Nibali. Con la mente e con le gambe vince un Giro che si dava per perso. Le grandi montagne ancora una volta protagoniste

Nibali. Con la mente e con le gambe vince un Giro che si dava per perso. Le grandi montagne ancora una volta protagoniste

E pensare che Vincenzo Nibali era stato lì lì per ritirarsi. Che dal suo staff si lasciava trapelare che la decisione era possibile.  Il campione d’Italia  non riusciva a spiegarsi perché  una caduta così improvvisa di forze tanto da non reggere i ritmi imposti nelle tappe che a lui dovevano essere favorevoli, aprendogli la strada verso la vittoria da tutti pronosticata. La Astana, una grande squadra, si era organizzata contando su due capitani, Nibali per il Giro d’Italia, Aru per il  Tour de France che fra poco prenderà il via. Di Nibali si sapeva tutto. Vincitore della spagnola Vuelta, del Giro e del Tour, avrebbe dovuto guardarsi in particolare da Valvedere giunto quasi all’apice di una lunga e bella carriera. Poi alcuni giovani che si erano messi in luce. In particolare un colombiano, viso da ragazzino, Chaves, Landa, Maika, Kruijswijk. Ma qualcosa tormenta Nibali, non si tratta di un problema fisico, lo blocca il dolore per la morte di Rosario, un giovane ciclista, un suo allievo. Non sono le gambe che si bloccano. Lui non è uno scalatore classico, alla Pantani, tanto per richiamarne uno, grande, grandissimo. È la mente che si blocca e blocca tutti i meccanismi.

Un pianto liberatorio per la morte del giovane allievo ciclista ha sbloccato il grande campione

Guarda sempre al cielo e quando si sblocca e vince alza gli occhi al cielo e piange, un pianto incontenibile. Avviene spesso che quando viene a mancare una persona cara non riesci a piangere, tieni tutto dentro. Figuratevi se questo è un atleta, un ciclista cui gambe e mente o si muovono all’unisono o stanno ferme. Analisi mediche, esami del sangue, la possibilità di un virus che ti toglie le forze. I risultati degli esami non ci sono ancora. Ma c’è un dato: Nibali si è sbloccato quando è scoppiato nel pianto a dirotto, levando gli occhi al cielo. Le telecamere hanno annunciato che era tornato lui, lo “squalo”. È vero che il suo principale avversario era stato tolto di mezzo da una caduta rovinosa che gli era costata la maglia rosa. Il “rosso” olandese,  dal nome difficile, Kruijswijk, ha provato a contrastare il ritorno di Nibali ma non c’è stato niente da fare. Siamo convinti che anche senza la caduta aveva già dato tanto, tutto, per uno il cui risultato migliore al Giro era stato un settimo posto. L’unico che poteva ancora dare del filo da torcere era il colombiano  Chaves. Non ce l’ha fatta ma ha vinto una partita più importante del Giro.

Ancora un abbraccio da parte dei genitori del giovane colombiano Chaves

Non è un caso che siano stati i suoi genitori, due contadini colombiani che erano partiti dal loro paese per abbracciare il figlio secondo in classifica e quando sono arrivati lo hanno trovato in maglia rosa. Dopo poche ore l’aveva già persa e loro sono stati i primi ad abbracciare Nibali, a ringraziarlo. Tre anni fa gli venne annunciato dai medici di un ospedale colombiano che non avrebbe più potuto correre. Un incidente al Trofeo Laigueglia gli aveva danneggiato un braccio, inutilizzabile. Ora se lo ritrovano secondo e sono felici. Così come Valverde che corona una più che dignitosa carriera e anche lui abbraccia il siciliano adottato dalla Toscana.  Un abbraccio vero. Così come vere sono quelle mani che si incrociano al traguardo di Torino quando Nibali le stringe ai suoi gregari, brutto termine, meglio collaboratori che sono stati determinanti per la vittoria. Primo fra tutti Scarponi che lo ha condotto verso la vittoria con le sue tirate, che hanno mozzato il fiato agli avversari dello “squalo” sulle strade delle montagne ancora piene di neve e di folla. In tanti, tanti sono ad attendere l’arrivo a Torino.

Ultima tappa ad Arndt, dopo la squalifica di Nizzolo

L’ultima tappa  è sempre una passeggiata. Questa volta la passeggiata ha un finale deciso dalla giuria. La pioggia aveva reso pericoloso il percorso e a 60 chilometri dal traguardo viene deciso che si chiude qui per quanto riguarda i tempi e la classifica finale. Nibali è il vincitore e pedala tranquillo. Volata finale, vince Giacomo Nizzolo, prima vittoria al Giro dopo aver collezionato dodici podi, ma mai il primo. Ma la soddisfazione dura poco: la giuria assegna la vittoria al secondo arrivato, il tedesco Niklas Arndt. Tedeschi che se la sona cavata benissimo per la gioia di Angela Merkel. Lui viene declassato per aver danneggiato Modolo.  Anche questo è ciclismo, come la folla che per strada attende i suoi eroi. Folla che applaude non solo chi ha nel cuore. Li applaude tutti, gli italiani insieme a quelli che vengono sulle nostre strade, dall’Europa in particolare. Senza barriere e senza fili spinati.

Il nuovo ordine di arrivo della 21/a tappa del Giro d’Italia, da Cuneo a Torino di 163 km, dopo il declassamento di Giacomo Nizzolo. 1. Nikias Arndt (Ger/Giant) 3:48:18″; 2. Matteo Trentin (Ita/Etixx – Quick-Step) s.t.; 3. Sacha Modolo (Ita/Lampre) s.t.; 4. Alexander Porsev (Rus/Katusha) s.t.; 5. Sean De Bie (Bel/Lotto) s.t.; 6. Ivan Savitsky (Rus/Gazprom) s.t.; 7. Rick Zabel (Ger/BMC Racing) s.t.; 8. Eduard Michael Grosu (Rom/ Nippo) s.t.; 9. Jay McCarthy (Aus/Tinkoff) s.t.; 10. Alberto Bettiol (Ita/Cannondale)

La classifica finale del Giro d’Italia dopo la 21/a e ultima tappa, da Cuneo a Torino, di 163 km. 1. Vincenzo Nibali (Italia) in 86h 32′ 49″ 2. Esteban Chaves (Colombia) a 52″ 3. Alejandro Valverde (Spagna) a 1’17” 4. Steven Kruijswijk (Olanda) a 1’50” 5. Rafal Majka (Polonia) a 4’37” 6. Bob Jungels (Lussemburgo) a 8’31” 7. Rigoberto Uran Uran (Colombia) a 11’47” 8. Andrey Amador (Costarica) a 13’21” 9. Darwin Atapuma (Colombia) a 14’09” 10. Kanstantin Siutsou (Bielorussia) a 16’20” 13. Giovanni Visconti (Italia) a 31’38” 16. Michele Scarponi.

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