Il sindaco di Lodi arrestato si autosospende. Il membro Pd del Csm, Fanfani, giudica i provvedimenti del Gip di Lodi, solleva indignazioni e reazioni

Il sindaco di Lodi arrestato si autosospende. Il membro Pd del Csm, Fanfani, giudica i provvedimenti del Gip di Lodi, solleva indignazioni e reazioni

Sulla vicenda che a Lodi ha portato in carcere con l’accusa di turbativa d’asta, il sindaco Simone Uggetti, del Pd, per anni assessore nella giunta guidata dall’attuale vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, partiamo intanto dalla più rilevante notizia di cronaca, che si aggiunge alle evidenze contenute nell’ordinanza del Gip. Alcuni hard disk dei computer negli uffici del Comune di Lodi utilizzati per predisporre la documentazione per il bando delle piscine comunali, e che contenevano parte della corrispondenza via mail tra gli indagati per turbativa d’asta, sono risultati sostituiti. A quanto si è saputo, però, i militari della Guardia di Finanza di Lodi hanno trovato gli originali in un’altra parte del municipio. Uno degli elementi che ha portato all’arresto di Uggetti e dell’avvocato Cristiano Marini è stato appunto il pericolo di inquinamento delle prove proprio perché gli indagati avevano manomesso i computer. Simone Uggetti “per correttezza e per massima garanzia per se stesso e per l’immagine del partito si è autosospeso dal Pd e dalla carica di sindaco”, ha annunciato il suo avvocato Pietro Gabriele Roveda, al termine dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore davanti al gip di Lodi Isabella Ciriaco.  “Il sindaco ha risposto alle domande del giudice in merito ai fatti contestati”, ha spiegato il legale, ribadendo che Uggetti “ha detto di aver sempre agito per il bene del bilancio del Comune e per l’interesse pubblico. Valuteremo le singole condotte che gli sono state contestate”, ha concluso.

L’esplosione del caso nel Csm, dopo una inammissibile dichiarazione di Giuseppe Fanfani, membro laico in quota Pd

Fanfani ha premesso di non essere “mai intervenuto nel merito di provvedimenti giurisdizionali” e ha dichiarato la sua “grande stima di tutti i magistrati che hanno combattuto la corruzione e il malaffare”. Tuttavia ritiene il provvedimento adottato nei confronti del sindaco di Lodi fuori misura e “forse figlio di un clima di tensione che non fa bene né alla giurisdizione né ai rapporti interistituzionali”. E poi la stupefacente dichiarazione, sostanzialmente una ingerenza nell’autonoma decisione di un Gip: “Non ho mai visto, in 40 e più anni di attività di penalista – dice Fanfani – incarcerare alcuno per un reato come la turbativa d’asta, soprattutto quando l’interesse dedotto è quello di una migliore gestione di una piscina comunale. Non mi pare fossero necessari provvedimenti di cautela, ma se proprio lo si riteneva bastavano provvedimenti interdittivi e non certo coercitivi. Il carcere, poi, mi pare del tutto fuor di luogo, frutto di una non equilibrata valutazione del caso”. Data la sua posizione di membro del Csm, in quota Pd, una tale incredibile affermazione non poteva passare inosservata e infatti ha suscitato notevoli e ampie indignazioni. Non solo. Lo stesso Fanfani aveva prima annunciato e poi, nel corso del pomeriggio annullato, il tentativo di aprire un dossier nei confronti della Gip di Lodi, Isabella Ciriaco.

La prima replica: il presidente della Prima Commissione del Csm, Balduzzi: “non è compito nostro”

Spetta al presidente della Prima Commissione Balduzzi fare chiarezza e soprattutto offrire a Fanfani una lezione di correttezza istituzionale e costituzionale. “Non è compito del Csm, e in particolare della sua Prima Commissione, prendere posizione su singoli provvedimenti giurisdizionali e tantomeno interferire con vicende giudiziarie in corso. L’organo costituzionalmente previsto per il governo autonomo dell’ordine giudiziario ha la missione di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, perno dello Stato costituzionale di diritto. Contro i provvedimenti giurisdizionali il nostro ordinamento prevede un compiuto sistema di garanzie e di impugnazioni, al quale è e deve restare estraneo il Consiglio superiore. La Prima Commissione del Csm si è sempre attenuta (anche in vicende delicate, come quella recente relativa alla Procura di Arezzo) a questi principi di non interferenza, non ingerenza e rispetto per la magistratura e per i provvedimenti adottati o non adottati dell’autorità giudiziaria”.

