Potenza. Prove tecniche di partito della Nazione. Epurato il presidente del Consiglio Lacorazza, Pd non renziano. Fa posto a Udc

Potenza. Prove tecniche di partito della Nazione. Epurato il presidente del Consiglio Lacorazza, Pd non renziano. Fa posto a Udc

A Potenza come a Roma. La maggioranza di centrosinistra si allarga fino ad Area popolare e nei Dem si apre un nuovo scontro, con il leader della Sinistra Pd, il lucano Roberto Speranza, che attacca il premier Renzi e il governatore Marcello Pittella, per la “epurazione” dell’ormai ex presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza (nella foto, Pittella e Lacorazza). Quest’ultimo era stato tra i più attivi sostenitori del referendum antitrivelle dello scorso 17 aprile e forse per questa ragione è stato “sacrificato” in nome del nuovo assetto della maggioranza. Il “non renziano” Lacorazza è stato infatti e abbastanza scandalosamente sostituito da un esponente dell’Udc, Franco Mollica. Il capogruppo Pd, Roberto Cifarelli (da sempre vicino a Speranza e Lacorazza) ha rimesso il suo mandato.

Speranza: “primo atto della moratoria proposta in Direzione, epurare i non renziani”

Per Speranza, “il primo atto della moratoria proposta ieri da Renzi” è stato “l’epurazione” di Lacorazza, “avvenuta per mano del neo renzianissimo Pittella”. A Speranza risponde su twitter il deputato Ernesto Carbone, componente della segreteria Pd: “Vedo Speranza che si lancia sul congresso e poi inizia a frignare. Se non ha i numeri neanche in Basilicata, perché se la prende con Renzi?”. Da Potenza, dall’aula consiliare della Regione, il governatore Marcello Pittella, fratello di Gianni, presidente del gruppo del Pse al Parlamento europeo, dice invece “che era una scelta da compiere”, anche perché “le dinamiche nazionali ci consegnano esattamente questo spaccato e anche questa animazione nel dibattito”. Al di là del lessico politico, farraginoso e involuto, la traduzione potrebbe essere: perché con Alfano, Casini e Verdini a Palazzo Chigi sì e alla Regione Basilicata no? In realtà, il punto politico di fondo è che a Potenza ha avuto inizio la lunga fase politica che ci condurrà al partito della Nazione subito dopo il referendum costituzionale. E dunque, la epurazione lucana, crediamo, non sarà l’unica.

Lacorazza: “non condivido le parole del governatore Pittella”. E fa passare una mozione sulla trasperanza nelle trivelazioni

Le parole di Marcello Pittella, infatti, sono “non condivisibili”, secondo Lacorazza, che, come prima azione da consigliere “semplice”, ha proposto una mozione sul petrolio, in particolare sull’attuazione del tavolo sulla trasparenza: il provvedimento è stato approvato all’unanimità. E se il senatore lucano Guido Viceconte (Ap) ricorda che “l’elezione di Mollica è il frutto del primo organico accordo tra Pd ed Area popolare”, i consiglieri regionali pentastellati, Gianni Perrino e Gianni Leggieri urlano: “Mentre fa nascere il Partito della Nazione-Regione, Pittella dà la estrema unzione al Pd lucano”. Non hanno avuto torto, questa volta i pentastellati.

L’amarezza del governatore Emiliano, che gli esprime vicinanza e stima

L’amarezza sulla scelta di epurare il presidente del Consiglio regionale lucano è stata espressa dal governatore pugliese Michele Emiliano, che con lui aveva condiviso la scelta antitrivelle. “Esprimo gratitudine nei confronti del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza, che lascia l’incarico, per la straordinaria opera a tutela della salute dei cittadini e del mare che lo stesso ha svolto nell’incarico di coordinatore dei Consigli regionali che hanno avanzato i quesiti referendari sulle trivelle”, scrive Emiliano in una nota. “Anche grazie alla sua opera”, prosegue, “è stato possibile ottenere dal Governo l’auspicata marcia indietro sulle dannose trivellazioni nelle 12 miglia. Il coraggio, l’onestà, l’indipendenza, il senso delle istituzioni mostrate dal presidente Lacorazza nel rappresentare le Regioni nella lunga e durissima battaglia referendaria conclusasi con il voto di ben 15 milioni di cittadini sull’unico quesito residuato, hanno onorato le Regioni italiane proponenti e in particolare la Regione Basilicata, unica a superare il quorum del 50% degli aventi diritto al voto. Le sue qualità umane e politiche continueranno sempre ad essere un punto di riferimento per la sua regione, per il Mezzogiorno e per il paese”. Condividiamo il giudizio umano e politico che su Lacorazza ha diffuso il governatore pugliese Emiliano.

Intanto a Potenza prosegue l’inchiesta su Tempa Rossa, che ha provocato le dimissioni della ministra Guidi

In trasferta oggi a Roma, i pubblici ministeri di Potenza Francesco Basentini e Laura Triassi, titolari dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, hanno ascoltato, in qualità persone informate sui fatti, il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti e il vice capo di gabinetto del ministro Delrio Teresa Di Matteo. Il nome del sottosegretario De Vincenti era emerso in alcuni colloqui telefonici, intercettati, tra l’ex ministro dello sviluppo economico Federica Guidi e il compagno Gianluca Gemelli – quest’ultimo tra i principali indagati dell’inchiesta – ed è probabile che i pm abbiano approfondito con l’esponente di governo alcuni aspetti riconducibili a quelle intercettazioni. Allora De Vincenti era sottosegretario al dicastero guidato da Guidi. L’esame testimoniale di Teresa Di Matteo – sempre secondo quanto si è appreso – avrebbe riguardato aspetti legati alla proroga, decisa dal ministro Delrio, delle Autorità portuali, tra le quali di Alberto Cozzo ad Augusta. La trasferta a Roma dei pm potentini proseguirà anche domani, con l’esame di altre persone informate sui fatti.  Saranno ascoltate domani, come persone informate sui fatti, per il filone “siciliano” dell’inchiesta, il capitano di vascello Mauro Enrico Costa, uno dei componenti della Fondazione “Italianieuropei”, Ivano Russo, il portavoce del Ministero della Difesa, Andrea Armaro, e il dirigente dell’Ufficio di gabinetto dello stesso Ministero, Simone Mazzucca. Intanto a breve è prevista la chiusura delle indagini preliminari per quanto riguarda alcune parti dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, e in particolare il filone Eni (ma le analisi epidemiologiche sono ancora in corso) e il filone “Tempa Rossa”, il Centro Oli della Total in realizzazione a Corleto Perticara (Potenza). Resta aperto quindi l’ambito “siciliano”, con le vicende collegate al porto di Augusta, dove la “cricca” capeggiata da Gianluca Gemelli intendeva stoccare – secondo gli investigatori – il petrolio proveniente dalla Basilicata. Gli stessi pm ieri hanno rigettato un’istanza presentata da Nicola Colicchi (che è uno degli indagati) per il trasferimento degli atti di quest’ultimo filone a Roma. Il legale di Colicchi – lobbista che secondo i pm avrebbe fatto parte della “cricca” di Gemelli – ne aveva chiesto il trasferimento ma il “pool” di Potenza, sulla base di alcune sentenze della Corte di Cassazione, ha precisato nell’istanza di rigetto che la competenza si “radica nel territorio potentino”.

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