Chiuso il “caso Morosini”, resta l’obiettivo di mettere il bavaglio ai giudici del Csm. Orlando e Legnini: al referendum votate come volete ma non ditelo. A Scalfari piace l’oligarchia

Chiuso il “caso Morosini”, resta l’obiettivo di mettere il bavaglio ai giudici del Csm. Orlando e Legnini: al referendum votate come volete ma non ditelo.  A Scalfari piace l’oligarchia

Non sanno come uscirne il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Giovanni  Legnini. Hanno preso a pretesto una “conversazione” del consigliere togato Piergiorgio Morosini con una giornalista del Foglio per provare ancora una volta a scalfire l’autonomia dell’organismo previsto dalla Costituzione, parte II, titolo IV. L’obiettivo contingente,  straordinariamente importante per Renzi Matteo, il referendum costituzionale. E Legnini nega che vuol mettere il bavaglio ai magistrati del Csm poi afferma che è sua opinione mettere dei paletti alla partecipazione dei togati alla campagna referendaria. La sua argomentazione è ridicola, tanto che pensiamo sia uno strafalcione di qualche scriba. Il  Legnini avrebbe detto: “Se ciascuno di noi dichiarasse di aderire ai comitati per il ‘no’ o per il ‘sì’, se ci mettessimo tutti in campagna elettorale quale sarebbe la credibilità del Csm? Come potremmo svolgere la funzione di garanzia?”.  Insomma, tutti liberi di votare come vi pare, ma non ditelo, bocca chiusa, tenetelo come un vostro segreto personale. Altrimenti verrebbe meno la funzione di garanzia. Ma il lavoro di garanzia del giudice del Csm riguarda la giustizia. Che c’entra chi dice “no” al referendum e partecipa ad una battaglia di civiltà e di democrazia?  C’entra perché difende la Costituzione e nel disegno del premier e delle forze che lo indirizzano e lo sostengono la seconda parte della Carta deve essere radicalmente modificata, è un ostacolo alla rifondazione dello Stato che vede nell’uomo solo al comando l’unico modo di governare in una società complessa.

Scalfari. Renzi vuol comandare da solo? Bene, ma sostituisca il cerchio magico con una oligarchia

Lo scrive, nero su bianco, addirittura Eugenio Scalfari che riportiamo integralmente: “Personalmente – scrive – non mi oppongo affatto al monocameralismo, esiste in quasi tutti i Paesi d’Europa. Non mi oppongo neppure a chi comanda da solo, con un ristretto cerchio magico di devoti: anche questa in una società complessa come quella in cui viviamo, è diventata di fatto una necessità. Salvo un punto che tuttavia è fondamentale: ci dovrebbe essere una oligarchia invece del cerchio magico di devoti”. Poi individua le tre grandi oligarchie, a suo dire, che hanno “gestito” la Prima Repubblica: quella democristiana, quella socialista, quella comunista. E dice: “Renzi è bravo, e allo stato non sembra avere alternative”. Vuole il comando; ebbene così sia. Vuole comandare da solo, e così sia. Se il referendum avrà una maggioranza di sì il successivo congresso del Pd lo confermerà nella carica di segretario del partito, una oligarchia  al posto del cerchio magico, quello che qualche tempo fa lo stesso Scalfari chiamava il partito di Renzi, Pdr,  esprimendo un giudizio totalmente negativo, o meglio il partito della nazione, l’oligarchia cui un posto spetterebbe anche a Verdini.

La seconda parte della Costituzione è basata su centralità del Parlamento e bilanciamento dei poteri

Si dà il caso come scrive, anche lui su Repubblica, in una pagina lontana dal nuovo editoriale del fondatore del quotidiano, il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato: “i padri costituenti concepirono nella seconda parte della Costituzione una complessa architettura istituzionale di impianto antioligarchico basata sulla centralità del Parlamento e sul reciproco bilanciamento dei poteri”. Perché questa è la sostanza dell’attacco che è stato mosso alla Costituzione e contro il quale si sta creando un “fronte ampio”  che vede in prima fila, per competenza e professionalità giuristi, costituzionalisti, studiosi di diritto, professori, intellettuali, sindacalisti, forze politiche, anche dirigenti del Pd e con loro associazioni, movimenti, forze sociali, cittadini. Per Renzi e il suo cerchio magico, l’oligarchia secondo le nuove teorie scalfariane, non è ammissibile che fra questi cittadini, ci siano anche i magistrati, quelli in particolare che fanno parte del Consiglio superiore della Magistratura, dove ha piazzato alcuni dei suoi.

