Festival di Cannes, riapre la settimana: De Niro tira di boxe, Adam Driver nel dramma d’amore, Meurisse debutta col primo lungometraggio

Festival di Cannes, riapre la settimana: De Niro tira di boxe, Adam Driver nel dramma d’amore, Meurisse debutta col primo lungometraggio

Dopo una domenica hollywoodiana ed internazionale, che ha visto sfilare sul red carpet alcuni dei volti più amati del cinema, americani e non, dal duo Crowe-Gosling al compatriota Gérard Depardieu, ricomincia la settimana a Cannes con tantissimi altri arrivi e presentazioni.

Fuori concorso, “Hands of Stone” del regista venezuelano Jonathan Jakubowicz, ambientato nel 1958, con il grande Robert De Niro nei panni del coach di un famoso pugile, Roberto Duràn. Annunciata a sorpresa i primi di maggio, la proiezione speciale della pellicola biografica sul pugile panamense Roberto Duràn vuole essere un omaggio a Robert De Niro, che a 72 anni torna sul ring dai tempi di ‘Toro scatenato’, ma questa volta per vestire i panni di allenatore. Il film è un’anteprima mondiale perché l’uscita è prevista nelle sale statunitensi solo il prossimo 26 agosto. “Sono contento di tornare a Cannes con questo film ‘Hands of Stone’ di cui sono particolarmente orgoglioso”, ha detto Robert De Niro accogliendo con favore l’invito alla kermesse francese. “È un film edificante e formidabile, che piacerà al pubblico – ha aggiunto -. Non vedo l’ora di incontrare colleghi e amici del mondo del cinema che parteciperanno a questo evento”. La casa di produzione e distribuzione, Weinstein Company, è rimasta positivamente colpita dell’attenzione che sta raccogliendo la biografia del pugile soprannominato ‘Manos De pietra’, interpretato da Édgar Ramírez, e del suo coach Ray Arcel, interpretato da Robert De Niro. In una dichiarazione ha fatto sapere: “Chiunque conosca Bob sa che ha una vera passione per la boxe e la sua interpretazione in questo film è realistica e intelligente”.

Tra i film in concorso, “Loving” di Jeff Nichols, che per la quinta volta sceglie ancora l’attore Michael Shannon nel cast, oltre agli attori Joel Edgerton e Ruth Negga, protagonisti di una storia d’amore nell’America degli anni ’70. È una storia semplice, non una semplice storia d’amore, ‘Loving’ di Jeff Nichols, tornato in concorso a Cannes dopo ‘Mud’ (2012), con la vicenda del matrimonio misto tra una donna di colore, Mildred, e un uomo bianco, Richard Loving, finito in tribunale nella Virginia razzista della fine degli anni ’50. ‘Loving’ uscirà negli Stati Uniti a novembre, nella stagione più calda per gli Oscar. “Una storia in cui mi sono imbattuto grazie a un documentario HBO – racconta il regista, sulla Croisette con i due attori protagonisti Joel Edgerton e Ruth Negga – che mi ha commosso enormemente. Non volevo fare però un courtroom drama ma un film su due persone innamorate e per me questa è una delle storie d’amore più pure nella storia americana”. Quanto alle eventuali ricadute politiche del film, Nichols si augura che “sia il film sereno dell’anno e che faccia pensare la gente sul fatto che ci sono persone al centro di questo dibattito, persone che hanno importanza e la cui vita è influenzata da queste decisioni. Per questo è importante essere a Cannes, perché voglio che la gente lo veda, ne parli e rifletta su questo”. Gli fa eco Joel Edgerton: “Quello che accade tra due individui non è affar nostro, se non fanno del male a nessuno che c’è di male, qualunque sia il loro aspetto o il loro genere? In Australia al momento c’è un grosso dibattito sul matrimonio gay e un film come questo può essere l’esempio di due persone la cui vita è stata influenzata dalle opinioni altrui”.

