Francia. I socialisti negano ogni mediazione sulla riforma del lavoro. Giovani, lavoratori e forze sociali delusi dai socialisti francesi

Francia. I socialisti negano ogni mediazione sulla riforma del lavoro. Giovani, lavoratori e forze sociali delusi dai socialisti francesi

La riforma del lavoro firmata dal ministro El-Khoumri e sostenuta dal premier Valls e dal presidente Hollande è approdata alla discussione e al voto dell’assemblea nazionale francese. Al centro dello scontro sociale c’è l’articolo 2 della riforma, osteggiato non solo dai sindacati, a partire dalla CGT, ma soprattutto da centinaia di migliaia di giovani e lavoratori francesi, che dal 31 marzo hanno tenuto duro organizzando centinaia di manifestazioni di protesta in tutta la Francia, e hanno dato vita alle cosiddette Notti in piedi. E sull’articolo 2 si è celebrata una frattura politica in seno al Partito socialista dirompente, che avrà notevoli effetti sul partito, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2017. Come dicono gli universitari francesi, l’articolo 2 è stato scritto sotto dettatura del “patronato” come lo chiamano in Francia, ovvero assecondando la volontà delle organizzazioni delle imprese di chiudere per sempre la stagione dei contratti nazionali, e di aprire – su comando di Bruxelles – la strada esclusivamente alla contrattazione aziendale basata sulla produttività e sulle condizioni economiche e produttive di ciascuna impresa. Bruxelles ordina di intervenire pesantemente sulle regole del mercato del lavoro, sacrificando il reddito da lavoro dipendente, e le cancellerie europee si adeguano. Oggi tocca alla Francia, domani molto probabilmente toccherà all’Italia.

Il disastro socialista

Non è un caso che il premier francese Valls al termine di un concitatissimo dibattito in Assemblea nazionale, abbia voluto ribadire che “le leggi in Francia come in Europa non le fa il sindacato”. Occorre però rammentare al capo del governo francese socialista che diritti, rappresentanza e interessi dei lavoratori sono assicurati e garantiti dai sindacati, che con questo articolo 2 vengono decisamente delegittimati come organizzazioni nazionali a tutela del lavoro e dei lavoratori. L’articolo 2 della riforma Valls prevede infatti una “inversione della gerarchia delle norme”, e se adottata la nuova legge consacrerebbe “il primato dell’accordo aziendale” di secondo livello “in materia di durata del lavoro, di diritti e di salari”. Insomma, come si diceva, sarebbe il funerale dell’accordo collettivo nazionale di lavoro, e consentirebbe, dicono studenti e sindacati, l’apertura di una fase drammatica in cui potrebbero rifiorire i sindacati “gialli”, voluti e costituiti dagli stessi imprenditori. Un gran bel risultato.

Il capogruppo Le Roux ammette una mediazione con studenti e sindacati sull’articolo 2

È per questo che dinanzi alle telecamere, dinanzi a un paese, la Francia, sbalordito da questa sciagurata scelta, è andato in scena lo psicodramma dei socialisti, con il capogruppo Bruno Le Roux che dichiarava a sindacati e studenti la disponibilità di emendare il testo della legge, e il premier Valls che chiudeva ogni porta al dialogo, e invitava i deputati socialisti a votare compatti per la legge così come uscita dal Ministero del lavoro. Nella mattinata del 25 maggio, in televisione, il capogruppo socialista Le Roux aveva esplicitamente dichiarato che i socialisti avrebbero accettato almeno due degli emendamenti proposti da sindacati e studenti, concernenti proprio le regole della contrattazione di secondo livello, previste dall’articolo 2. Curioso ma vero, era lo stesso emendamento proposto in Commissione dal relatore socialista Sirugue, e si trattava appunto di una mediazione politica intelligente. Lo stesso gruppo socialista aveva approvato l’emendamento il 10 maggio con 84 voti a favore, 14 contrari e 11 astenuti (e 177 assenti…). Tuttavia, in virtù della scelta di applicare l’articolo 49.3 della Costituzione, una sorta di voto di sfiducia, Valls aveva bloccato ogni emendamento, che oggi però Le Roux aveva riproposto in Aula. I socialisti frondisti, con Laurent Baumel, avevano già rigettato perfino l’emendamento di compromesso, fermi su un altro emendamento che “imponeva la regola per la quale nessun accordo aziendale potesse essere meno favorevole dell’accordo nazionale”. Un emendamento di civiltà giuridica. L’altro emendamento, ancora più esplicito, riguardava invece la durata dell’orario di lavoro e la fine delle 35 ore settimanali, con un interrogativo fortissimo sulla definizione del salario supplementare: “lasciare alla discrezione del singolo imprenditore la valutazione oppure farlo corrispondere a un accordo contrattuale nazionale?”. Questo comma dell’articolo 2 della legge El-Khoumri ha fatto scattare soprattutto la protesta dei giovani francesi, indisponibili a ricevere mance lavorando sodo.

L’intervento del governo impone la retromarcia ai socialisti. Si vota la legge così com’è

Dopo poche ore, Stephane Le Foll, portavoce del governo smentiva il capogruppo Le Roux: “non torniamo più su questo articolo, né ne rivedremo i principi”, scatenando amarezza e ilarità nel pubblico francese. Valls ha dunque preferito la strada della imposizione, piuttosto che quella della trattativa. Dopo la smentita, ecco la retromarcia dello stesso capogruppo Le Roux: “non sono affatto per una revisione dell’articolo 2, è il sindacato CGT che si è isolato chiedendo di ritirarlo. Dunque, non vi sarà alcuna revisione della filosofia del testo”. La retromarcia ha aperto la strada al discorso di Valls che ha voluto chiudere ogni spiraglio di disponibilità all’ascolto e alla trattativa. “Non vi sarà alcun ritiro del testo né alcuna modifica”, ha urlato Valls in Assemblea nazionale, “perché l’articolo 2 è il cuore della riforma”, come tutti sapevano. Il socialista Valls, come ormai è consuetudine in Europa, martella la CGT, colpevole di aver contrastato l’articolo 2 insieme con centinaia di migliaia di universitari e lavoratori, e annuncia che il governo farà tutto quanto in suo potere per impedire che gli scioperi blocchino la Francia. Se qualcuno in Europa ancora s’interroga sulla crisi dei partiti socialisti, dovrebbe riflettere su quanto sta accadendo nel caso delle riforme del lavoro, prima in Germania, poi in Italia, ed ora in Francia. Spd, Democratici italiani ed oggi socialisti francesi si sono piegati alle logiche liberiste nel mercato del lavoro. Non resta che affidarsi, come nel maggio 1968, alle iniziative degli studenti francesi, se non saranno tanto delusi e amareggiati dalla protervia del governo socialista.

L’indovinello di Le Figaro

Infine, il quotidiano le Figaro si è divertito a lanciare un indovinello: “Chi disse che la collera sociale frustrata potrebbe diventare un boomerang?”. Poi fornisce la citazione completa: “Il governo non ha nulla da sperare di positivo dalla collera sociale frustrata, emarginata, perché ad un certo momento può trasformarsi in un boomerang”. La risposta: la frase è dell’attuale presidente francese Hollande, pronunciata il 12 settembre 2010 in televisione. Era l’epoca della riforma delle pensioni proposta da Sarkozy. Scatenò la rabbia sociale in tutta la Francia. Lo stesso Sarkozy fece ricorso massiccio alle forze dell’ordine. Tuttavia, la riforma delle pensioni venne ritirata. Ironia della storia…

 

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