Primo Maggio. Genova città simbolo: unità sindacale e lotte per il lavoro. Le parole di Mattarella, papa Francesco, Laura Boldrini. L’arroganza di Renzi

Primo Maggio. Genova città simbolo: unità sindacale e lotte per il lavoro. Le parole di Mattarella, papa Francesco, Laura Boldrini. L’arroganza di Renzi

Genova, una città simbolo, medaglia d’oro della Resistenza, un popolo che si ribella, apre una stagione di lotta contro il governo del democristiano Tambroni che autorizza il congresso dei fascisti del Msi. Da Piazza De Ferrari parte il “luglio ‘60”, la difesa della democrazia che costerà anche vite umane, giovani falciati dalla polizia scatenata dal governo democristiano. Genova, i portuali che scendono a Reggio Calabria a manifestare contro il “boia chi molla”, l’eversione nera, i treni bloccati dalle bombe piazzate sui binari.

Uno striscione giallo con scritto “Verità per Giulio Regeni”

Genova, la città delle grandi industrie, della crisi, il porto e la marina, delle lotte operaie per affermare la dignità del lavoro. Non c’era migliore scelta per Cgil, Cisl, Uil che questa città per organizzare la manifestazione centrale del Primo Maggio. Non una celebrazione, ma un momento di unità e di lotta, con le tre grandi centrali sindacali che provano a far ripartire un processo di unità interrotto ormai per troppi anni. Nelle manifestazioni e nei concerti, è risuonato il nome di Giulio Regeni. Uno striscione giallo, “verità per Giulio Regeni”, retto tra gli altri, da Alessandra Ballerini, legale della famiglia, campeggiava nel corteo di Genova. Susanna Camusso,  durante il percorso ha annodato al suo foulard rosso un nastro giallo. Riporta la scritta, a mano, #verità per Giulio Regeni. All’inizio del suo intervento ha ricordato: “Era un lavoratore, un cittadino del mondo. Oggi e ogni giorno chiediamo verità per Giulio Regeni”.

Camusso, Furlan e Barbagallo. Non pensi il governo che ci rassegniamo

È stata una giornata straordinaria, forse per la prima volta in questi anni, i segretari generali di Cgil, Camusso, Cisl, Furlan, Uil, Barbagallo, hanno ritrovato accenti fortemente unitari, avanzato proposte, delineato un cammino. Hanno avvertito i loro interlocutori, il governo e la Confindustria per quanto a ciascuno compete. “Da questo palco diamo appuntamento per le lotte che faremo successivamente: non pensi il Governo che ci rassegniamo”, dice Susanna Camusso. E a Confindustria chiede di rinnovare i contratti, ma – afferma – “se la visione è quella di Federmeccanica, lo smantellamento dei contratti nazionali, non è la nostra. Non ci stiamo”. Identico concetto esprime  Annamaria Furlan ed al governo manda “un messaggio molto chiaro, si occupi del lavoro, perché per gli italiani questo è il tema centrale”. In sintonia  la posizione di Barbagallo per quanto riguarda i contratti privati e quelli pubblici, le pensioni, le politiche economiche. “Le ho provate tutte – dice riferendosi al governo – per aprire un tavolo di confronto e di trattativa. Noi -ripete ancora una volta – siamo disponibili a discutere anche in piedi, ma non in ginocchio”.

Il concertone a Roma, più di trecentomila, concerto anche a Taranto

Da Genova alle altre città, in tutta Italia, dai concerti, quello “storico”, il concertone di Piazza San Giovanni a Roma, gremita da una marea di giovani, più di trecentomila nella tarda serata, a quello di Taranto, arriva al governo un messaggio chiarissimo: “Più lavoro o sarà protesta, lotta”. Dice Susanna Camusso: “Il messaggio di questo Primo Maggio, è il messaggio del lavoro, del lavoro di cui abbiamo bisogno. Del lavoro per i giovani, non quello dei voucher che sono l’esatto contrario del diritto a una cittadinanza dignitosa”. “Il balletto sui dati – prosegue – fa sembrare che tutto vada bene, ma il lavoro resta la preoccupazione fondamentale”.

Siamo in piazza e ci torneremo se dal governo non arrivano risposte

“Il Paese non riparte e la disoccupazione c’è ancora, Renzi non deve stupirsi – prosegue Camusso – siamo in piazza e ci torneremo”, se non arrivano risposte, dai contratti alle pensoni. “Siamo stufi”. “Siamo pronti a discutere e da tempo, quello che non abbiamo è un interlocutore che pensi che il valore del lavoro sia al centro, alla base dello sviluppo. Forse Renzi – ha proseguito – dovrebbe farsi qualche domanda su come si è determinata la precarietà che c’è oggi nel lavoro. Aveva detto che avrebbe dato lavoro e prospettive ai giovani. Allora gli chiediamo il lavoro è un voucher? Il futuro è un voucher con cui i caporali comprano il lavoro?”.

