In Egitto e in Turchia manifestazioni vietate per il primo maggio. Lavoratori trattenuti dalla polizia in stato di fermo, dopo l’uso di idranti e lacrimogeni

In Egitto e in Turchia manifestazioni vietate per il primo maggio. Lavoratori trattenuti dalla polizia in stato di fermo, dopo l’uso di idranti e lacrimogeni

In Egitto, la polizia ha vietato a centinaia di lavoratori di celebrare, al Cairo, il loro Primo maggio. Lo rivela Kamal Abbas, del Centro per i sindacati e i servizi ai lavoratori. Il sindacalista indipendente ha detto che 650 delegati sindacali provenienti da tutte le regioni egiziane, cercavano un luogo dove poter tenere una conferenza stampa per raccontare ai media di tutto il mondo delle pessime condizioni dei lavoratori, senza diritti e con salari miserabili. I delegati si avviavano verso il palazzo del sindacato dei giornalisti quando sono stati fermati dalla polizia. L’area è stata immediatamente circondata da decine di poliziotti e di agenti delle forze di sicurezza di Al Sisi, imbracciando fucili automatici. Il sindacato dei giornalisti è stato un punto di riferimento importante per le manifestazioni, in passato, ma da lunedì scorso viene costantemente monitorato dalla polizia che blocca ogni manifestazione antigovernativa.

Human Rights Watch, la Ong newyorchese per i diritti umani, ha chiesto con forza al governo egiziano di legalizzare i sindacati egiziani indipendenti e di porre fine ad un sistema decennale che autorizza solo i sindacati scelti dal governo. Su questa situazione indagava il ricercatore Giulio Regeni, e forse per questo è stato ucciso. “Il governo egiziano”, dice infatti Nadim Houry, vicedirettore di Human Rights Watch per il Medio oriente e il Nord Africa, “ignora il diritto fondamentale dei lavoratori di organizzarsi in modo indipendente. Il governo sembra intenzionato a limitare la libertà del movimento operaio egiziano, ottenuta dopo anni di lotte culminate nella primavera araba del 2011”. Proprio il movimento operaio è stato tra le principali forze che nel 2011 diedero vita alla rivolta che rovesciò Mubarak. Con l’ascesa di al-Sisi, il generale che rovesciò con un golpe il presidente islamista Mohammed Morsi nel 2013, le proteste sono vietate e gli attivisti vengono considerati terroristi e nemici dello stato, che siano islamisti o liberali o laici.

Il palazzo del sindacato dei giornalisti del Cairo ha assunto così un significato particolare perché da lì partirono i 2000 manifestanti che si raccolsero per protestare contro la decisione di al-Sisi di regalare le isole del Mar Rosso all’Arabia Saudita. La polizia usò gli idranti e i gas lacrimogeni e arrestò decine di militanti.

Scontri e divieti anche a Istanbul

Stesso atteggiamento delle autorità egiziane è stato tenuto dalle autorità turche, guidate dal presidente Erdogan, ormai considerato il miglior amico dell’Europa in Medio Oriente, perché, a pagamento, ha accettato di farsi carico dei profughi e dei rifugiati. La polizia turca, come quella egiziana, ha usato idranti e lacrimogeni contro i manifestanti che celebravano il primo maggio a Istanbul, e ne hanno arrestati più di duecento, perché stavano andando a piazza Taksim, nonostante il divieto. Le autorità turche hanno impiegato ben 24.500 agenti delle forze di sicurezza per controllare e reprimere le celebrazioni del primo maggio a Istanbul. Il governatore di Istanbul ha affermato: “alcuni gruppo illegali che volevano danneggiare la pace e la sicurezza della nostra gente ha tentato di fare manifestazioni illegali in piazza Taksim, col pretesto del Primo maggio. 207 persone sono state arrestate, e sono state sequestrate 40 bottiglie Molotov, 17 granate, migliaia di volantini antigovernativi”. Sembra che uno dei manifestanti sia stato ucciso da un camion della polizia che sparava idranti sulla folla. Lo riporta la CNN turca.

Piazza Taksim a Istanbul era il centro delle manifestazioni del primo maggio fino al 1977, quando decine di persone vennero uccise. Da allora, quel giorno venne ricordato in Turchia, dal movimento operaio come “il sanguinoso Primo Maggio”. La piazza venne riaperta alle celebrazioni del primo maggio solo nel 2008, e fu chiusa nuovamente nel 2013. È diventata la principale piazza dove si raccolgono i manifestanti anti Erdogan. La manifestazione del primo maggio a Istanbul è stata concessa in una piazza molto decentrata, nei pressi dell’aeroporto, nel distretto di Bakirkoy. La manifestazione, dicono le agenzie internazionali, è stata vissuta da partecipanti con umore agrodolce, proprio per il divieto di usare piazza Taksim, simbolica e centrale. “Nessuno aveva pistole, né bombe. La gente viene qui perché vuole esprimersi, ma lo stato vieta loro di andare nella piazzi che desiderano”, ha detto Fatma Akaltu, delegata sindacale. Infine, anche a Bakirkoy sono scoppiati tafferugli tra polizia e manifestanti, soprattutto aderenti al Partito Democratico procurdo, solo perché cantavano “Lunga vita al Kurdistan”.

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