Eccidio di Orlando. Nell’autore, Omar Mateen, una rabbiosa omofobia di matrice religiosa

Eccidio di Orlando. Nell’autore, Omar Mateen, una rabbiosa omofobia di matrice religiosa

Omar Mateen, l’autore della strage di Orlando, era sicuramente un soggetto psichicamente disturbato; ed era anche, verosimilmente (come parecchie testimonianze concorrono a definire), una natura sessualmente contraddittoria (bisessuale suggerisce la prima moglie). Possiamo anche aggiungere che, se è certamente vero che Mateen era stato fortemente influenzato dalla propaganda del fondamentalismo più estremo, non è emerso fino a questo punto alcun elemento che possa accertare essere stata la sua azione come ispirata direttamente dalla rete jiadhista, anche se l’IS non ha esitato ad attribuirsi il “merito” di questa azione. La rete jihadista esiste anche negli Stati Uniti e l’FBI ha i suoi problemi a tenerla in qualche modo sotto controllo, per le difficoltà a trovare la linea di confine fra una organizzazione terroristica in senso stretto e l’Islam, che l’America più conservatrice, l’America “trumpiana”, definisce  Islam radicale e identifica tout court con una minaccia armata.

Le pulsioni contraddittorie di Mateen

Mateen era certamente un soggetto animato da pulsioni contraddittorie, non semplici da sceverare, soprattutto in questi giorni di infuocato dibattito politico. Sessualità e fanatismo religioso, si diceva. Ma emerge anche, dalle testimonianze dei sopravvissuti, una componente specificamente “patriottica”, che gli deriva dalle sue origini afghane. Uno degli ostaggi scampati alla strage di Orlando, l’afroamericana Patience Carter, ha raccontato che Omar, che era nato a New York da padre afghano, spiegava alle terrorizzate vittime che la sua azione era mirata a far cessare i bombardamenti degli USA in Afghanistan; e comunque a punirne gli autori. È il caso di ricordare che l’amministrazione USA ha molto di recente acconsentito alla richiesta dei militari di autorizzare raid aerei, per aiutare il barcollante regime di Ashraf Ghani a contrastare i talebani. Da un padre rocciosamente talebano e feroce fustigatore dei depravati costumi americani, il terrorista aveva assimilato le fondamentali coordinate della sua esistenza. E la scelta di interpretare con la più assoluta spietatezza questa missione purificatrice era facilmente alimentata dal web, da cui Omar ricavava tutto quanto gli serviva per essere un guerriero di Allah senza bisogno di ricevere ordini o disposizioni da Baghdad.

Il terrorista cresciuto a New York che non usa più le madrasse ma Internet

Dunque un terrorista cresciuto in casa, nel cuore della più grande democrazia del globo, come ormai avviene con semplicità, grazie all’uso del web, senza ricorrere alle madrasse, le scuole di religione, in cui è stata allevata la prima generazione dei talebani. Ed è in buona sostanza quanto ha ripetutamente sostenuto il presidente Obama. Donald Trump non va per il sottile e ha immediatamente cavalcato la ventata antiislamica, rilanciando la sua idea di cacciare dagli States tutti i musulmani. Trump inizialmente parlava di islamismo radicale, ma in questo momento l’orrore e lo sdegno degli americani non si soffermano sulle distinzioni e le gradazioni di adesione alla fede islamica. Il messaggio, nella sua rudezza, può risultare persuasivo, almeno per una parte del paese, choccata dall’eccidio del 12 giugno. Per questo la replica di Obama è stata ferma: “Questo è un Paese fondato sulle libertà fondamentali, fra cui la religione. Non abbiamo test di religione qui e il nostro `bill of rights´ lo dice molto chiaramente: se abbandoniamo quei valori non solo renderemo solo molto più semplice la radicalizzazione per le persone di tutto il mondo, ma tradiremo i valori che vogliamo proteggere e i terroristi a quel punto avrebbero vinto. Non possiamo permettere che questo accada, io non lo permetterò. Il nostro obiettivo è distruggere l’Isis”.

