M5S. L’espulsione del sindaco di Parma rischia di far implodere il movimento. Una penosa faida

M5S. L’espulsione del sindaco di Parma rischia di far implodere il movimento. Una penosa faida

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, espulso dal movimento, non ci sta e in una delle tante interviste afferma: “stiamo valutando come procedere dal punto di vista formale. Difficilmente comunque qualcuno ci potrà ancora chiedere in modo perentorio documenti o atti anche in modo anonimo, in più ad un sindaco che rappresenta una istituzione e dei cittadini”, anche “adducendo che ci sono stati vizi di forma visto che si parla di un regolamento che, a quanto mi risulta, non c’è”. Ha risposto così al Tg di Tv Parma che gli ha chiesto se presenterà al direttorio i documenti chiesti sull’avviso di garanzia per le nomine al Teatro Regio. “Quello che sicuramente invece faremo – ha aggiunto – è rendere pubblici gli atti. Attendo il parere del mio legale ma domani, massimo martedì, li pubblicheremo con anche il parere del mio legale. Perché non l’ho fatto prima? Perché ho rispettato l’ordine delle cose. Prima si parla con la Magistratura, poi si valuta se è ammissibile o meno rendere degli atti pubblici. Io non voglio che tutto sia messo in piazza e che alla fine non si capisca nulla. Non mi pento di non averlo fatto prima perché dovevo tutelare anche le altre persone coinvolte e perché, in qualità di indagato, potevo anche non aiutare il regolare svolgimento dell’attività giudiziaria”.

La solidarietà dei pentastellati di Parma al sindaco Pizzarotti

Sul piano politico, e delle decisioni all’interno del movimento, si registra che il telefono di Federico Pizzarotti è rimasto sempre acceso ma la telefonata, il chiarimento che lui dice di essere ancora disposto a cercare, non ci sono stati. Ora sono nove i giorni a disposizione del sindaco di Parma per tornare all’interno del Movimento 5 Stelle, ma sembra di capire che la rottura sia insanabile. E nella città emiliana l’addio non coinvolgerebbe solo il primo cittadino ma praticamente tutto il gruppo dirigente pentastellato, tranne una piccola frazione che si è già staccata dal sindaco nelle settimane scorse (i consiglieri comunali Nuzzo e Savani). Il gruppo di maggioranza, anche oggi, ha giurato fedeltà al primo cittadino di Parma. “È cambiato il movimento, non noi”, tuona la vicesindaco Nicoletta Paci, grillina della prima ora in Emilia. E Pizzarotti ribadisce: “Non mi ritengo fuori dal Movimento”. “Fra dieci giorni non potrò più usare il simbolo? Non c’è scritto da nessuna parte che deve essermi sottratto”, fa sapere Pizzarotti. “Nel Movimento poi ci sono stati tre pesi e due misure: Fucci non ha detto nulla a nessuno e non è stato toccato, Nogarin si è comportato in altro modo e anche in questo caso nessun provvedimento, invece io sono stato sospeso. Noi a Parma, ripeto, siamo compatti e sono sicuro che non ci sarà una sospensione collettiva perché è il Direttorio che sta sbagliando, che sta tenendo un comportamento irresponsabile”.

Il Direttorio unanime nella condanna. Ma le motivazioni? Appaiono risibili

Già, il Direttorio del movimento 5 stelle. Sono intervenuti praticamente tutti, in modo unitario e compatto, in difesa di Casaleggio junior, che ha decretato l’espulsione di Pizzarotti. Lo dice senza mezzi termini Alessandro Di Battista: “La decisione del M5S di sospendere il sindaco di Parma Federico Pizzarotti “ha visto concordi tutti i componenti del direttorio. Noi non aspettiamo le sentenze, abbiamo delle regole e le applichiamo”, aggiunge. Quanto alle accuse di ‘due pesi due misure’ usate nei confronti del sindaco parmense e di Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno, Di Battista osserva che “su di lui non abbiamo ancora deciso: vedremo le carte e se avrà sbagliato farà un passo indietro. Pizzarotti, dopo aver condiviso un percorso con i suoi cittadini, avrebbe dovuto informarli di aver ricevuto un avviso di garanzia, cosa che non ha fatto. E per questo dovrebbe chiedere scusa ai cittadini di Parma. Un 5 Stelle – aggiunge – non si comporta così e va sospeso”. Diverso, per Di Battista, anche il caso del sindaco di Pomezia Fabio Fucci. “Non si può certo pensare – dice – che siano la stessa cosa. Un conto è una querela per diffamazione, un altro sono le ipotesi di reato collegate all’attività politica”. Per Carla Ruocco, “”Abbiamo sospeso Pizzarotti perche’ ha fatto un gesto totalmente in dissonanza con un’operazione trasparenza. Ha nascosto un atto importante che il movimento e i cittadini avrebbero dovuto conoscere”. “Io fino a prova contraria sono un membro del direttorio – aggiunge a margine dell’iniziativa in piazza Don Bosco con la candidata sindaco di Roma Virginia Raggi – e a me Pizzarotti non mi ha mai cercato. Chiunque lo fa rispondo, e da lui non sono mai stata cercata”.

Intanto, si prepara a Parma il Consiglio comunale del 24 maggio

Intanto l’opposizione a Parma va all’attacco. Assemblea unitaria e richiesta di verifica della maggioranza in Consiglio comunale perché, sottolinea Nicola Dall’Olio, capogruppo Pd, “la chiarezza su chi ci governa è essenziale”: “Vogliamo sapere chi ci governa. Se è qualcuno che fa parte di un partito, perché anche i 5 Stelle lo sono, che i cittadini hanno votato o se fa parte di altro”. Pizzarotti però replica: “Non chiederò certo di anticipare un Consiglio comunale, non è l’opposizione a stabilire la mia agenda di lavoro. E poi la guida della città è salda. Il Consiglio è fissato per il 24, è confermato in quella data e non c’è motivo di anticiparlo”. Ma il 24 Pizzarotti rischia già di essere un ex del Movimento 5 stelle. O no?

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