Parla Nannicini, uomo di fiducia di Renzi. Sciocchezze a go go. Camusso e Barbagallo non reggono e lasciano la sala. Taddei: la produzione è ferma? Un buon segno

Parla Nannicini, uomo di fiducia di Renzi. Sciocchezze a go go. Camusso e Barbagallo non reggono e lasciano la sala. Taddei: la produzione  è ferma? Un buon segno

Dice un proverbio toscano, “dio li fa e poi li appaia”. Chi lo ha inventato forse guardava al futuro, immaginava due  personaggi in cerca di autore come Tommaso Nannicini, approdato  alla corte di Renzi Matteo, come sottosegretario alla presidenza, economista e Filippo Taddei, responsabile economico del Pd.  Il primo è stato talmente irritante nel suo intervento alla assemblea di Rete Imprese Italia che Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo, rispettivamente segretari generali di Cgil e Uil, non hanno retto e se ne sono andati. Eppure hanno fatto ormai l’abitudine alla tracotanza, alle sciocchezze, alle battute che non fanno ridere, da parte dei “governativi” nei confronti dei sindacati. Ma, come si dice, il troppo stroppia, si sono alzati e se ne sono andati. “Avevamo altri impegni”. Non è da meno il Taddei. Lo liquidiamo subito per poi tornare al più succulento Nannicini. Già lo avevamo ascoltato in Tv, “Piazza pulita”, faceva tenerezza  quando si intestardiva a dimostrare che le tasse Renzi le aveva abbassate mentre i numeri dicono il contrario.

L’economista del Pd: produzione statica? Preludio al consolidamento della crescita

Ora se ne è uscito con questa frase: “Preludio al consolidamento degli investimenti e della crescita”. Si riferiva al dato reso noto dall’Istat sulla produzione nel mese di marzo, ferma rispetto a febbraio, un misero +0,5 rispetto all’anno passato. A febbraio 2016 -0,6 su gennaio. Secondo i calcoli dell’Unione nazionale consumatori da marzo 2007 a marzo 2016 il calo della produzione industriale è stato del 24,7%, con il record negativo che spetta alla produzione di beni di consumo durevoli calata del 35,1% nello stesso arco di tempo. Dal canto suo  Federconsumatori e Adusbef con i presidenti Trefiletti e Lannutti facevano presente che dal 2012 al 2015 la diminuzione dei consumi risulta pari al 10% con una riduzione complessiva della spesa delle famiglie di 75,5 miliardi di Euro. Il calo della produzione è sintomo della crisi del mercato e delle famiglie, ma anche causa fortemente probabile di una nuova crisi occupazionale. Risibile come il suo partner Nannicini. Su un palcoscenico del vecchio varietà farebbero la loro figura.

Lo  spettacolino del sottosegretario renziano, ironia a buon mercato contro i sindacati

Il sottosegretario alla Presidenza si è esibito in uno spettacolino costruito in “onore” dei sindacati. Sapeva che c’erano Camusso e Barbagallo, nelle prime file non può non averli visti e poi la loro presenza gli era stata annunciata. Parla, anzi sparla, affronta un problema di importanza fondamentale per una democrazia partecipata, il rapporto fra chi governa e le forze intermedie, le rappresentanze sociali, i sindacati. Si devono essere chiesti Camusso e Barbagallo se era proprio un dovere d’ufficio  ascoltare questo Nannicini, venuto dal nulla, che dice, rivolto di fatto ai sindacati: “Il governo Renzi viene dipinto con una caricatura, quella di essere allergico al confronto con i corpi intermedi e con le parti sociali, io credo semplicemente  che ci sia una stagione politica che usa metodi diversi, si tiene un po’ lontana da certi riti che avevano finito per essere una politica debole, per deresponsabilizzarsi rispetto a certe scelte”. “Certi riti”, “deresponsabilizzarsi”, parola che non esiste nel vocabolario, ma suona come un’offesa, un insulto. Altre sciocchezze ne aveva dette e le ripeterà ai cronisti: “Con le parti sociali il dialogo c’è, poi ognuno deve fare la sua parte. C’è – dice – chi la interpreta mostrando i muscoli sui giornali e chi intervenendo sui problemi.  C’è invece una politica che vuole metterci la faccia, assumersi certe responsabilità e per fare le scelte giuste per il paese è molto importante avere un dialogo forte, costruttivo e quotidiano con gli interessi organizzati delle parti sociali, è molto importante avere degli interlocutori forti con i piedi ben piantati per terra, con una capacità di rappresentanza forte nel Paese, e con la testa in avanti che sfidano quotidianamente il governo sulle scelte che servono al paese, sulla visione e le sfide che ci stanno di fronte”.

I segretari di Cgil e Uil: “Avevamo altri impegni, per questo ce ne siamo andati”

Camusso e Barbagallo che insieme alla Furlan, segretario generale della Cisl, vanno a caccia del governo, non riuscendo ad avere un incontro, neppure un minuto, su problemi come le scelte economiche, le politiche del lavoro, i giovani sempre più disoccupati, il Mezzogiorno, le aziende che chiudono a decine di migliaia, le pensioni, il fisco, non hanno retto. Barbagallo, che è uno che non le manda a dire, sorride ironicamente e ai giornalisti dice: “Avevo già impegni, avevo da fare a  Roma” e chiude lì. Niente polemiche vuol far capire. Ma la sua uscita dalla sala è ben più che una polemica. Susanna Camusso si sfila con disinvoltura, quasi l’assemblea fosse finita. Anche lei aveva “impegni presi in precedenza”. Più tardi ai giornalisti che le chiedono un commento sulla questione dei “muscoli”, sorride, cosa non facile per lei e quando lo fa, spesso è un segno di scherno. “È un concetto ardito da parte di un governo che li mostra spesso”. Da Nannicini anche un riferimento a “vecchi riti”, Camusso ribatte: “Quanto a vecchi riti non scherzano”. E l’uomo di fiducia di Renzi dice di non essersi accorto che se ne erano andati. “Avevano cose più importanti da fare.” Aggiunge sciocchezza a sciocchezza. A volte il silenzio è davvero d’oro soprattutto quando uno ha preso due sberle, come Nannicini. Il ministro Poletti intervenuto dopo il sottosegretario non ha resistito a dire la sua: ”Ogni tanto qualcuno dice: questo governo non discute abbastanza. In Italia se c’è una cosa che non manca sono le discussioni. Io credo che manchino di più le decisioni. Discutere non costa niente, decidere invece costa, ne fai contento uno e ne scontenti tre”. Il problema è che il governo fa contenti sempre i soliti noti. Per questo tre sono sempre scontenti e Poletti li conosce bene, pensionati e disoccupati in testa.

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