Caso Regeni. Infiltrazioni nel suo profilo Google, censura alla stampa egiziana e l’appello di Luigi Manconi a Mogherini

Caso Regeni. Infiltrazioni nel suo profilo Google, censura alla stampa egiziana e l’appello di Luigi Manconi a Mogherini

È di martedì la notizia che, un mese dopo la morte di Giulio Regeni, qualcuno sarebbe riuscito ad entrare nel profilo Google dell’italiano, utilizzandone la password. Come questo sia stato possibile e chi sia stato l’autore di questa incursione non è ancora dato sapere. Ma che sia avvenuto è sicuro, come hanno accertato gli esperti italiani che, su incarico della Procura di Roma, stanno svolgendo indagini sul computer del ricercatore, avuto dagli inquirenti egiziani. Chi poteva conoscere la password di Giulio? L’ipotesi più probabile è che sia stata strappata al ricercatore dai suoi carnefici. In ogni caso, l’operazione è avvenuta sicuramente in Egitto e potrebbe essere stata facilitata dall’uso del cellulare di Giulio, che è sparito, ma che si sospetta sia nelle mani della polizia egiziana, che ha finora sempre negato. Un aiuto importante potrebbe venire da Google, almeno per sapere dove l’intrusione è avvenuta. Ma non sarà facile ottenere questo tipo di collaborazione per le regole di riservatezza che sono garantite a tutela della privacy.

La censura alla stampa partita dal Ministero degli Interni egiziano

Nel frattempo ha suscitato comprensibile scalpore la notizia che dal ministero degli Interni egiziano è partito un perentorio ordine di censura alla stampa egiziana. Lo ha riferito l’Associated Press, che è venuta in possesso di un documento riservato che comunicava l’obbligo di non pubblicazione di notizie relative al caso Regeni. La diffusione del documento è avvenuta per un “errore tecnico” di funzionari ministeriali, ma non è stato né poteva essere smentito. Del resto, la pesantezza del clima politico è testimoniata dall’arresto, tre giorni fa, di due giornalisti all’interno della sede del sindacato della stampa. Sempre l’Associated Press riferisce che due testimoni – di cui non si rivela l’identità – hanno ulteriormente sgretolato la versione della banda di rapitori che avrebbe sequestrato, torturato e ucciso Regeni e che successivamente, in uno scontro a fuoco con la polizia egiziana sarebbe stata completamente sterminata. Secondo i due testimoni, non ci sarebbe stato alcuno scontro a fuoco: i cinque presunti rapitori sarebbero stati sorpresi sul minibus su cui viaggiavano e crivellati di colpi da parte dei poliziotti, che li avevano circondati con ben sette vetture.

L’appello-petizione di Luigi Manconi a Federica Mogherini: “Egitto sia dichiarato paese non sicuro”

Più di 5mila persone hanno firmato la petizione lanciata dal senatore Luigi Manconi rivolta all’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea Federica Mogherini per dichiarare l’Egitto “paese non sicuro” in nome di Giulio Regeni. “Giulio incarnava il sogno dei padri fondatori dell’Europa, il miglior risultato di quelle politiche di scambio culturale e integrazione su cui abbiamo puntato alcuni decenni fa e che tanto profondamente hanno cambiato le nuove generazioni del continente”, scrive Manconi. “Proprio per difendere questo pezzo fondamentale della nostra identità europea, l’uccisione di Regeni non può che portarci a chiedere di dichiarare l’Egitto Paese non sicuro”, continua, “non lo è stato per Giulio e non lo è per migliaia di anonimi egiziani della cui sorte mai sapremo”. “Solo negli ultimi otto mesi vi sono state 735 sparizioni e di circa 500 di queste persone non si hanno più notizie”, aggiunge il senatore, che invita a sostenere il suo appello rivolto a Federica Mogherini “al fine di dichiarare l’Egitto paese in questo momento non sicuro, e invitare i cittadini europei a non recarvisi”.

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