Avvenire difende monsignor Galantino, bacchetta Alfano, Repubblica e Libero. Illegittimi gli “Hot spot” a bordo delle navi

Avvenire difende monsignor Galantino, bacchetta Alfano, Repubblica e Libero. Illegittimi gli “Hot  spot” a bordo delle navi

Non usa mezzi termini Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, nel rispondere al ministro Alfano che aveva duramente attaccato monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana, perché in una intervista a Repubblica, avrebbe detto che bisogna accogliere tutti gli immigrati. Ha avuto gioco facile Tarquinio perché, dice, “quella frase Galantino nell’intervista  non l’ha mai pronunciata”. Il fatto, certo molto grave, è il segno di un costume politico e giornalistico che  ignora e distorce la realtà dei fatti, delle parole. Il caso ha contorni ancora più gravi e denota una sorta di spregevole concorrenza fra il ministro Alfano che non si accerta neppure delle reali dichiarazioni del segretario della Cei, con il leader della Lega che non vuol essere da meno dello stesso ministro e offende pesantemente il vescovo. A seguire il neodirettore di “Libero” che Tarquinio definisce “giornale del potente gruppo industriale Angelucci”, per la penna del direttore Vittorio Feltri  il cui sforzo è  quello di legittimare  chi osa accollare  “a chi predica l’accoglienza una vera strage: in dieci anni 25mila morti”. Il paradosso feroce serve per proiettare in pagina una soluzione altrettanto feroce: “smetterla di soccorrere chi rischia di affogare, così i poveracci che vengono a importunarci si scoraggiano e gli altri Paesi della Ue si svegliano”. “Gli italiani, in altre parole – prosegue il direttore di Avvenire – per dirla con papa Francesco, dovrebbero cominciare a balconear: mettersi al balcone del Mediterraneo, a braccia conserte, versare magari qualche lacrimuccia, e sentirsi finalmente in pace con se stessi: è l’accoglienza che uccide, mica l’indifferenza! Un sofismo incredibile, greve e infinitamente triste”.

Alfano, una sciocchezza sulla scia del premier: “Lui vescovo, io ministro”

Si domanda Tarquinio: “Ma qual è la scelta giusta nei confronti di coloro che chiedono aiuto e si presentano alle porte della Casa Europa? Qual è la risposta sensata davanti a questi uomini e donne d’Africa e d’Asia che per cercare asilo e futuro lontano da guerra e ingiustizia, in fuga da sete e fame, mettono a rischio la loro stessa vita e quella dei bambini che portano con sé o mandano soli per il mondo? Guardarli e riconoscerne il vero bisogno o sbattere loro le porte in faccia? Il bivio sembra secco. Sembra, ma così non è. E però è necessario partire da qui”. Prima risposta, prosegue:Accogliere tutti”, come titolava “la Repubblica” di ieri con sintesi efficace ma eccessiva e perciò deformante, attribuendo al vescovo Nunzio Galantino una frase mai detta nel suo pur fervido rifiuto dell’ideologia dello “hot spot” (cioè del lager in mare aperto per profughi gestito dall’Italia per conto di un’Europa che se ne lava le mani) e facendo scendere in guerra “la Cei contro il Viminale”, colle dove abita il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Che, senza pensarci due volte, e informandosi solo con quelle due righe di titolo, ha replicato quasi per riflesso condizionato con una irriflessiva cannonata: “Lui è vescovo, io ministro: non possiamo accogliere tutti”. Prosegue Tarquinio dando un altro colpo, riprendendo quanto  affermato da Renzi Matteo qualche giorno fa. “Sembra – dice – l’eco di un certo: Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Ci deve proprio essere un virus che circola nei Palazzi della capitale… Un ministro che contrappone spericolatamente carità cristiana e regole civili può farlo solo se parla senza legge(re). Ovvero senza rendersi conto che la via indicata dal Vangelo incrocia quella laicamente tracciata dalla Costituzione all’articolo 10”.

