Informazione stracciona. Fa morire due volte Pannella, fra lirismo da strapazzo e violazione dell’intimità del dolore. Ecco s’avanza Emma Bonino

Informazione stracciona. Fa morire due volte Pannella, fra lirismo da strapazzo e violazione dell’intimità del dolore. Ecco s’avanza Emma Bonino

Impressionante. I “migliori” giornalisti, quelli che commentano i grandi eventi, al di là delle cronache, che raccontano i fatti della vita, che indagano sui costumi, sulla loro evoluzione, si stanno cimentando con la morte di Giacinto detto Marco Pannella. C’è anche chi, timidamente, trascorse poche ore da quando ha cessato di vivere il leader dei radicali, o più precisamente del partito transnazionale, azzarda  una analisi della  storia politica di Pannella, delle sue scelte, dalla sua gestione di un partito molto “mobile” che trasmigrava con grande facilità da un fronte all’altro, da posizioni liberal-liberiste al garofano socialista, dal liberalsocialismo al  berlusconismo, di nuovo verso sinistra. Ma in generale i politologi, quelli abituati in particolare ai retroscena, scandagliano sul possibile futuro del partito o dei partiti, quello transnazionale e quello dei radicali, una delle associazioni che fanno capo alla casa madre oggi guidato da Riccardo Magi, candidato a sostegno di Giachetti a sindaco di Roma mentre a Milano Cappato presenta direttamente la sua candidatura a primo cittadino.

Giornalismo spazzatura: la storia del rosario fra le dita di Marco, sostituito da sigari

Liquidiamo i “commenti”, il “colore” che trasuda da articoli, dichiarazioni di politici di ogni genere, “ma quanto era bravo Pannella, come faremo senza di lui” e simili ipocrisie. Sono alcune frasi tratte da uno degli articoli di uno scriba che va per la maggiore. Non citiamo il nome per il suo bene. Racconta di “come si divertirebbe Marco Pannella a guardare se stesso con il rosario in mano. Su letto damascato, nella cameretta della Mater Dei, con due crocifissi alle spalle e tante suorine in bianco che sembrano quelle di Manara e di Fellini. Il corpo smisurato del gigante somiglia ad una scultura di Cattelan”. Ancora: il “rosario fra le mani glielo ha messo Remy, la signora filippina che lo ha aiutato in casa per 30 anni”. Matteo Angioli, radicale doc, “pur non avendo nulla contro i rosari, dopo qualche ora sorride a  Remy, ma lo prende (il rosario ndr) e lo infila dentro la tasca della giacca blu di  Pannella. C’è ma non si vede. Al posto del rosario Matteo sistema un pacchetto di sigari”. Chiudiamo qui, non ce la facciamo a leggere oltre. Così come sono insopportabili tante dichiarazioni, quasi una gara a chi piange di più la scomparsa di Pannella.

Torna Emma dopo un’assenza di molti mesi. Omaggi postumi puzzano di ipocrisia

Non ce la fa neppure Emma Bonino che in una piazza Navona con tanta gente, la piazza storica delle manifestazioni dei radicali, accolta da molti applausi, a pochi  passi dalla bara in cui riposa Marco, sbotta: “Pannella è stato irriso e deriso quando non vilipeso e penso che alcuni omaggi postumi puzzino di ipocrisia lontano un miglio.” “Benvenuti se vi siete ricreduti – ha aggiunto – ma il modo per onorarlo è prestare maggiore attenzione alle battaglie che aveva e che abbiamo in corso. Quella per i carcerati, sul diritto a morire in modo dignitoso, sul come vivere insieme”.

Bonino per molti mesi non ha partecipato alle riunioni che si tenevano giornalmente  nella sede del partito, ha disertato importanti appuntamenti. I suoi rapporti con il leader si sono fatti sempre  più freddi. Il tema del dissenso: il rapporto del partito con le istituzioni. E di questo ha parlato nel suo intervento dal palco accennando alla “complessità di Marco e la complessità delle sue mille battaglie. In questi giorni spesso anche la stampa si ferma ad aborto e divorzio, ma Marco era molto di più, cito per esempio Sarajevo o la battaglia contro l’esplosione del debito pubblico perché sarebbe ricaduto su tutti i giovani”.