Sotto accusa i voucher: non è così che si crea dignità e sicurezza

“Da questo palco diamo appuntamento per le lotte che faremo successivamente: non pensi il Governo che ci rassegniamo”. Una Festa del Lavoro diversa conclude, anche perche “siamo insieme, con piattaforme unitarie”, dice di Cgil, Cisl e Uil. “Vogliamo una Italia diversa”, dice Annamaria Furlan. “Il Governo italiano deve pensare innanzitutto al valore del Lavoro”, avverte: “Le grandi riforme che vogliamo sono quello che mettono al centro il lavoro, e la dignità per il lavoro in un Paese dove ogni giorno muoiono tre persone per il lavoro”. Sotto accusa i voucher: “Non è così che si crea dignità e sicurezza. Per creare del lavoro abbiamo bisogno di investimenti, quelli veri, pubblici e privati. A partire dalle infrastrutture, già questo basterebbe”. E sulle pensioni: “Non ci interessano le buste arancioni, vogliamo le busta paga. E vogliamo un Paese dove non si muoia a 65 anni sulle impalcature. Un Paese dove i lavoratori anziani possano andare in pensione e lasciare il posto ai giovani. Così si crea speranza”.

Un governo illegale che non rispetta le sentenze della Consulta

Unità sindacale, lavoro ai giovani, un giudizio durissimo sull’esecutivo viene da Barbagallo: “Questo è un governo illegale, che non rispetta le sentenze della Corte costituzionale”, ha aggiunto riferendosi a delle sentenze in tema di pensioni e pubblico impiego. “Noi siamo un sindacato di proposta – ha proseguito – ma quando non ci sono risposte c’è la protesta. Il Paese è ancora fermo in stazione e c’è il rischio che quando partirà andrà su un binario morto”. Per il Primo Maggio “più che festeggiare dobbiamo impegnarci perché finalmente ci siano delle proposte per la ripresa”.

Renzi contro i sindacati: “l’Italia è più forte del no”

E Matteo Renzi come ha risposto? Con una provocazione e con l’arroganza che ormai gli è solita, sembra essere la compagna della sua vita. Ha convocato il Cipe, Comitato per la programmazione economica. “Il fatto che si sia svolto oggi – ha detto – è un segnale di grande importanza, simbolico: continuiamo a lavorare perché l’Italia sia finalmente sbloccata”. Ha annunciato l’approvazione del piano di finanziamenti per la cultura e la ricerca,  1 miliardo di euro di risorse per i beni culturali e la valorizzazione del turismo e 2,5 miliardi per la ricerca.

Annuncia finanziamenti per cultura e ricerca. Fanno parte di un Progetto europeo

In realtà – come ricorda Arturo Scotto, capogruppo Sinistra Italiana alla Camera – non sono risorse aggiuntive, ma è la quota di cofinanziamento già prevista per il nostro Paese nell’ambito del Progetto Europeo Horizon 2020. Poi l’arroganza renziana: “Credo che non ci fosse un modo più bello e anche più importante per celebrare il 1 Maggio” e quella che ritiene una stoccata mortale contro la Cgil in particolare: “L’Italia è più forte dei no”. Una delle tante gaffe di questi ultimi tempi, una voce isolata, la solitudine dell’uomo solo al comando che avverte che il terreno gli sta franando sotto i piedi  e deve trattare con la new entry  nella maggioranza di Verdini e company, transfughi da diversi gruppi. L’ottimismo forzato del premier è seccamente smentito dal presidente della Repubblica, solitamente parco di parole.

Il Capo dello Stato: “Un paese che non riesce ad includere i giovani è un Paese fermo”

Mattarella celebrando la Festa al Quirinale ha affermato: “Un Paese che non riesce ad includere i giovani è un paese fermo. Un Paese che esclude i giovani, o li inserisce nel mondo del lavoro in modo precario, si condanna da solo”. “Sul lavoro è fondata la nostra Repubblica – ha  aggiunto – e creare lavoro è impegno costituzionale vivo e attuale affinché la cittadinanza sia piena e non mutilata”. Poi un passaggio sul caporalato e sulle morti sul lavoro “inaccettabili”, “piaghe da sradicare con impegno da parte di tutti, con strumenti adatti ed un attento monitoraggio circa l’uso distorto di norme esistenti”. Si devono “elevare – ha aggiunto – i livelli di lotta alla sfruttamento” e contrastare il lavoro nero”.

La presidente della Camera: il caporalato piaga della società

Temi che sono stati ripresi dalla presidente della Camera Laura Boldrini intervenuta a Mesagne, nel brindisino, invitata ad una manifestazione promossa dalla Flai Cgil che si è svolta in una masseria sequestrata alla mafia. Molte donne sono intervenute raccontando le condizioni in cui sono costrette a lavorare, “schiavitù” è la parola da loro pronunciata. Boldrini ha detto che “il caporalato è vera piaga della società”.  Sembra di essere tornati indietro, forse condizioni peggiori rispetto al passato, l’ottocento,  al novecento. “Una priorità che deve essere assolutamente affrontata – ha detto Boldrini – il lavoro è dignità, lo sfruttamento delle donne in particolare non può essere più tollerato”.

Il papa: il modello di sviluppo tenga conto della dignità umana

Chiudiamo con papa Francesco ricordando che alle manifestazioni del Primo Maggio hanno partecipato anche alti prelati. “Il modello di sviluppo – ha detto – tenga conto della dignità umana”. Uno scout come Renzi, si dice che non sono mai ex, un titolo a vita insomma, dovrebbe fare di queste parole lo stile di governo. Difficile? Impossibile, pensiamo.

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