Da Italietta a Grand’Italia. Europei, ottima e sorprendente la prima. Battuto il Belgio (2-0), una delle favorite

Da Italietta a Grand’Italia. Europei, ottima e sorprendente la prima. Battuto il Belgio (2-0), una delle favorite

Ed ora tutti sul carro dei vincitori… Dopo aver ricoperto di tante,  eccessive,  critiche l’Italia marcata Conte, dopo aver proclamato ai quattro venti, dai più simpatici bar dello sport ai più raffinati editoriali dei mass media, che questa sarebbe stata un Italietta  piccola piccola, in quanto priva di veri campioni e succube delle discutibili scelte del suo allenatore, ora sarebbe il caso, quanto meno  per onestà sportiva, di fare un minimo di mea culpa. Per tutti ecco la prima sorpresa di Francia 2016: il Belgio, squadra infarcita di grosse firme che primeggiano nei maggiori campionati europei,  data per dominatrice del girone e addirittura  indicata fra le possibili vincitori del torneo, viene seccamente battuta da quegli azzurri che in tanti, forse in troppi, davano per eliminati già agli ottavi.

Ha vinto Conte, con la sua squadra pluridefinita blindata perché la scelta del materiale umano, a differenza di altre edizioni, europee e mondiali, sarebbe stata difficoltosa, proprio in conseguenza della crisi che il calcio nostrano sta vivendo dopo l’invasione di giocatori stranieri (ormai siamo al 61%) che tarpano le ali alle giovani promesse italiche. Mancando di piedi buoni, Conte ha fatto di necessità virtù e saggiamente si è affidato all’usato sicuro in difesa (lo storico quartetto  juventino Buffon, Bonucci, Chiellini e Barzagli) con qualche rispolverata roccia (De Rossi) davanti e in un  centrocampo decisamente debole (Parolo, Candreva, Giaccherini e Darmian) almeno quanto a nomi rispetto ai più titolati avversari (Witsel, De Bruyne e Fellaini, Hazard); in avanti, invece, Conte non ha dato retta a nessuno insistendo sulla tanto criticata coppia Pellè-Eder. E, almeno fino alla prima mezz’ora, il Belgio, con il suo tiki taka noioso e inconcludente, dava comunque l’idea di dominare l’avversario, dando in parte ragione ai criticoni di turno.  L’Italia subiva il predominio avversario, è vero, ma il Belgio non solo non andava a segno ma non riusciva a creare mai serie preoccupazioni a Buffon e, progressivamente, veniva fuori l’Italia che, addirittura segnava proprio su un modello di azione sicuramente antiquato ma, nella fattispecie, quanto mai redditizio: lancio a pennello dal centrocampo di Bonucci in avanzata per il piede magico del pallino di Conte, quel provinciale di Giaccherini, tanto bistrattato, il quale si permetteva il lusso di superare il super Courtois in uscita. E qui comincia il crollo di tante certezze tecniche dei tanti detrattori di Conte perché, da quel momento in avanti, l’Italia è uscita dal guscio dell’inferiorità e si è fatta valere proprio alla Conte maniera, determinata, sicura di sé, giocando alla pari con un avversario che, da quanto si è potuto vedere, è stato troppo narcisista con tanti campioni dai piedi buoni che, però, non sono riusciti a compattarsi per formare una vera squadra vincente.

Proprio quella che, invece, è stata l’Italia e Conte, alla fine, oltre che per la favolosa vittoria, ha riconosciuto con soddisfazione d’aver finalmente trovato l’undici che voleva, battagliero, roccioso, compatto. Nella ripresa, il Belgio, in parte si è scosso ma non è stato capace di pareggiare e, dopo aver rischiato di crollare in almeno un paio di occasioni, veniva stordito con un raddoppio, nel recupero finale, di Pellè  su altrettanto lancio spettacolare di Parolo, dopo aver traballato già prima in un paio di contropiedi impostati da Immobile, tardivo sostituto di un Eder che tutto aveva fatto tranne che la punta; a merito di Conte gli va riconosciuta anche la precedente sostituzione di un incerto Darmian con De Sciglio che ha dato maggiore sicurezza sulla fascia.

Voto quanto mai elevato, dunque, alle scelte effettuate da Antonio Conte, prima e durante la partita; a posteriori, però, qualche invidioso non dica che sarebbe stato favorito dal suo omonimo santo protettore, quel s. Antonio di Padova, notorio dispensatore di miracoli, la cui festa  di onomastico cadeva proprio ieri… Per l’Italia, giornata quanto mai provvidenziale perché,  oltre a mettere a tacere  da subito i maggiori pretendenti, beneficiava anche del pareggio fra Irlanda e Svezia, balzando in  solitaria posizione in testa alla classifica del girone.  Meglio di così…

A questo punto, visti anche certi recenti precedenti (Brasile 2014), sarebbe opportuno limitarsi ad essere soddisfatti e contenti ma senza entusiasmarsi troppo perché il torneo è lungo e, soprattutto, essendo formato da poche partite, anche sbagliandone una soltanto,  si potrebbe pregiudicare tutto. E venerdì 17, (non il massimo per gli scaramantici) è bene non dimenticarsi che a Tolosa ci aspetta la Svezia di un certo Ibraimovich, uno che da solo è abituato a vincere le partite.

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