Al Palazzo delle Esposizioni: “Vera fotografia”, la mostra dedicata a Gianni Berengo Gardin

Al Palazzo delle Esposizioni: “Vera fotografia”, la mostra dedicata a Gianni Berengo Gardin

“Vera fotografia”, la mostra fotografica dedicata a Gianni Berengo Gardin, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, è visitabile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in via Nazionale, fino al prossimo 28 agosto.

Una retrospettiva che ripercorre la lunga carriera del grande fotografo che ha saputo raccontare il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni attraverso la sua vita e il suo lavoro di documentazione a tutto tondo, così come prima di lui avevano fatto grandi maestri fotografi del Novecento.

“Gardin e la sua macchina hanno scrutato soprattutto l’Italia e il mondo del lavoro, la sua fisionomia e le sue trasformazioni e lui ha registrato tutto come farebbe un sismografo”, hanno spiegato le due curatrici, Alessandra Mammì e Alessandra Mauro. “Lo stesso ha fatto con la condizione della donna, al Nord come al Sud, intercettando le rinunce, le aspettative e il processo di emancipazione, raggiungendo anche il mondo a parte degli emarginati, degli zingari, dei malati di mente, a cui ha dedicato molto tempo, molto amore e molti libri” hanno concluso.

Un percorso rigorosamente in bianco e nero di circa 250 fotografie, tra estratti di reportage e stampe vintage in formato 30×40, per la maggior parte stampe da pellicola alcune delle quali inedite, datate tra il 1954 e il 2015, suddivise per sei sezioni: Venezia; Milano e il lavoro; Manicomi, zingari e foto di protesta; Italia e ritratti; Le donne; Visioni del mondo: paesaggi e Grandi Navi. Un racconto dell’Italia con ritratti e figure in primo piano, tra raffigurazioni di case e paesaggi del mondo.

“Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

Inoltre in esposizione anche 24 stampe di grandi dimensioni con veri e propri commenti d’autore di amici, intellettuali e colleghi che hanno affiancato Berengo Gardin nel corso della sua carriera, intensa e poliedrica: registi come Marco Bellocchio, Carlo Verdone, Alina Marazzi e Franco Maresco, e ancora  architetti come Stefano Boeri, Renzo Piano (con cui iniziò a lavorare nel 1979) e Vittorio Gregotti, oltre agli artisti Mimmo Paladino, Alfredo Pirri e Jannis Kounellis e ai colleghi fotografi, superstar come Ferdinando Scianna e Sebastião Salgado; giovani emergenti come Luca Nizzoli Toetti; gli scrittori Maurizio Maggiani e Roberto Cotroneo; il sociologo Domenico De Masi; lo psichiatra Peppe Dell’Acqua; i giornalisti Mario Calabresi, Michele Smargiassi e Giovanna Calvenzi; la street artist Alice Pasquini. Un fotografo-artista che ha fatto dell’impegno sociale un suo credo, lanciando con le sue foto delle grida di denuncia per chi di voce non ne aveva, come i deboli e gli sfruttati. In questo assunse anche le caratteristiche di un giornalista, difensore della verità, che documentava le ingiustizie per contribuire attivamente al miglioramento della società.

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