Obama, storica visita di tre giorni in Vietnam, tra Hanoi e Città Ho Chi Minh. Riafferma l’impegno sui diritti umani, sigla contratti e copre Hanoi dalla minaccia di Pechino

Obama, storica visita di tre giorni in Vietnam, tra Hanoi e Città Ho Chi Minh. Riafferma l’impegno sui diritti umani, sigla contratti e copre Hanoi dalla minaccia di Pechino

In visita di Stato in Vietnam, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha rivolto alle autorità del Paese asiatico un discorso molto impegnativo sul piano politico perché ha auspicato che il Vietnam abbandoni l’autoritarismo, sostenendo che i diritti umani fondamentali non ne minacciano la stabilità. Lo ha detto dopo che Hanoi ha impedito a molti dissidenti di incontrare il presidente americano. Nel suo discorso, mai banale, e molto coraggioso, Obama ha parlato della guerra sanguinosa tra i due paesi, ma ha saputo anche guardare al futuro. Ha insistito sul fatto che “elevare i diritti non significa minacciare la stabilità”. In questi mesi, il Vietnam si è reso protagonista di una serie di atti repressivi contro i dissidenti, bloccando manifestazioni di protesta e incarcerando molti dei capi, ha vietato la costituzione dei sindacati e controlla i media. Per questa ragione Obama rivolgendosi ad una platea stracolma, anche di dirigenti comunisti, ha sostenuto che “i diritti fondamentali rafforzano davvero la stabilità e sono il fondamento del progresso”.

È la prima visita di Obama in Vietnam. Obama diventa il terzo presidente degli Stati Uniti ad aver raggiunto Hanoi da quando è finita la guerra del Vietnam nel 1975, mentre il coinvolgimento diretto delle truppe americane ha avuto fine nel 1973. Ma quella di Obama ha avuto anche il particolare valore di cancellare decenni di politiche di embargo, soprattutto sulle armi. E proprio lo scambio commerciale ha dominato questa visita di Obama, con contratti multimiliardari, e una sostanziale intesa sul Trattato di partenariato trans-pacifico (TPP). Non a caso, dopo il discorso, Obama è volato nella Città di Ho Chi Minh, l’antica Saigon, a sud della capitale, accolto da migliaia di persone per le strade, e dove ha sede il principale centro industriale e produttivo del Vietnam. È qui che sono stati siglati i principali accordi commerciali tra Vietnam e Stati Uniti.

Tuttavia, qui, Obama è stato raggiunto da Mai Khoi, una pop star vietnamita, che somiglia molto a Lady Gaga, alla quale è stato vietato di candidarsi alle elezioni legislative, come indipendente. Lei ha detto a Obama di usare l’alleanza tra Usa e Vietnam per spingere verso “miglioramenti misurabili, non solo verso accordi retorici e formali”. Ha aggiunto che nel suo paese resta forte il controllo dello stato, e le autorità di polizia hanno bloccato e incarcerato importanti attivisti impedendo loro di incontrare Obama. L’indiscrezione della pop star è stata poi confermata dal segretario di stato John Kerry, al seguito di Obama. Alle agenzie internazionali Kerry ha confessato che almeno tre invitati sono stati bloccati dalla polizia per evitare di incontrare Obama. Kerry ha aggiunto che sono stati fatti progressi sul piano dei diritti umani, ma si è chiesto “questo è il tipo di progresso che vogliamo? No, proprio no”.

Nelle intenzioni di Washington, la visita di tre giorni della delegazione guidata da Obama, dovrebbe cementare i legami politici, economici e diplomatici con il Vietnam, un paese in grandissima espansione e crescita, con una popolazione molto giovane. Addirittura, secondo gli analisti di Washington, Hanoi potrebbe essere la testa di ponte diplomatica per l’intero settore Asia-Pacifico. E non a caso, nel discorso conclusivo di Obama si parla di legami futuri, fondati su economia, istruzione e sicurezza che daranno ai due stati la possibilità di cancellare la storia e di guardare avanti insieme. E sul piano della sicurezza generale, con la fine dell’embargo sulle armi, Hanoi diventa anche un possibile alleato contro l’eventuale espansionismo non solo commerciale della Cina, soprattutto con il conflitto sulle isole del Mar Cinese Meridionale. Su questo punto, Obama è stato chiaro: “le grandi potenze devono smetterla di sottoporre a minacce i paesi piccoli, i conflitti vanno risolti pacificamente”. In Vietnam, il sentimento collettivo anticinese è molto forte. Perché? Perché la Cina rivendica la proprietà di tutte le isole del Mar Cinese Meridionale, impedendo a vietnamiti, tailandesi e taiwanesi perfino la pesca.

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