Diritto umano alla conoscenza, giustizia giusta, la scommessa radicale

Diritto umano alla conoscenza, giustizia giusta, la scommessa radicale

Se lo ricorderà senz’altro, chi ha i capelli grigi, quel ritornello cantato da Giorgio Gaber nel “Dialogo tra un impegnato e un non so”: “Un’idea un concetto un’idea / finché resta un’idea / è soltanto un’astrazione / se potessi mangiare un’idea / avrei fatto la mia rivoluzione…”. Qual è, l’idea dei radicali, orfani di Marco Pannella dal 19 maggio scorso? “Eredità”, così come viene comunemente intesa, il leader radicale non ne lascia. Pannella, quale che sia il giudizio che si dia del personaggio, non ha “eredi”. Lascia, a chi è rimasto, un “metodo”, un patrimonio costituito più che da principi, da valori: quel suo ripetere “Hic et nunc”, l’esortazione sussurrata mentre la sedazione faceva effetto, il salveminiano e rosselliano “Non mollare”; quell’ironico “A subito” che campeggia sull’ultimo manifesto che lo ritrae… Ora che sono soli, privi della loro stella polare, che faranno i radicali, o almeno quella parte di radicali che non intende “mollare” e si ritrova, si riconosce nell’analisi pannelliana? In questi giorni Pannella si è visto tributati onori e riconoscimenti d’ogni tipo. D’accordo che si è sempre i “migliori”, alla memoria; ma è legittimo il sospetto che tanti riconoscimenti, tanto onore serva per meglio seppellirlo. Ostracizzato da vivo, costretto a inventarsi incredibili performances per non essere completamente “asfaltato”; e ora “monumentalizzato”, un busto, una via, e la coscienza è salva.

Il rischio dello “spaesamento”. C’è chi intende non “mollare”

Con questa realtà dovranno fare i conti i radicali che non intendono “mollare” e si ritroveranno il 25 e 26 giugno prossimi a Teramo. Il rischio di “spaesamento” c’è, è concreto, lo si è colto fin dalle prime ore, appresa la notizia del decesso: quando a centinaia, militanti, iscritti, simpatizzanti si sono precipitati nel salone della sede romana radicale dove è stata allestita la camera ardente. La gravità del male, irreversibile, di Pannella è nota; e tuttavia è uno tsunami, in casa radicale; o almeno per quei radicali che nelle analisi e nelle lotte pannelliane più si riconoscono e identificano. Gli altri… Beh, per gli altri è facile prevedere un loro più o meno dignitoso “arruolamento” in altre organizzazioni politiche, “approdi” che conserveranno dignità e rigore, ma inevitabilmente saranno “altro”. Non “meglio”, non “peggio”: semplicemente “altra cosa”.  Per chi cercherà di restare nel solco pannelliano, non sarà facile, non sarà semplice. La sola pur indispensabile operazione del “ricordo”, impedire che si smarrisca una memoria, richiederà energie, fatica.

Quando Sciascia disse no  a tutti che lo volevano  candidare. Il “sì” solo a Pannella

Ricordo un episodio che risale al 1979. Leonardo Sciascia si è rifugiato nella sua Palermo, socialisti e liberali lo vogliono in lista, lui si ritrae; è molto deluso dall’esperienza di consigliere comunale a Palermo eletto indipendente nelle liste comuniste. Dice no a tutti. Arriva Pannella, parlano un po’ nella sede della Sellerio, e si può immaginare la scena: Pannella fluviale e torrentizio, Sciascia pensoso e silenzioso. Una sigaretta accesa, un guizzo, infine il Sì alla candidatura: “Hai bussato perché sapevi che era già aperto”, dice, forse più a se stesso che a chi gli è vicino. E poi: Parlando di politica, Borges diceva che se ne era occupato il meno possibile, tranne che nel periodo della dittatura. Ma quella, aggiungeva, non era politica, era etica. Al contrario, io mi sono sempre occupato di politica; e sempre nel senso etico. Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: voler scambiare la politica con l’etica. Ma sarebbe una ben salutare confusione e un ben felice errore se gli italiani, e specialmente in questo momento, vi cadessero. Io mi sono deciso, improvvisamente, a testimoniare questa confusione e questo errore nel modo più esplicito e diretto del far politica; e col partito che, a questo momento, meglio degli altri, e forse unicamente, lo consente“.

Politica nel senso etico. I “pannelliani”. La transzione verso la democrazia

Politica, nel senso etico. Ecco, il 25 e il 26 giugno prossimi, a Teramo i radicali pannelliani si riuniranno per parlarsi, “ritrovarsi”, cercare insieme il modo di continuare a fare “politica nel senso etico”: con la loro forza e la capacità di meravigliarci e meravigliarsi che abbiamo conosciuto; con gli entusiasmi e le malinconie, le inevitabili debolezze, le inquietudini, gli sconforti. Sarebbe velleitario, presuntuoso, arrogante, credere e pensare che il Partito Radicale possa continuare a vivere e operare come è vissuto e ha operato quando c’era Pannella. Ma chissà: fra una ventina di giorni a Teramo un’idea sia pure a livello embrionale potrà uscire. Fino alla fine Pannella si è battuto per il diritto di tutti a conoscere, a sapere. Il diritto civile e umano alla conoscenza. Il diritto di tutti di poter giudicare e di poter essere giudicati. Ha combattuto ostracismi e le feroci censure che i mezzi di comunicazione hanno riservato a lui come persona, ai radicali come partito, a tutte le minoranze o presunte tali, in generale. Amava ripetere e ricordare un vecchio motto del Sessantotto francese: “Ce n’est qu’ondebut, continuons le combat!”. Le cose che ha fatto, che spronava a fare: questa è l’eredità, il patrimonio, il lascito. Il Diritto umano e civile alla conoscenza; la transizione verso la democrazia, dove la democrazia non c’è, e, contemporaneamente, nei paesi di “democrazia reale”; la giustizia giusta, a partire dall’intollerabile e inumana situazione carceraria. Questi i “binari” di un impegno, di un categorico imperativo, la “scommessa” radicale.

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