Festival di Cannes, arrivano i nostri: “La pazza gioia” di Virzì e “I tempi felici” di Comodin. “Signore e Signori”: un applauso a Monsieur Germi

Festival di Cannes, arrivano i nostri: “La pazza gioia” di Virzì e “I tempi felici” di Comodin. “Signore e Signori”: un applauso a Monsieur Germi

Arriva alla Croisette di Cannes un po’ di cinema italiano: “La pazza gioia” di Paolo Virzì,  nella Quinzaine des Réalisateurs, e “I tempi felici verranno presto” di Alessandro Comodin, come già è stato annunciato, battezzato positivamente dalla Semaine de la Critique. Paolo Virzì, dopo il “Il capitale umano”, porta al cinema un lavoro tragicomico. È il ritratto di uno straordinario rapporto di amicizia tra due donne, affette da disturbi mentali, “straordinario” nel verso senso della parola, ossia fuori dall’ordinario, ma anche raro per la sua semplicità e autenticità. La bellezza del film è dovuta anche all’interpretazione delle due attrici protagoniste: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Nella sezione “Un Certain Regard”, viene presentato “The Transfiguration” del regista americano Micheal O’Shea, che debutta a Cannes con il suo primo lungometraggio, definito “un horror indie ambientato nella Grande Mela”. Nel cast due attori quasi esordienti come Eric Ruffin e Chloe Levine. Tra i film fuori concorso c’è “The BFG” di Steven Spielberg, con la sceneggiatura di Melissa Mathison e l’interpretazione di Rebecca Hall e Mark Rylance, rispettivamente nel ruolo della bambina e del Grande Gigante Gentile. Il film è un adattamento del romanzo per l’infanzia “Il GGG” di Roal Dahl.

“Signore e Signori” il ritorno: sugli schermi di Cannes

Il film “Signore e Signori” del 1966 di Pietro Germi, con una giovanissima Virna Lisi, prende vita di nuovo sulla Croisette di Cannes, proposto nella sezione Cannes Classics. Viene presentato nell’impeccabile restauro, realizzato dal laboratorio dell’Immagine Ritrovata, grazie all’impegno congiunto della Cineteca di Bologna, di Istituto Luce-Cinecittà e della Dear Film che lo realizzò per volontà di Robert Haggiag, produttore insieme allo stesso Germi.

Il film, tra i più celebri dell’autore, era già stato restaurato alla fine degli anni ’90 per il progetto Philip Morris, ma l’intervento attuale gli offre inedito splendore soprattutto nelle gradazioni del bianco e nero, tanto caro al regista. In quel 1966 la schiera completa dei contendenti era davvero spaventosa quanto a bravura e carisma, con artisti del calibro di David Lean (“Dottor Zivago”), Karel Reisz (“Morgan matto da legare”), Miklos Jancso (“I disperati di Sandor”), Jacques Rivette (“La religiosa”), Volker Schloendorff (“I turbamenti del giovane Toerless”) e soprattutto  “Falstaff/Chimes at midgnight” di Orson Welles. Per non parlare dei registi della squadra italiana che contava due maestri come il Monicelli dell’Armata Brancaleone e il Pasolini di Uccellacci e uccellini. Quell’anno, presidente di giuria era Sophia Loren, che si trovò a dover fare la sua scelta tra innumerevoli mostri sacri. Inoltre, lo scontro indiretto tra Germi e Monicelli, registi di successo ma anche grandi amici, conferiva ancor più “pepe” al concorso. Germi, che si considerava poco adatto alla commedia, aveva proposto, ma senza successo, a Monicelli di dirigere proprio “Signore e Signori”. Più tardi, alla vigilia della morte, sarebbe riuscito nel suo intento, offrendo il copione di “Amici miei” all’amico viareggino.

“Signore e Signori” è uno di quei film dal percorso travagliato. Caduto vittima di pareri contrastanti, tra l’opinione pubblica, e di sentimenti di risentimento e disaccordo, ci sono voluti anni per far sì che acquistasse il valore che ha oggi, considerato nientemeno che una delle vette più alte della nostra commedia di costume. Tanto più che il regista era malvisto dall’intellighenzia di sinistra e risultò inviso al Vaticano per la sua aspra satira del conformismo cattolico così come alla buona borghesia.

Cannes oggi lo applaude per la sua invidiabile modernità e riconosce nel regista che è stato Germi un grande protagonista del cinema e un uomo dal cuore solitario e dalla rigida etica di chi amava il suo Paese ma non ne tollerava i difetti.

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