Ballottaggi. La crisi della “polis”. Solo chiacchiericcio e promesse per strappare un voto. Non c’è un’idea per il futuro delle nostre città

Ballottaggi. La crisi della “polis”. Solo chiacchiericcio e promesse per strappare un voto. Non c’è un’idea per il futuro delle nostre città

Ancora per pochi giorni saremo tormentati da una campagna elettorale fatta di chiacchiericci, clamorosi scoop sul “passato” di alcuni candidati al ballottaggio, ridicoli retroscena messi in pagina dai media, insulsi “confronti” televisivi, come su Sky, nei quali i giornalisti hanno solo il compito di rivolgere, sottovoce magari, innocenti domande ai candidati i quali hanno un minuto o poco più per rispondere, ma, udite udite, anche il diritto di replica per tre volte. Pubblico selezionato dagli staff dei due candidati. Applausi entusiasti a fasi alterne. Poi, così avviene  nei finti faccia a faccia di Sky, sono chiamati in causa i telespettatori che, da casa, indicano chi ha vinto. Si tratta non di un sondaggio ma di opinioni espresse da chi ha assistito allo spettacolo. Sempre o quasi deprimente. Avviene così che a Torino il sindaco uscente Piero Fassino, sul quale Renzi Matteo puntava per l’elezione al primo turno, se la deve vedere con Chiara Appendino, Cinque stelle. Il primo porta a casa il 41,8% dei voti, la grillina il 30,9%, un risultato di tutto rilievo che impensierisce il Pd. Se si mette insieme il voto a Roma con la Raggi al 35% che distanzia Giachetti, il candidato di Renzi, di 12 punti, il nemico pubblico numero uno  del Pd diventa il M5S. Da qui l’ordine ai media che non si fanno pregare quando Palazzo Chigi parla. Dagli al grillino, è il grido di battaglia. Gli scriba che dovrebbero informare, fornire conoscenza, fanno l’esatto contrario. E in questa operazione si impegnano proprio le prime firme.

Il problema Olimpiadi, le gaffe di Repubblica, la prima pagina sempre per Renzi

Un esempio: a Roma pare sia diventato determinante il problema Olimpiadi. Un sondaggio della Swg direbbe che il 56% dei romani è favorevole alle Olimpiadi. Cinque stelle la pensa diversamente. Un prima firma di Repubblica prende la palla al balzo e scrive che i grillini hanno toppato su questo argomento e quando hanno “capito di aver fatto autogol senza rendersi conto che sostenere l’impossibilità di far svolgere i giochi a Roma perché prima viene  l’ordinario equivale ad ammettere che non basteranno otto anni per sistemare le buche e risolvere il problema rifiuti”. Una sciocchezza che non fa onore a chi la firma. Non basta, arriva l’ironia pungente e riporta una dichiarazione della senatrice Taverna: “Io personalmente  posticiperei le Olimpiadi e le farei solo dopo aver risollevato Roma”.  Il nostro di Repubblica lancia i suoi strali: “Ma certo. Basta scrivere al Comitato Olimpico e chiedere di spostarle di un anno, o magari di due, e comunque dopo aver sottoposto, la data, il regolamento e l’elenco degli sport ammessi a un referendum sul sito di Beppe Grillo”. Più gaffe di così si muore di vergogna. Solo il nostro scriba non ha capito che quel “posticiperei” significava una edizione delle Olimpiadi successiva a quella del 2024. Oppure l’ha capito ma l’ordine di scuderia è colpire chiunque osa mettere in dubbio il verbo renziano. Del resto, che si può chiedere di più quando ogni giorno non manca un titolo pro-Renzi. Ultimo in ordine di tempo quello di oggi, sabato. Prima pagina, caratteri cubitali, “Renzi: con il no il Paese ingovernabile”. Ormai è un chiodo fisso  del presidente del Consiglio e segretario del Pd. E Repubblica lo segue come un cagnolino. Se crede davvero che con un Senato che non vota più la fiducia  composto da consiglieri regionali e sindaci, tanto per dirne una, la governabilità è salva allora siamo all’anno zero della intelligenza e della libertà dell’informazione.

