Il ritorno dell’oro?

Il ritorno dell’oro?
Chi mi segue dal settembre del 2007 sa bene che, nel tenere il giornale di bordo della flotta finanziaria scossa dagli alti marosi della tempesta perfetta, ho dichiarato subito che il mio punto di riferimento teorico era il mai troppo compianto John Maynard Keynes, mentre nel panorama contemporaneo le stelle polari erano lo speculatore George Soros e il Leone di Omaha, al secolo Warren Buffett, due persone diversissime tra di loro ma che analizzavano la crisi finanziaria più grave dal secondo dopoguerra mondiale con una lucidità senza pari.
Ebbene, in queste ultime settimane i miei punti di riferimento vanno ognuno per la sua strada, perché George Soros, spaventato dalla sempre più possibile crisi della Cina (e come dargli torto), sta disinvestendo dagli Stati Uniti d’America, anzi sta scommettendo su un tracollo dell’indice Standard&Poor’s 500 e gettandosi a capofitto su quello che Keynes definiva un relitto  barbarico, sì proprio l’oro che sta comprando fisicamente e a mezzo di futures nonché acquistando quote di società specializzate nell’estrazione e nella commercializzazione del metallo giallo, mentre Buffett, da parte sua (e da par suo) si è lanciato a lancia in resta sull’alquanto traballante Apple e forse anche sulla tecnicamente fallita Yahoo.
Insomma, c’è da farsi venire il mal di testa, anche perché non riesco a dimenticare che solo pochi anni fa il metallo giallo aveva toccato i 1.750 dollari l’oncia per poi precipitare poco al di sopra dei mille dollari, un mercato cioè abbastanza ballerino e nel quale si rischia di bruciarsi le dita se non addirittura le mani, un mercato, cioè ballerino non meno di quello del petrolio dove i giochetti dal lato dell’offerta stanno determinando una corsa basata su alquanto risibili motivi come l’incendio in Canada e gli scioperi in Nigeria, due fenomeni certamente importanti ma largamente surclassati dalla rapida crescita dell’offerta di petrolio iraniano che sta recuperando a grandi passi i livelli di produzione precedenti alle sanzioni.
Il problema è rappresentato dal fatto che Soros non è una stella polare solo per me e, quindi, c’è una quantità di investitori che si stanno mettendo in scia sia sul mettersi contro lo S&P 500 sia nell’acquistare a piene mani l’oro, incuranti del fatto che il metallo giallo vive i suoi momenti migliori quando l’inflazione corre, mentre ora siamo in presenza di una vera e propria deflazione in Europa e di una crescita moderata dei prezzi negli States, ma è ovvio che Soros sta vedendo una recessione mondiale guidata dal crack della Cina e di fronte a questo si va verso i porti sicuri e il porto sicuro per eccellenza rimane l’oro!
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