La sessualità, il fanatismo religioso, il patriottismo afghano e la facilità nell’acquisto e nell’uso delle armi in America: lungo questi filoni si dipanano la ricerca e la narrazione delle cause e dei fatti della tragica notte del 12 giugno a Orlando, in Florida. La ricerca della matrice politica ha almeno inizialmente messo un po’ in ombra la componente della sessualità. Che invece nel caso di Omar Mateen genera, combinata con il fanatismo religioso, una micidiale miscela. Che Mateen fosse omosessuale non è certo, mentre probabilmente, almeno secondo la testimonianza della prima moglie, Sitora Yusufiy, era sessualmente in bilico. Alla rivelazione di Sitora, che a una televisione brasiliana ha dichiarato che l’ex marito aveva “tendenze omosessuali”, hanno fatto seguito, nelle ultime ore, diverse testimonianze di abituali frequentatori del “Pulse”, che ricordano di averlo incontrato più volte in quel locale, in cui sono ammessi, è vero, anche gli eterosessuali, che rappresentano però una piccola minoranza. Ed è ormai assodato che le presenze di Omar in quel locale non fossero affatto sporadiche: un artista transessuale, che si esibisce in quel locale, Chris Callen, afferma addirittura che l’autore della strage veniva al Pulse da tre anni, ma non era di facile approccio, tanto che una volta l’aveva minacciata con un coltello per una battuta sulla religione. Di incerta identità sessuale e fanatizzato dalla religione, Mateen viveva questa condizione con profondo disagio. Disagio che il padre, un convinto sostenitore dei talebani, accentuava con pesanti apprezzamenti sulla scarsa mascolinità del figlio.

La rabbiosa omofobia di matrice religiosa

Ma se Omar Mateen non faceva parte di una catena organizzata o di una cellula terroristica, contava però su alcune complicità, che forse sono state indispensabili perché mettesse a punto e realizzasse il suo piano omicida. Lo rivela la seconda moglie, la trentenne Noor, che pare fosse a conoscenza dei propositi del marito e che avrebbe – dice ora – tentato dissuaderlo. Che il programma di Omar non fosse pura millanteria, lo proverebbe la circostanza che i due coniugi si sarebbero recati più volte nei pressi del Pulse, come per studiare gli aspetti logistici della missione fatale. In più, semmai la strage del Pulse non fosse risultata di facile attuazione o non garantisse lo stesso effetto dirompente, Mateen e la moglie si erano recati diverse volte al parco dei divertimenti Disney, luogo aperto, frequentato da migliaia di persone, quasi una replica dell’11 settembre. Moglie complice, dunque? Le indagini stanno orientandosi verso questa ipotesi, suffragata addirittura dai contatti telefonici che Omar avrebbe avuto con Noor mentre era in corso la carneficina. E addirittura avrebbe accompagnato il marito nel negozio ad acquistare le armi. Forse è stata proprio la componente sessuale a fare alla fine propendere Omar per il Pulse: una rabbiosa omofobia di matrice religiosa combinata al rifiuto della propria identità sessuale potrebbe aver scatenato nel terrorista il piano di strage nel locale gay di Orlando.

Piano che, come risulta evidente anche ai più accaniti fautori del libero mercato delle armi, è enormemente facilitato negli States dalla sostanziale inesistenza di vincoli nell’acquisto delle armi. Il fucile d’assalto AR-15, col quale Omar ha assassinato 49 persone, è la stessa arma che, per la sua efficacia, è stata adoperata da altri stragisti nelle più recenti cronache statunitensi: al cinema di Aurora (Colorado) nel luglio del 2015: 12 morti; alla scuola elementare Sandy Hook nel Connecticut, nel dicembre del 2012: 26 morti; al centro sociale per disabili di San Bernardino (California) lo scorso dicembre: 14 morti. È una storia che si ripete. Tutti lo sanno, negli Stati Uniti, ma nessuno riesce a porre un freno alla disarmante facilità con la quale ci si può procurare armi da fuoco.

Il capo della polizia di New York: “follia che i segnalati nella lista nera possa acquistare armi”

Il capo della polizia newyorkese, Bill Bratton, ha dichiarato: “L’idea che abbiamo una lista nera sui terroristi e una lista no-fly e che qualcuno su quelle liste possa comprare un’arma, è il livello più alto di follia”. A cosa si riferisce Bratton? Al fatto che Omar Mateen non fosse uno sconosciuto: per tre volte, tra il 2013 e il 2014 era stato fermato e interrogato dall’FBI. Non era mai emerso nulla che potesse portare alla sua incriminazione, ma era segnato nella lista dei potenziali adepti del fondamentalismo terrorista. Ciononostante, Omar ha goduto della stessa libertà di cui godono tutti in America per l’acquisto di armi: anzi, a maggior ragione nel suo caso, dal momento che aveva per un certo periodo esercitato il mestiere di guardia giurata. Nel dicembre dello scorso anno al Senato si è cercato invano di approvare una legge che proibisse ai sospetti di terrorismo l’acquisto di armi. La maggioranza dei senatori non è stata d’accordo. Lo sarà ancora, dopo la strage di Orlando?

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