 Il capo della  Lega: “Chi parla come  Galantino è complice degli scafisti”

Non era possibile che Salvini si facesse prendere in contropiede e subito si lanciava in pesanti ingiurie nei confronti del segretario della Cei. “Chi parla così – afferma –  è complice degli scafisti ed è nemico degli italiani e dei rifugiati veri. Spero monsignor Galantino rettifichi o chieda scusa. La quota di immigrati che in questo momento può accogliere l’Italia è zero. Non deve più partire un solo gommone”. Non c’è bisogno di sottolineare la volgarità di tale attacco. Le parole  sono pietre. Neppure il suo “amico” Trump  forse le avrebbe pronunciate.  La vicenda non si chiude qui perché il problema esiste e non è solo Galantino a respingere gli “Hot spot” sulle navi dove dovrebbero essere identificati gli immigrati. Richiama non a caso l’articolo 10 della Costituzione che recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Il progetto del Viminale nel segno della illegittimità

Come si vede dal richiamo all’articolo 10 si evince che si parla di hot spot non previsti nella legislazione internazionale. Se ne è parlato a livello europeo ma si tratta di strutture allestite per identificare rapidamente, registrare, foto segnalare, raccogliere le impronte digitali dei migranti che potrebbero essere create a terra per la maggior parte in Italia, tre dei quali in Sicilia. Ma per quanto riguarda allestimenti sulle navi, sul progetto annunciato da Alfano, si esprimono “perplessità”, così si usa nel linguaggio felpato  della Commissione Ue, sono state fatte subito presenti al Viminale.

L’Italia già condannata due volte dalla Corte europea dei diritti e dell’uomo

Il documento fa presente che i diritti dei migranti non “potranno mai essere effettivamente garantiti in modo adeguato in alto mare”. La Commissione chiede al ministero dell’Interno e al governo italiano “l’abbandono immediato di questa ipotesi alla luce delle illegittimità richiamate”. Invita l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati “a monitorare attentamente affinché venga garantito l’effettivo accesso al sistema della protezione internazionale in Italia”. Pur in assenza di particolari sull’operazione che  prefigura l’identificazione “dei migranti in mare a bordo di navi della Marina italiana o su piattaforme in disuso, in ogni caso sarebbero illegittime per violazione delle norme costituzionali, internazionali e dell’Unione Europea”. Il documento ricorda inoltre che la Corte europea dei diritti dell’uomo in due sentenze ha già condannato l’Italia allorché aveva fatto uso di navi per respingere o trattenere di fatto i migranti. La nave italiana che soccorre migranti “è territorio italiano e la sistemazione a bordo di navi da cui gli stranieri non possono scendere costituisce una restrizione della libertà personale”.

Non si possono salvare le persone e non offrire loro possibilità di futuro. Accoglienza nei 28 paesi europei

Conclusione: monsignor Galantino nell’intervista ha posto problemi reali, guardando ai migranti come essere umani, sottoposti a sofferenze e sacrifici. Richiederebbe le scuse di  Repubblica per quel titolo che ha stravolto il suo pensiero. In particolare quelle di Alfano, ministro della Repubblica, che non lo farà, magari dopo il voto di domenica, forse potrebbe dire qualcosa. Forse dopo i ballottaggi. E Salvini? Figuratevi se lascia ad Alfano, in questa occasione, il primato nella campagna contro povera gente che fugge da guerre, orrori, violenze. E così il neodirettore di Libero. L’odio è una brutta bestia, difficile da estirpare. Ma lo si può e lo si deve fare.  La parola chiave, ricorda monsignor Galantino  è “accoglienza” per i richiedenti asilo che “dev’essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare corridoi umanitari. In questo modo si eviterebbe anche la crescita di una tratta di esseri umani oggi gestita da mafie e da terrorismo. Una terza azione concreta riguarda la possibilità di offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno e che oggi costituiscono un popolo che si allarga sempre più. In questo modo si ripartirebbe dalla legalità per costruire successivamente percorsi di giustizia e di solidarietà”.

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