Piazza Affari in rosso. Stop alla quotazione in Borsa della Popolare di Vicenza. Renzi contestato dai risparmiatori truffati. Il decreto fa acqua

Piazza Affari in rosso. Stop alla quotazione in Borsa della Popolare di Vicenza. Renzi contestato dai risparmiatori truffati. Il decreto fa acqua

Renzi Matteo fa collezione di contestazioni. Nei suoi “tour” in cui decanta la bontà delle politiche del suo governo, trova sempre manifestazioni di lavoratori, cittadini, che contestano le decisioni del suo governo. In particolare nel “tour” in Calabria e Sicilia di fine mese la firma dei “patti” con i Comuni non ha avuto particolare successo. Anzi. Lavoratori e sindacati si sono presentati rivendicando politiche per il Mezzogiorno. Renzi Matteo “incontra”, si fa per dire, i risparmiatori truffati che contestano il decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Vanno giù di brutto, parlano di beffa, scrivono sui cartelli: “Rivogliamo i soldi che ci avete rubato”, “Prima il danno e poi la beffa”. Inviano bordate di fischi all’indirizzo del capo del governo il quale, come è accaduto a Firenze, è entrato nel Teatro Niccolini, dove ha presentato i Comitati per il sì al referendum costituzionale, diecimila in tutta Italia, da un ingresso secondario.  Poi se ne è andato senza degnarsi di incontrare i  cittadini truffati da Banca Etruria.

I bancari giù di oltre il 3%. Cadono anche Saipem ed Eni

La contestazione non avviene solo da parte di cittadini truffati, lavoratori disoccupati, giovani senza lavoro, pensionati. Ancora più grave è che avviene, nelle forme dovute, da parte del  sistema bancario. Gli effetti  in negativo del decreto del governo hanno provocato uno scossone in Borsa. Già perché la perplessità manifestata negli ambienti finanziari sulla efficacia del “salvabanche”, in relazione in particolare ai crediti definiti problematici, unita allo stop alla quotazione in Borsa della popolare di Vicenza ha provocato un vero e proprio scossone in Borsa. L’unico indice in rosso in Europa è stato quello di Piazza Affari con il listino milanese che ha perso lo 0,97 con l’indice dei bancari giù di oltre il 3%.Un colpo che non ci voleva. Wall Street ha proceduto per tutta la giornata in territorio positivo, Francoforte ha registrato un +0,8%. I dati in negativo che hanno prodotto il flop di Piazza Affari sono dovuti in particolare ai bancari: Banco Popolare (-7,3%) e Bpm (-6%) sono le più penalizzate, male anche Mps (-5,5%) e Unicredit (-3,7%). Cadono anche Saipem (-5,2%) ed Eni (1,8%). In evidenza il riscatto del lusso (+3,7% Luxottica, +3% Moncler). Male Ferrari (-3,2%) dopo la trimestrale e nonostante il rialzo delle prospettive per il 2016. Fiat Chrysler (+2,1%) oggi ha scorporato, in vista della distribuzione ai soci, la partecipazione in Rcs Mediagroup. Balzo del 4,8% per l’editoriale milanese: secondo voci circolate a Piazza Affari alcuni soci storici stanno lavorando per una controfferta da opporre a quella di Urbano Cairo che intende rilevare le quote del gruppo Corriere della sera per acquisire la maggioranza assoluta.

Il ruolo del fondo Atalante per rimettere sul mercato le “popolari”

Il colpo subito da Piazza Affari non è arrivato inaspettato. Analisti dei mercati finanziari avevano espresso molte riserve su quanto il governo stava “studiando” per salvare in particolare la popolare di Vicenza e Banca Etruria , “purificandole” e rimettendole nel mercato finanziario. Un fondo, Atlante, cui partecipa  di fatto il capitale pubblico, vedi Cassa depositi e prestiti, faceva da garante assicurando la copertura dei crediti esigibili dalle Banche. Un sistema complicato che consentiva però di superare gli ostacoli posti dalla Unione europea sull’utilizzo di capitali pubblici per salvare aziende private, siano oppure no cooperative. Ma quello che prevedevano gli analisti più accorti è avvenuto. Borsa italiana, infatti, non ha approvato la quotazione in Borsa della Popolare di Vicenza. Lo si legge in una nota, in cui si afferma che “non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato”. Salta così la quotazione in Borsa per la banca popolare di Vicenza, che avrebbe dovuto presentarsi a Piazza Affari mercoledì 4 maggio. L’aumento di capitale ha visto adesioni minime dei sottoscrittori, così che il Fondo Atlante si è impegnato ad esercitare la clausola di sub garanzia che lo avrebbe reso azionista a oltre il 92% delle quote dell’istituto vicentino; ora secondo gli accordi salirà al 99,33%. In questa situazione Borsa italiana ha  reso noto di aver  deciso di non disporre l’inizio delle negoziazioni della banca sul listino italiano, poiché in base ai risultati dell’offerta globale “non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato”. “Pertanto – scrive Borsa italiana – il provvedimento di ammissione delle azioni della banca del 20 aprile 2016 è da considerarsi decaduto”. I gestori del mercato temevano che un debutto in queste condizioni avrebbe potuto far cadere in picchiata le azioni della Vicentina. I titoli, secondo il regolamento di Piazza Affari  che parla di una  “sufficiente diffusione”, non erano regolari, corrispondevano ad una valutazione borsistica di istituti ben più solidi del gruppo, si legge nelle note di agenzia, portato al dissesto dalla gestione di Samuele Sorato e del presidente Gianni Zonin. Come Ubi banca per esempio, poco più di Creval e Banco popolare, e quasi il doppio rispetto a Carige e a Monte dei Paschi.

Uno smacco per chi opera per trasformare la banca in spa.

Si tratta di  uno “smacco” per chi da mesi opera per trasformare la banca in spa. Ora Atlante  deterrà una partecipazione nel capitale della Banca pari al 99,33%. “Ma Atlante, lontano dalla Borsa e dai soci di minoranza – affermano alcuni analisti – potrà ristrutturare più facilmente – e forse più rapidamente dei 18 mesi previsti – l’istituto in crisi”. Forse non era quello che il governo con il salvabanche intendeva fare. Ma tutte queste complesse manovre non servono a risolvere il problema principale, quello che riguarda i cittadini truffati. E di questo, in primo luogo, deve rispondere il governo, il premier e il ministro Padoan in particolare. È grave in particolare il fatto che alcune migliaia di risparmiatori siano costretti a ricorrere ai tribunali per avere indietro ciò che è loro dovuto. E che Renzi rifiuti un colloquio con questi cittadini, entrando nei teatri dalle entrare secondarie. Per un premier che si ritiene il  più bravo del mondo, in attesa che Obama lasci, non è un belvedere.

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