La campagna per l’autobavaglio dei magistrati fa parte della storia d’Italia, quella peggiore 

La campagna per il silenzio, l’autobavaglio dei magistrati, non nasce improvvisa, fa parte della storia d’Italia, quella peggiore. Malgrado il grande sostegno dei media, il clamore montato ad arte contro il magistrato Morosini, Orlando e Legnini hanno dovuto gettare cenere sul sacro fuoco  provocato da una intervista mai rilasciata, da un titolo inventato dal “titolista”, lo ha detto a chiare lettere anche chi ha scritto la “conversazione”. Era stato fatto balenare, e gli scriba subito hanno rilanciato,  in questi giorni di conciliaboli fra il ministro e il vicepresidente del Csm la possibilità di un intervento disciplinare nei confronti di Morosini. Ma no, avete capito male, il “caso è chiuso” dice Orlando. Dal canto suo Legnini, raccontano le cronache, ha insistito molto sulle smentite date da Morosini in particolare sui presunti attacchi al governo, “fermate Renzi”.

Morosini al Csm: una pagina di forte aggressione alla mia identità umana e professionale

Lo stesso togato intervenendo al plenum del Csm aveva detto: “Questa è stata una pagina di forte aggressione alla mia identità umana e professionale, attraverso una inaccettabile manipolazione delle mie parole e del mio pensiero su uomini, attività e dinamiche delle istituzioni. Una cosa che non potrei perdonarmi è se da questo episodio incredibile, derivasse l’occasione per discutere di limitazioni dei diritti personali non solo dei consiglieri superiori ma di tutti i magistrati italiani”. Il giudice  rivolto ai colleghi ha invitato a lavorare per “rasserenare il clima”. “Nei miei interventi pubblici – anche recentissimi –  ho sempre messo in luce l’importanza delle ‘alleanze istituzionali’ per avere una ‘buona’ giustizia’. L’ho pensata così in 20 anni di giurisdizione a Palermo – ha  affermato – e continuo a pensarla così. Nei pareri sulle riforme di cui sono stato relatore, ho espresso posizioni mai preconcette e sempre motivate. Anche quando ho formulato critiche alle proposte legislative ho riconosciuto sempre le oggettive difficoltà di governo e Parlamento a trovare soluzioni condivise e organiche in una materia come la giustizia”.

 Perché non si è subito preso atto della smentita del magistrato sull’articolo del Foglio?

Ci chiediamo: Morosini ha subito smentito i contenuti della “conversazione” col Foglio. Allora perché non si è immediatamente preso atto della smentita e si è creato un clima pesante mettendo, di fatto, sotto accusa tutti quei giudici, e sono quasi tutti, che rivendicano il diritto di parola sempre come deve valere per ogni cittadino e, in particolare, in occasione di  grandi eventi che coinvolgono la base della nostra vita democratica, il referendum in particolare? La risposta non viene da alcune affermazioni del ministro Orlando  e del vicepresidente Legnini. Il caso è chiuso per quanto riguarda la vicenda Morosini ma “non la necessità di una ulteriore riflessione tra governo e Csm sul rapporto tra le due istituzioni”. “È necessario che ci sia una vigilanza e una fortissima attenzione sul fatto che i pareri del Csm siano legati alle funzioni istituzionali”, ha insistito il ministro. “Ho preso atto della smentita di Morosini, ma ho insistito perché su alcuni punti che comunque sono emersi su questa vicenda ci siano dei passaggi che portino ad assunzioni di condotte che mettano le istituzioni, gli organi coinvolti al riparo da ogni polemica”. Dal canto suo Legnini dopo l’incontro con Orlando ai giornalisti ha detto che “non è stato toccato il tema del referendum costituzionale”. Cosa da non credere visto il can can creato in questi giorni. Buon per gli scriba  che devono guadagnarsi la pagnotta e fanno finta di crederci. Lo stesso Legnini tiene a dire che “Non c’è nessun bavaglio per i magistrati, io non ho mai messo in discussione il diritto di ciascun cittadino, né tanto meno dei magistrati, di esprimere la propria opinione. L’Anm valuti le regole di comportamento in assoluta autonomia”. Diverso il caso dei membri del Csm, su cui il Consiglio affronterà una discussione ad hoc prima della pausa estiva. È opinione di Legnini di mettere dei paletti alla partecipazione alla campagna referendaria, come abbiamo citato all’inizio. Il dibattito al Csm dopo l’intervento di Morosini è stato rinviato. Il vicepresidente ha annunciato una riunione preparatoria, informale per domani, giovedì, in cui riferire anche degli incontri avuti con Mattarella, Orlando e la Giunta Anm, prima di affrontare la questione in plenum. Una storia tutta da scrivere.

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