Brexit. La complessa giornata delle istituzioni italiane. Il governo evita allarmismi, ma la situazione è grave

Brexit. La complessa giornata delle istituzioni italiane. Il governo evita allarmismi, ma la situazione è grave

L’Italia è solida, con i fondamentali a posto, banche comprese. E nonostante la prevedibile tempesta sui mercati della prima ora – con il tracollo di Piazza Affari che da sola ha bruciato 61 miliardi – non dovrebbe subire particolari scossoni, almeno nel breve periodo. Professa ottimismo il governo italiano in una giornata “senza precedenti” per la storia dell’Unione che, secondo il premier Matteo Renzi, saprà dare ancora una volta “il meglio di sé stessa” in questa situazione di massima difficoltà. Dopo aver fatto il punto all’alba con Pier Carlo Padoan e Ignazio Visco – presenti anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, i sottosegretari Claudio De Vincenti e e Marco Minniti – il premier ha dedicato le prime parole di analisi del voto inglese ai risparmiatori, assicurando che “il governo e le istituzioni europee sono nelle condizioni di garantire con ogni mezzo la stabilità finanziaria” e la loro “sicurezza”. Ma è chiaro che adesso è necessario imprimere “una svolta” a quella che, per il premier italiano, è la “casa” dei cittadini dei 27 Paesi che restano a far parte dell’Unione. Svolta che deve guardare, come continua a ripetere il ministro dell’Economia, agli interessi dei cittadini, puntando su maggiore coesione e inclusione.

Mentre arriva anche l’appello del presidente della Repubblica, che una volta volato a Lubiana esprime il “rammarico” per un voto che va comunque rispettato e invita a “riaffermare la validità storica della Ue”, chiedendo che si punti a un rilancio che garantisca il futuro dei giovani in una Europa unita. Anche il Tesoro, dopo aver riunito il comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, si affretta ad assicurare che la Brexit avrà “effetti comunque limitati sull’economia reale italiana”, che il sistema bancario “è solido” e che il mercato dei titoli di stato “è stabilizzato dai programmi della Banca centrale europea e dal percorso di aggiustamento delle finanze pubbliche perseguito dal Governo”. Parole che il ministro avrebbe ripetuto anche al suo staff, riunito del pomeriggio per fare un punto della situazione, ribadendo quello che va professando da giorni anche in pubblico: l’Italia resta un paese meno esposto di altri nei confronti della Gran Bretagna che subirà, invece, le conseguenze principali della scelta del ‘Leave’.

Anche lo spread, che pure ha superato in mattinata i 190 punti base, tutto sommato è salito di poco, forte dell’ombrello Bce: ha chiuso a 160 punti. E non dovendo prendere decisioni immediate, sarebbe stato il ragionamento, ora è il momento della “lucidità” e “dell’equilibrio”, come ha detto anche Renzi, nell’attesa di vedere come si muoverà la Ue nell’affrontare il negoziato per l’uscita della Gran Bretagna che comunque si profila lungo. È presto, insomma, per allarmarsi sulla tenuta della ancora timida ripresa italiana, anche se sono stati attivati tutti i sensori per monitorare i rischi, anche speculativi, che potrebbero derivare da quella che alcuni temono possa diventare una lunga fase di incertezza. Perché l’incertezza, aveva osservato giusto ieri Padoan, tende a penalizzare i Paesi che presentano fragilità strutturali. Al momento, insomma, non si prevedono revisioni delle stime, anche se molti istituti, a partire dal Centro studi di Confindustria che le doveva rilasciare oggi, ora prendono tempo per rivedere le previsioni alla luce di un esito del referendum che ha sostanzialmente colto tutti di sorpresa – sottolineando invece un altro ‘rischio’, tutto italiano, per la stabilità interna, quello del referendum costituzionale. Già la prossima settimana però, quando il quadro si dovrebbe fare un po’ più chiaro, potrebbe arrivare il momento di prendere alcune decisioni, ad esempio sul delicato dossier privatizzazioni. In rampa di lancio c’era Enav che, insieme a una seconda tranche di Poste da mettere sul mercato entro fine anno, dovrebbe contribuire a garantire il target di cessioni da 0,5 punti l’anno che l’Italia ha garantito anche con l’ultimo Def. Nei prossimi giorni, fanno sapere fonti del Mef, verrà fatto un punto al Tesoro con i tecnici e gli advisor per capire in particolare il destino della quotazione della società, al momento prevista entro la metà di luglio.

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