Referendum. Comitato per il No. La lettera di Alfiero Grandi ai direttori di Rai3 e del Tg3 per una informazione corretta

Referendum. Comitato per il No. La lettera di Alfiero Grandi ai direttori di Rai3 e del Tg3 per una informazione corretta

Debbo purtroppo denunciare l’informazione parziale e distorta che ho ascoltato ieri, 30 maggio, nell’edizione delle 14 del Tg3, che continua a presentare l’appuntamento sul referendum costituzionale di ottobre fornendo informazioni di parte.

Allo scopo di tentare per l’ennesima volta di chiarire e di invitare a fornire un’informazione equilibrata preciso quanto segue: il primo soggetto collettivo a preannunciare una posizione contraria alle modifiche costituzionali e alla legge elettorale che ad essa è strettamente legata e coerente, è stato il Comitato per il No nel referendum costituzionale presieduto dal prof. Alessandro Pace, presidente onorario il prof. Gustavo Zagrebelsky.

Questo Comitato ha reso pubbliche le sue posizioni l’11 gennaio scorso nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera, con interventi di Azzariti, Besostri, Carlassare, Gallo, Grandi, Pace, Rodotà, Villone, Zagrebelsky (che sono raccolti in un volumetto edito da Ediesse) e dando vita ad un sito internet WWW.IOVOTONO.IT, il cui gemello per l’abrogazione di due norme dell’Italicum è WWW.REFERENDUMITALICUM.IT.

Appena pubblicata sulla G.U. la legge costituzionale, il Comitato ha presentato il 16 aprile il quesito referendario e ha iniziato la raccolta delle firme, pur sapendo dall’11 gennaio come annunciato alla Camera che c’era già un numero sufficiente di deputati per promuovere il referendum costituzionale ai sensi dell’articolo 138.

Il Comitato ha deciso di promuovere la raccolta delle firme per fare entrare in campo un altro soggetto rappresentativo della volontà dei cittadini, a fianco dei parlamentari ma autonomo, per rappresentare con tutta la forza possibile una critica di merito alle proposte che il governo ha fatto votare al parlamento, con una sostanziale imposizione e approfittando di una maggioranza creata dal porcellum solo grazie a meccanismi dichiarati incostituzionali dalla Corte costituzionale. La posizione del Comitato ha due elementi di fondo: la critica di merito al pasticcio istituzionale che si creerebbe se entrasse in vigore questa modifica della Costituzione, che risulta l’opposto di quanto viene raccontato dai suoi ispiratori, e il legame tra modifiche costituzionali e legge elettorale che sono tra loro inscindibili in quanto l’una è funzionale all’altra.

Critica di merito. È il governo e in particolare il presidente del Consiglio che fanno discendere dall’esito del referendum il destino del governo e dei suoi membri. In altre parole questo si chiama ricatto. Il Comitato respinge il ricatto e vuole continuare a criticare il merito dei provvedimenti e chiede di poter far conoscere le proprie posizioni.

Il documento dei 56 costituzionalisti è cosa diversa. Si tratta di critiche largamente condivisibili, almeno da parte del Comitato, nel merito della riforma. Hanno firmato questo documento di severa critica fior di costituzionalisti e di ex presidenti e vicepresidenti della Corte costituzionale, il cui numero è comunque maggiore di quello dei costituzionalisti che hanno firmato per il Si, per non parlare del prestigio culturale e professionale dei 56. Tuttavia, non sono i 56 ad avere promosso la raccolta delle firme, ma, ribadisco, il Comitato presieduto dal prof. Pace che sta lavorando in questa direzione.

Aggiungo che il governo fa affermazioni scorrette quando dice di aver voluto il referendum: non è così. Il referendum ci sarà perché le modifiche della Costituzione non sono state approvate, come è accaduto in passato, da almeno i 2/3 dei parlamentari, come previsto dalla Costituzione stessa.

Il governo ha finto di concedere il referendum ma semplicemente non poteva fare diversamente perché più del 20% dei parlamentari lo ha richiesto come prevede la Costituzione vigente. Se poi anche la maggioranza, che pure ha approvato le modifiche, lo ha richiesto è solo perché sta cercando di sottrarre l’iniziativa a chi non è d’accordo con la riforma. Lo stesso atteggiamento c’è sulla raccolta di firme: il governo si è reso conto della mobilitazione di cittadini che l’iniziativa del Comitato stava promuovendo e di nuovo sta tentando, promuovendo a sua volta un’altra raccolta di firme, di oscurare la nostra iniziativa. È la prima volta che un governo cerca di occupare tutti gli spazi, anche quelli dell’opposizione ai suoi provvedimenti, una sorta di bulimia di ruoli.

Peccato che ciò che è apparso chiaro al governo e a Renzi sembra essere del tutto sfuggito agli organi di informazione che purtroppo danno notizie inesatte, di parte e senza rispettare il diritto a rappresentare le diverse posizioni in campo, come da tempo sta accadendo al nostro Comitato.

Ci auguriamo che ci sia presto una correzione sostanziale negli atteggiamenti e nella capacità  di informare.

Cordiali saluti

Alfiero Grandi,

vice presidente del Comitato per il No nel referendum costituzionale

Share

Leave a Reply