E ancora, “Paterson”, come il nome della cittadina in cui è ambientato il film e anche quello del protagonista, del regista Jim Jarmusch, che mette in scena un dramma d’amore. La coppia principale del film è formata dagli attori Adam Driver e Golshifteh Farahani. “Questo film – dice il regista – racconta una storia d’amore tranquilla, senza conflitti drammatici. Rende omaggio alla poesia dei dettagli, delle variazioni e dei scambi quotidiani”. Il regista di ‘Solo gli amanti sopravvivono’ e ‘Dead Man’ non ha fatto altro che rendere protagonista una coppia qualsiasi come quella composta da Paterson (il cognome è quello della località in cui vive, interpretato da Adam Driver) e Laura (l’attrice e cantautrice iraniana Golshifteth Farahani). Il primo è un metodico conducente di autobus. Si alza al mattino presto, abbracciato alla bella moglie, e poi va al lavoro. Unico suo vezzo quello di ascoltare divertito le conversazioni dei suoi passeggeri e, soprattutto, di scrivere ogni giorno poesie minimaliste. Ha sempre con sè un fedele taccuino che riempie tutti i giorni con frasi come: “Tanti fiammiferi nella casa, tutto a portata di mano, li si dà per scontati, io preferisco gli Ohio Blu Tip Matches…”. Laura, la moglie, è invece una bambina, vive nei sogni. Ogni giorno se ne inventa uno. Un giorno vuole aprire un negozio di dolci e il giorno dopo diventare una cantante country. Tra loro il cane Marvin (già candidato alla Palm Dog), un bulldog inglese, metodico come il suo padrone e con un certo carattere. Che succede nella settimana di questa coppia che Jarmush racconta minuto per minuto? Poco e niente. Poesie, la birra al bar, cene da condividere con la moglie che ha una visione futurista della cucina e, unico dramma, l’autobus che un giorno va in panne all’improvviso. Paterson, va detto, nel New Jersey è la citta dei poeti, da William Carlos Williams fino ad Allen Ginsberg. “Paterson – dice ancora il regista – è un antidoto a tutte le oscurità e alle bruttezze dei film drammatici e del cinema d’azione. È un film che lo spettatore dovrebbe lasciar scivolare sotto i suoi occhi, come delle immagini che si vedono dalla finestra di un bus che passa, come una gondola, attraverso le strade di una piccola città dimenticata”. Sottolinea infine la Farahani: “Quando mi ha contattato Jarmush mi ha detto solo che era una storia d’amore. Quello che mi è piaciuto di più è che tra me e Paterson nel film c’è sempre rispetto. Ognuno accetta quello che è l’altro”.

Nella sezione Un Certain Regard, “Hell or High Water” di David McKenzie, che torna al cinema con un dramma familiare basato su rapine e atti estremi compiuti per salvare la fattoria di famiglia, in Texas, con Chris Pine, Ben Frost e Jeff Bridges. Ballata western in abiti moderni la “comancheria” di Hell or High Water usa i toni del noir per una storia di resistenza umana che ha molto a che fare con la crisi economica da cui l’America non riesce ancora a uscire. Braccati dalla banca che vuole la terra della loro famiglia dopo la morte della madre, due fratelli decidono di farsi giustizia da soli: rapinano le filiali della banca con l’intento di ripagare il debito e rimettere le cose a posto. Come un novello Pat Garrett si avventa sulle loro tracce un disincantato sceriffo, alla soglia della pensione, accompagnato da un giovane assistente. Il ranger intuisce presto come stiano le cose, ma ha un’idea tutta sua della giustizia. Anche in questo caso il regista non usa il tono elegiaco, è invece forte, brutale e disincantato come il suo personaggio. Ma i modelli del noir e del western gli calzano a pennello per ritrarre una società ancora sprofondata nella sua tradizione rurale e però confrontata alla brutalità del capitalismo moderno che non conosce persone, ma solo numeri e saldi attivi. Alla fine è difficile dire per chi parteggi il pubblico, ma quel che trionfa è un’umanità dolente che non potrà mai vincere.

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