“L’insegnamento più importante  di Marco: come stare nelle istituzioni”

Ma l’insegnamento più importante di Pannella, ha concluso, è stato “come stare nelle istituzioni, il senso della politica come impegno e non come affare”. Ed ha fatto riferimento al ruolo che nelle istituzioni hanno giocato i radicali sia alla Regione Lazio, sia al Comune di Roma, facendo proprie le candidature per le elezioni a Roma e a Milano. Pannella dava un punto di riferimento alle battaglie del partito transnazionale: il problema della conoscenza, la partecipazione diretta dei cittadini, il valore dei referendum così come nella storia dei “successi” radicali, dal divorzio all’aborto, l’impegno per l’amnistia, le iniziative perché anche in carcere siano rispettati  i diritti della persona.

Con la scomparsa del leader finisce un’era storica dei radicali. Non ci saranno eredi

Proprio da Piazza Navona, mentre l’orchestra di Carlo Loffredo suona quel jazz che piaceva a Marco, arriva un segnale: la fine, con la scomparsa di Pannella, di un’era storica dei radicali italiani. Senza eredi. Forse se ne apre un’altra che potrebbe avere proprio Emma Bonino come protagonista. Ma con la scomparsa di Pannella restano tutti i problemi di fondo di una forza politica che ha fatto dei diritti civili in ogni parte del mondo l’essenza della sua politica. Pannella richiamava spesso il manifesto di Ventotene, un’altra Europa, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, il socialismo liberale. Parlava, il “Manifesto”, di una società socialista, dei diritti civili e dei diritti dei lavoratori, dell’uguaglianza, del ruolo dei sindacati, delle forze sociali, sostanza della democrazia.

ll leader radicale vedeva come il fumo negli occhi comunisti e sindacati, Cgil in testa

Un linguaggio che Pannella ha perso per strada, quando ha individuato come suoi nemici i comunisti di allora e i sindacati, la Cgil in modo particolare, osannando un liberismo senza freni. Ascoltando alcuni interventi di Pannella che Radio Radicale nelle trasmissioni notturne manda in onda, un materiale prezioso, rimproverava ai sindacati di aver trovato sede in quelle che avevano “ospitato” le corporazioni fasciste. Così come non aveva dubbi quando metteva insieme fascisti e comunisti. Faceva finta di non sapere che i comunisti pur con tutti i loro ritardi nell’affrontare la questione dei diritti civili, con i loro voti avevano fatto vincere i referendum. Certo con fatica e pungolati anche dai radicali di Pannella, basta rileggersi alcuni interventi di Enrico Berlinguer, nelle politica del Pci diritti civili e diritti del lavoro riescono a fondersi, sono sostanza di una politica economica e sociale che mantiene ancora oggi la sua validità, pur nei tempi della globalizzazione.

Uno “spottone” di La 7 a favore del candidato a sindaco di Roma, Giachetti

Pannella per tanti anni, dopo i successi referendari, i digiuni in cui ha messo a repentaglio la propria vita, non è riuscito a dare una prospettiva al suo partito. Lo stesso cavallo di battaglia di questi ultimi tempi, la conoscenza, non è un problema neutro. Ci sono cento e mille interessi in campo, un terreno da sminare. Ma si deve scegliere da che parte stare. Certo non con Berlusconi che alla conoscenza è poco interessato. Magari evitando anche “spottoni” come quello fatto da La7 che ha mandato in onda in diretta da Piazza Navona una intervista con il candidato Giachetti, tessera radicale, renziano di ferro. Se non andiamo errati siamo in regime di par condicio. Certo, non si può impedire che attorno al palco ci siano molti esponenti con doppia tessera, Pd e radicale. Ma farsi intervistare è  altra cosa. Bonino che sponsorizza l’operazione elezione Giachetti dovrebbe non fidarsi troppo del Pd. Nel  marzo del 2010 era candidata alla presidenza della Regione Lazio per il centrosinistra. Sembrava fatta. Invece vinse Renata Polverini, candidata del Popolo della libertà. Emma, battuta per 1500 voti, sbottò: “Il Pd mi ha mandato  allo sbaraglio”.

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