Il volto peggiore dell’Italia nello scontro fra candidati sindaco

I ballottaggi ci offrono il volto peggiore dell’Italia, un Paese che, stando alla sua “classe dirigente”, così dovrebbero essere sindaci e consiglieri comunali, pare essere fuori dal mondo. Dice Renzi che si tratta di elezioni locali, ma questi “locali” sono grandi città, una capitale come Roma, capoluoghi, medi e piccoli comuni, la base della partecipazione e della democrazia. Possibile che i candidati che si sfidano nei ballottaggi evitino accuratamente di parla di politica, la “polis”? Sembra che l’Italia viva dentro una sfera di cristallo, tutto quello che succede nel mondo, in Europa, in Italia anche, resta fuori dal dibattito, dal confronto elettorale. La parola lavoro non si sente quasi mai pronunciare. Così un’altra parola che riguarda quasi quattro milioni di cittadini, la povertà, assoluta o relativa, pare eliminata dal vocabolario elettorale. Riguarda qualcun altro non il Comune per il quale ti candidi a sindaco. Nel faccia a faccia torinese per esempio la Appendino ha detto che la Caritas ha denunciato circa centomila casi di povertà a Torino. Fassino ha detto di no, che non è vero. Lei  ha affermato anche che esiste un problema relativo alla disoccupazione. Fassino ha negato. E la sua “rivale” ha glissato. Ebbene la Caritas di Torino proprio un mese fa per bocca del suo presidente, Pierluigi Dovis, ha detto che dal 2007 ad oggi i poveri sono raddoppiati, ora sono circa 100 mila, il 15%. Per quanto riguarda la disoccupazione dati Istat segnalano un 11%.

Dibattiti in tv dai quali emerge il nulla. Solo propaganda di bassa lega

Andiamo avanti. Arriviamo a Roma, dove si gioca la partita più importante. Huffingtonpost, sempre gruppo Repubblica Espresso fa uno scoop. Scopre che la Raggi nel 2014 si è pronunciata contro la nostra permanenza nell’Euro. Siamo andati a verificare: la realtà è che i grillini si fecero promotori di un “firma day”, per chiedere un referendum consultivo con il quale i cittadini potevano esprimere la propria opinione. In Gran Bretagna il risultato del referendum sarà obbligatorio,  quel Brexit che spaventa tutta Europa e fa crollare tutte le Borse del mondo. Potremmo ricordare al giornale diretto dalla Annunziata che, senza fare scoop, è noto a tutti per esempio che Gennaro Migliore, attuale sottosegretario del governo Renzi, e miliziano di ferro del premier, è stato per tanti anni esponente  di primo piano di Rifondazione poi di Sel, capogruppo alla Camera, organizzatore fra l’altro della contestazione di un G7 tenuto a Napoli.

A Milano Sala e Parisi sono omologhi, non si avvertono differenze apprezzabili

Quello che è più grave ascoltando chi è in lizza per la carica di sindaco di grandi città è che emerge il nulla. Stefano  Fassina, che ha raccolto a Roma un risultato a dir poco deludente, rivolge cinque domande a Virginia Raggi e Roberto Giachetti, a partire dal deficit di bilancio, dalle partecipate, ai problemi sociali. Siccome i voti di Sinistra italiana che ha già annunciato che non ci saranno intese, voto bianco o schede annullate, sono appetibili i due in lizza hanno apprezzato le proposte, quasi quasi sono d’accordo. Se andiamo a Milano, altri protagonisti, ma la domanda è la solita: quale città si prospetta, si tratta solo di decidere se si costruisce verso l’alto, i grattacieli, così occupa meno terreno, se i Navigli possono o no essere navigabili.  Sala, centrosinistra e Parisi centro destra sono quasi alla pari, così come si sono espressi gli elettori. Il risultato ci pare giusto. Fra i due che si sono confrontati fra l’altro su Sky poco si avvertiva che uno rappresentava una lista in cui si faceva uso della parola sinistra e l’altro la destra. Unica differenza a noi è parsa quando il giornalista ha chiesto loro se erano religiosi. Tutti e due hanno risposto di esserlo, “cattolico praticante” ha detto il candidato renziano e “cattolico non praticante” quello del centrodestra. Ci siamo domandati come è stata possibile l’alleanza con Sel. Misteri delle non politica.

Un panorama desolante che allontana i cittadini dalla partecipazione

Un panorama desolante emerge da questa tornata elettorale. Certo è importante in una città come Milano se si devono costruire grattacieli, magari gettando un’occhiata sulle zone del degrado. Importante coprire le buche. Come dire no a fare in modo che funzionino i trasporti, la raccolta dei rifiuti, i servizi essenziali. Il problema vero è quale progetto per le grandi città, per le periferie sempre più devastate di Roma, Milano, Torino. E per i piccoli comuni, dove non c’è  più neppure l’Ufficio postale, quale futuro? Quello del dissesto ambientale, delle acque  dei torrenti che invadono e portano via tutto, delle montagne che franano?

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