dato grande spazio alle elaborazioni dell’Istituto Cattaneo che, venendo meno a una storia fatta di ricerche, elaborazioni a livello scientifico, ha fatto un raffronto fra il voto per i Comuni con quello delle Europee. Spiegazione: il precedente voto amministrativo era troppo lontano, sono cambiate molte cose. Stando così le cose le prossime elezioni politiche verranno confrontate con queste amministrative. Davvero la “scientificità” è stata messa sotto i piedi.

Il timore degli scriba di contestare Renzi Matteo quando dice cose non vere

Andiamo avanti. Una platea di giornalisti ha assistito alla conferenza stampa del premier il quale ha affermato che ben mille comuni sui circa 1300 chiamati al voto erano stati conquistati dal Pd. Ebbene quei giornalisti sapevano bene che non era vero. Nessuno ha chiesto a Renzi Matteo se gentilmente voleva rendere noto l’elenco di questi comuni. Eppure la notizia era molto importante. Renzi poi ha detto che il Pd aveva ottenuto risultati molto buoni, ottenendo voti variabili fra il 40 e il 45%. Qualcuno gli ha chiesto conto? Eppure erano noti i dati, fra i quali il 17%  del Pd registrato   a Roma.

Ancora un paradosso. “La Repubblica” inventa che  Renzi ha detto di essere deluso dal voto. Non è vero. Ha detto che “non era contento”, che voleva vincere di più. Perché? Il giornalista si accorge, sa bene, che il premier bluffa. Ma non vuole esporlo alla berlina perché i numeri del Pd segnalano una clamorosa sconfitta, l’Istituto Cattaneo permettendo, che non si può mascherare.

Il problema di fondo dell’Italia diventano le Olimpiadi a  Roma

Ancora: un giornalismo libero non farebbe  diventare argomento fondamentale del ballottaggio fra Raggi e Giachetti le Olimpiadi a Roma. C’è stato Totti che ha lanciato un salvagente al candidato Pd. Olimpiadi forever, sempre. E Giachetti si è lanciato lancia in resta ad inventare quanti posti di lavoro porterebbero le Olimpiadi che avranno luogo nel 2024. E i giornalisti mettono sotto pressione la Raggi che non è proprio convinta del fatto che il toccasana per Roma, che a dire di Totti, “tornerebbe  ad essere capitale mondiale”. Dimenticano che  proprio i radicali hanno proposto  di far pronunciare i cittadini romani ed hanno raccolto le firme. Gli scriba fanno finta  di niente. Non solo, con gli occhietti furbeschi si rivolgono alla candidata Raggi  che sarebbe stata messa in difficoltà niente meno che da Totti. Sembrano dire “ora vediamo come te la cavi”. Dimenticano che anche Giachetti, pur dichiarandosi a favore  delle Olimpiadi aveva detto che non era contrario al referendum. Sarebbe stato strano, lui con tessera radicale, se diceva no al referendum. Del resto non sono stati gli stessi media cui oggi non viene neppure a mente il referendum a rendere omaggio a Marco Pannella, da morto, anche per le grandi campagne referendarie?

Interviste ai candidati. Tempi tiranni per i non renziani. Ne fa le spese la Raggi

Il dato più preoccupante che emerge in questi primi giorni dei ballottaggi è il modo in cui gli scriba si raccordano con i candidati. Intanto viene avallata una solenne sciocchezza renziana. Ce la racconta lo stesso Giachetti quando fa presente l’incitamento di Renzi Matteo che gli dice: “Con i ballottaggi si riparte da zero. Zero a zero”. Insomma non sono come i tempi supplementari nel gioco del calcio. Ovviamente non è vero. I voti  presi nel primo tempo valgono eccome. Certo ci sono anche le eccezioni, ma, come si dice, confermano le regole. E proprio per questo ai candidati che contendono la carica di sindaco ai renziani viene riservato un trattamento particolare. Chi li intervista nei talk show  dà loro appena il tempo di pronunciare qualche parola. Abbiamo assistito ad un Ballarò in cui un giornalista non sospettabile di simpatie renziane, Giannini, che Dall’Orto, l’uomo insediato dal premier al comando assoluto della Rai vuole cacciare, per il quale la libertà dell’informazione è una specie di vangelo, ha intervistato, si fa per dire, la Raggi. Domande, diciamo insidiose, cui per rispondere decentemente un minimo di qualche minuto sarebbe stato utile. Giannini le stava con il fiato sul collo, non c’è tempo, devo  chiudere, c’è la pubblicità.

L’assalto  del direttore del Giornale al sindaco di Napoli, De Magistris

Ci  spostiamo su La 7 per assistere ad un attacco violento del direttore  del Giornale, Sallusti, al sindaco di Napoli, De Magistris. Quest’ultimo meritava altri interlocutori, certo non tappetini, che facessero emergere la realtà del voto  in questa città, dando modo a colui che ha ottenuto, se non andiamo errati,  il miglior risultato in campo nazionale con il 42,82% , di darci un quadro della realtà napoletana dove il Pd alleato con i verdiniani scende dal 16,5 all’ 11% e la sua candidata viene sonoramente bocciata. Se al posto di De Magistris ci fosse stato Renzi Matteo la storia sarebbe stata diversa. Ci direte non è possibile perché Renzi i giornalisti se li sceglie. Anche questo è un segnale, una risposta in negativo alla domanda relativa alla libertà del giornalista. Non abbiamo mai sentito uno scriba, anche quelli di prima fila, un editorialista, dire a Renzi, noto come esemplare di logorroico, che deve andare in pubblicità, oppure fargli presente che ha un minuto per rispondere. Prima di farlo il giornalista ci pensa due volte. L’immagine del premier che è anche segretario del Pd, lui la vede sempre in tv, ascolta le sue lunghe dichiarazioni alla radio, legge i titoli che il “suo” giornale gli riserva, il cambio di segno nei suoi confronti, linee editoriali che cambiano improvvisamente, direttori che traslocano da un giornale all’altro, ex direttori che scrivono paginate di niente per dare buoni consigli al giovanotto di Firenze, grandi gruppi editoriali che dei governi hanno “bisogno”, conflitti di interessi che sembra non interessino più a nessuno, partiti che non hanno neppure il coraggio di usare il proprio nome. Tutto questo vede e si chiede: ma proprio io mi devo impicciare.

Se nessuno si impiccia più la democrazia decade. La “distrazione” della nuova sinistra

Finisce così che nessuno si impaccia più, la democrazia  decade. La sinistra, la nuova sinistra, quella che con Renzi non ha niente a che vedere, che tenta di costruire una nuova forza politica, paga con gli scarsi risultati ottenuti, un prezzo molto alto. Certo pensiamo che abbia delle colpe, ma non spetta a noi fare la lezione a nessuno. Una però la vogliamo segnalare perché l’esito deludente di una forza politica che compie i primi passi è dovuto anche alla disinformatia. Nei programmi, nei progetti, nelle lotte che Sinistra italiana intende portare avanti non figura la questione dell’informazione. Quasi fosse una problema da “specialisti”. Tante sono le colpe dei giornalisti, ma se  avvertono che non sono liberi di informare e si adattano, c’è un problema  che riguarda la democrazia. La libertà del giornalista riguarda la libertà di tutti noi, come garantisce l’articolo 21 della Costituzione “più bella del mondo”, che non vorremmo vedere sporcata.

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