I membri togati di Area al Csm: inaccettabili parole Fanfani, indebita interferenza

“Riteniamo incomprensibili e istituzionalmente inaccettabili le dichiarazioni di un consigliere superiore a commento della iniziativa della autorità giudiziaria di Lodi che ha portato alla applicazione di misure cautelari a carico di una serie di indagati, tra cui il sindaco della città di Lodi, a seguito di accertamenti relativi a ipotesi di turbativa d’asta”. Lo dichiarano in una nota i componenti di Area al Consiglio superiore della magistratura. “La definizione di ‘arresto ingiustificato e comunque eccessivo’ da parte del consigliere Fanfani, senza peraltro conoscere i contenuti della indagine e sulla base delle notizie di stampa, per di più adombrando possibili interventi dello stesso Csm, appare una indebita interferenza sulla autonomia e sulla serenità dei magistrati e rischia di delegittimare il loro impegno nella trattazione di un delicato procedimento per la natura delle incolpazioni e la qualità dei soggetti coinvolti”, aggiungono i consiglieri di Area, Morosini, Clivio, Fracassi, Ardituro, Aschettino, Aprile, Napoleone. “La natura delle censure formulate dal consigliere Fanfani verso i citati provvedimenti non possono in alcun modo essere materia di competenza del Csm, riguardando valutazioni strettamente giurisdizionali di merito come tali eventualmente assoggettabili a impugnazioni nelle sedi competenti”, prosegue la nota. “Il rispetto delle prerogative strettamente giurisdizionali da parte di ogni attore qualificato costituisce – questo sì – il vero antidoto all’insorgere di tensioni dannose alla credibilità delle istituzioni”, concludono i togati di Area.

L’ANM di Milano: “stupore e disagio” per le parole di Fanfani

L’Anm di Milano manifesta “stupore e disagio” per le parole del Consigliere del CSM Fanfani sui provvedimenti cautelari emessi nei confronti del Sindaco di Lodi ed esprime “piena solidarietà ai magistrati di Lodi”: “oltre ad esprimere pesanti giudizi sulla legittimità del provvedimento cautelare”, Fanfani “sembra paventare ovvero prospettare interventi censori del CSM”. “I provvedimenti giudiziari possono essere sottoposti a critica sul piano tecnico per le soluzioni adottate”, ma “tali interventi critici, specialmente se provenienti da ambiti istituzionali qualificati, non possono e non debbono mai – avverte la sezione milanese del sindacato delle toghe – trasmodare in indebita interferenza nel lavoro giudiziario, né basarsi su una conoscenza meramente mediatica della vicenda”.

La Giunta esecutiva centrale dell’ANM: indebita interferenza nel procedimento in corso

“La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ritiene che le dichiarazioni rese oggi dal membro laico del Csm Giuseppe Fanfani siano un’indebita interferenza nel procedimento in corso presso gli uffici giudiziari di Lodi”, scrive in una nota secca l’Anm, che replica alla richiesta, avanzata dal consigliere Fanfani di aprire una pratica per verificare “la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati” dalla magistratura sul caso Lodi.

Zaccaria, membro laico del Csm: pieno rispetto decisioni magistratura 

“Preso atto delle dichiarazioni del consigliere Balduzzi, pur non facendo attualmente parte della I Commissione”, i membro laico del Csm, Alessio Zaccaria, in quota Cinque stelle, ritiene “di dovere esprimere piena condivisione delle medesime, costituendo il principio del rispetto delle decisioni assunte dalla magistratura nel legittimo esercizio delle funzioni che le sono proprie un atteggiamento irrinunciabile dell’organo di autogoverno e insuscettibile di essere posto in discussione”.

Il no commenti di Renzi, i veleni nel Pd. Le parole di Fanfani sono le stesse pronunciate da dirigenti Dem

Matteo Renzi oppone un garbato no comment perché “ci sono delle regole di condotta” per le quali “il governo non commenta quello che fa il Csm”. I vertici Pd, fuori dai taccuini, giurano che l’iniziativa di Giuseppe Fanfani “è del tutto autonoma”. Perché il premier insiste nella sua linea: “Nessuno scontro con la magistratura, nessuno crede alla teoria del complotto” delle toghe contro i magistrati. E in questo quadro l’annuncio di Fanfani, eletto al Csm in area Pd, rischia di creare più problemi di quelli che vorrebbe risolvere. In realtà, il consigliere Fanfani ha riproposto esplicitamente tutte le argomentazioni che ieri venivano elencate dai Dem, ai quali l’arresto di Simone Uggetti era parso “eccessivo”. Stesso aggettivo scelto da Fanfani: “Ingiustificato e comunque eccessivo”. Ma neanche la “copertura” di un componente del Csm fa deragliare il premier dalla linea scelta: “Io non ho mai cambiato posizione: rispetto per le iniziative della magistratura, nessuna teoria del complotto”. E via con l’elenco di tutte le misure per rafforzare la lotta alla corruzione e per rendere più veloci i processi e più efficiente la macchina giudiziaria. E una linea, quella di Renzi, utile anche a non far partire le polemiche all’interno del Pd: nella minoranza l’iniziativa di Fanfani non è stato affatto apprezzata (“Non è certo il modo migliore per stemperare il clima… E viene da un esponente del Csm che ha un’identità ben riconoscibile!”). Il punto, spiegano esponenti della sinistra Pd, è che “non paga la linea di dare bastonate a tutti” e “nei confronti delle inchieste bisognerebbe avere la pazienza di aspettare i lavori della magistratura, se si è convinti di avere la coscienza pulita. Certe uscite lasciamole a Verdini…”. Osservazioni cui dalla maggioranza Dem rispondono così: “L’autonomia vale anche per Fanfani… è membro del Csm, fa le scelte che ritiene opportune”.

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