Francia. Ancora manifestazioni e tensione per la pessima legge sul lavoro targata Hollande-El Khomri

Francia. Ancora manifestazioni e tensione per la pessima legge sul lavoro targata Hollande-El Khomri

Le manifestazioni organizzate in Francia per protestare contro la legge di riforma del lavoro hanno radunato “oltre 220mila persone”, “oltre il doppio” rispetto alla precedente giornata di agitazione del 12 maggio: lo ha affermato la Cgt, principale sindacato dei lavoratori francese, contestando i dati forniti dal Ministero degli Interni.  Secondo le cifre fornite dalla polizia infatti sono state 68mila le persone a scendere in piazza in tutto il Paese, di cui 12mila a Parigi; gli arresti sono stati 87. La Cgt ha reso noto che le agitazioni hanno bloccato almeno due raffinerie e “l’insieme dei porti francesi”; per domani e giovedì sono inoltre previste le agitazioni dei lavoratori del settore ferroviario

Dopo il controverso passaggio alla Camera, avvenuto senza l’approvazione dei deputati ma attraverso un procedimento decretizio previsto dall’articolo 49.3 della Costituzione in casi d’emergenza, va ora al vaglio del Senato francese la legge ‘El Khomri’, dal cognome dell’attuale ministro del Lavoro transalpino. Molte cose possono ancora cambiare o essere emendate, mentre infuriano dure proteste per le strade di Parigi. Le altrettanto accese manifestazioni svoltesi lo scorso marzo avevano infatti già spinto il governo Hollande ad ammorbidire alcuni punti di una riforma del mercato del Lavoro che ha lo scopo di liberalizzare l’attuale regime, in linea con le normative in vigore in Germania, Spagna e Italia. Le 35 ore, ad esempio, non verranno abolite tout-court, come si temeva, ma sarà concesso alle imprese di fissare una settimana lavorativa fino a 48 ore o turni di lavoro di 12 ore.

Proprio l’aumento del peso della contrattazione di secondo livello a scapito della contrattazione nazionale è il cuore della riforma. A differenza di quanto prevedeva il testo originale, la flessibilità nella determinazione dell’orario potrà essere stabilita unilateralmente solo dalle grandi aziende. Le nuove regole non toccheranno le Pmi, che avranno inoltre meno spazio di manovra per i licenziamenti economici, sebbene aumentino le fattispecie che li giustificano (prima limitate a fallimento e obsolescenza tecnologica). È stato inoltre abbandonato il tentativo di porre un limite ai risarcimenti per chi viene licenziato senza giusta causa, l’entità dei quali viene stabilita in autonomia dai tribunali del lavoro, alcuni dei quali risulterebbero più generosi degli altri. La riforma si limiterà a fissare dei tetti indicativi, lasciando ai giudici la discrezionalità.

Un’altra modifica, effettuata sulla scia delle proteste, consente inoltre ai giudici di indagare sui licenziamenti economici effettuati dalle multinazionali operative in Francia e di stabilirne, nel caso, l’illegittimità. A livello aziendale sarà inoltre possibile ridurre gli emolumenti per le ore di straordinario, superiori attualmente del 25% alla retribuzione oraria ordinaria per le prime otto ore e del 50% per le successive. Sul fronte delle protezioni, è stato poi introdotto un “diritto a disconnettersi” (non si potrà pretendere dal dipendente la consultazione delle e-mail aziendali al di fuori dell’orario di lavoro). Allargata, infine, da 50 mila a 200 mila persone la platea dei cittadini aventi diritto al sussidio di disoccupazione di 461 euro destinato ai giovani alla ricerca di un posto.

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