Il Pd perde la testa. Referendum, terrorismo politico. Boschi: se perdiamo, in gioco il futuro del Paese. Elezioni: sondaggi a picco. Corruzione, ogni giorno ha la sua pena

Il Pd perde la testa. Referendum, terrorismo politico. Boschi: se perdiamo, in gioco il futuro del Paese. Elezioni: sondaggi a picco. Corruzione, ogni giorno ha la sua pena

Sono scivolate via come l’olio alcune parole pronunciate dalla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. In occasione di una iniziativa a Perugia per “festeggiare l’inizio della campagna referendaria”. “La scelta del referendum l’abbiamo fatta da subito, come governo, come Pd e come maggioranza – ha  detto – ora comincia la parte più bella, quella di una sfida vera da qui a ottobre, la sfida decisiva nella quale ci giochiamo tutto, non solo per le riforme costituzionali ma anche per il futuro del nostro Paese”. Parole riportate dai media senza che agli scriba venisse, perlomeno, un dubbio, ma che c’entra il referendum con il futuro del Paese? Anzi, hanno proprio enfatizzato, perché questa è la linea dettata dal “duo” Boschi-Renzi. Non è un caso che il premier annunci, a muso duro, mascella pronunciata, che se perde il referendum costituzionale lui se ne va e, si direbbe adottando una formula matematica, per la proprietà transitiva, se lui si dimette per il Paese sarà un disastro. È talmente pieno di sé che non può immaginare che l’Italia senza di lui, come dice Boschi, abbia un futuro. Sarebbe facile dire che morto un papa se ne fa un altro, che se il Paese fosse andato alle urne qualche tempo fa forse la situazione sarebbe oggi diversa. Ci si salverebbe l’anima. Il problema non lo si risolve guardando all’indietro. Magari l’allora Presidente della Repubblica poteva indicare al Paese strade diverse da quelle che sono state percorse.

Il premier sente  il fiato sul collo, le sue “riforme” un fiasco clamoroso

Oggi serve guardare avanti. Renzi sente il fiato sul collo, le sue “riforme” sono un fiasco clamoroso. Quella relativa alla Costituzione, insieme all’Italicum, non regge l’urto. Quaranta articoli cambiati, si toccano meccanismi fondamentali, fonte e sostegno della democrazia, sostanza della Carta, nata dalla Resistenza, val sempre la pena di ricordarlo. Non solo. Pensiamo che non siano molti, forse neppure i parlamentati che hanno votato le modifiche, coloro che abbiano letto i testi. La lingua italiana è stata massacrata, analfabeti di ritorno. Ma ci sono delle “perle” che dovrebbero far inorridire. Per esempio, se si dice che solo la Camera dei deputati rappresenta il Paese quei senatori nominati dal Presidente della Repubblica rappresentano le Regioni ed i Comuni?

Sarebbe questa la “sfida decisiva”,  la “parte più bella”, quella che Boschi “festeggia” con l’apertura della campagna per il sì nel referendum? Certo il referendum è una tappa importante come lo sono sempre stati, ma dire dopo di noi il diluvio è un ricatto gravissimo. Perché si supera ogni limite della decenza, parola sempre meno usata in politica, quella cattiva? Elementare, verrebbe da dire. Intanto è sempre più difficile trovare giuristi, costituzionalisti, professori, quelli che non piacciono a Renzi che si pronunciano a  favore della “deforma” della Costituzione.

Gli “esperti” a favore delle “deforme” si contano sulle dita di una mano

Gli scriba fanno fatica e parlano genericamente di “esperti” a favore delle modifiche costituzionali. Si contano sulle dita di una mano. Ancora, malgrado la disinformazione imperante, i sondaggi danno favorito il fronte del “no”. Già, i sondaggi, e qui entrano in campo le ormai prossime elezioni amministrative. In quasi tutte le grandi città il Pd non se la vede bene. Anzi. Anche sul piano nazionale i Democratici vengono valutati qualche zero virgola sopra il trenta. Sentono il fiato sul collo del M5S. In Renzi ripongono fiducia solo il 28% degli italiani, come Di Maio. Il premier nelle sue torrenziali dichiarazioni a proposito delle amministrative dichiara che con il governo, con la politica nazionale, non hanno niente a che vedere.

Il bluff dei “patti” per il Mezzogiorno. Confermato: scomparsi 17 miliardi

Ma se è così, perché è andato in Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia a stringere “patti” con regioni e comuni per il rilancio del Sud? Ne ha firmati sei, ne restato altri dieci. Ma si scopre che sono tutti fasulli. Noi l’abbiamo scritto e non siamo stati smentiti, il Fatto non è stato smentito, ora arriva anche la Stampa, certo un quotidiano non antirenziano, che conferma. Non è una regalia di Renzi, i miliardi fanno parte del Fondo sviluppo e coesione sociale, che ha durata settennale. I fondi, se arriveranno, sono in ritardo di due anni e mezzo, Renzi non ha niente a che vedere. Anzi ha molto a che vedere perché in origine il Fondo aveva una dotazione di 55 miliardi. Ora si scopre che ce ne sono solo 38. I 17 mancanti dove sono finiti? In mille rivoli. Il presidente della Regione Puglia, Emiliano, attende ancora una risposta da Renzi.

Il futuro del Paese messo in discussione dalle politiche del governo. Dati economici in negativo

Il futuro del nostro paese non sarà messo in discussione dall’esito del referendum, che certo ha un valore politico, ma le minacce e i ricatti agli elettori sono altra cosa. Il futuro, quello che riguarda la vita dei cittadini, delle lavoratrici, dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, delle famiglia in disagio, dei pensionati, di coloro che non hanno né pensione né salario è messo in discussione dalle politiche del governo. L’ottimismo di Renzi, di Padoan, di Poletti, di altri ministri più silenziosi che si aggrappano ai dati Istat, tutti in negativo rispetto alle previsioni, per far credere che uno zero virgola rappresenti il toccasana per la nostra economia, è smentito dai numeri che arrivano dalla Banca centrale europea, dalla Commissione Ue, dal Fondo monetario. È smentito dal “sentire” popolare di cui ci parlano le agenzie specializzate. Il 31% degli intervistati da Ixé per Agorà (Raitre) pensa che la svolta economica per il nostro Paese non avverrà mai. Il 27% se l’aspetta tra 5 anni, il 23% tra dieci anni. In questo clima rimane bassa la quota di italiani che vede segni di ripresa (24% contro il 26% della scorsa settimana).

Non  è un belvedere la partecipazione di “verdiniani” alle riunioni di maggioranza

Non vogliamo ulteriormente infierire. Non possiamo però evitare un richiamo alla lotta contro la corruzione. Il Pd la mette in primo piano. Fatto importante perché ogni giorno in casa del partito di maggioranza la cronaca segnala episodi non proprio edificanti. Non solo per quanto riguarda arresti, indagati. Non ci riferiamo solo  a fatti che riguardano l’autorità giudiziaria. Ma, per esempio, pensiamo non sia un bel vedere la partecipazione di Verdini e soci alle riunioni della maggioranza. Offuscano anche “le belle giornate” della ministra Maria Elena Boschi.

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