Campidoglio, il Tar conferma l’esclusione di Fassina. Verso un nuovo ricorso al Consiglio di Stato

Campidoglio, il Tar conferma l’esclusione di Fassina. Verso un nuovo ricorso al Consiglio di Stato

Nulla da fare, almeno per ora, per Fassina. Il Tar ha confermato la decisione della Commissione elettorale del Comune di Roma, che ne aveva rigettato l’inclusione nella sfida alle elezioni amministrative per Roma Capitale. È confermata l’esclusione della lista Sinistra per Roma Fassina Sindaco. La commissione elettorale circondariale aveva escluso la lista per “vizi formali non sanabili”. Errori formali nella compilazione dei moduli e nella modalità di certificazione di alcune firme. Fassina e i suoi hanno fatto ricorso al Tar dopo che la commissione elettorale del Comune di Roma ha rigettato una prima istanza di riammissione in autotutela e ora avrà una ultima possibilità, sempre che decida di ricorrervi, nel Consiglio di Stato, possibilità che è stata confermata immediatamente dopo la diffusione della Sentenza.

Amara la considerazione fatta da Fassina appena appresa la notizia: “Apprendiamo con rammarico la sentenza del Tar del Lazio che esclude le nostre liste dalla competizione elettorale a Roma. Non ci fermiamo qui. Siamo convinti delle nostre ragioni e ricorreremo al Consiglio di Stato”. In queste ore si era anche diffusa la notizia di un possibile Decreto cosiddetto ‘salvaliste’, visto che oltre Roma con Fassina, identica sorte era toccata a Fdi a Milano ed ad altri partiti in varie città. A fugare ogni dubbio ci ha pensato però il ministro Alfano che sul punto ha decisamente congelato ogni possibile speranza: “Non ci sono precedenti di interventi di sanatoria per procedimenti elettorali, procedimenti che sono rigidi”, ha detto Alfano anche se, fanno presente fonti parlamentari, un precedente al riguardo c’è. Non un decreto ‘tout court’, ma un decreto interpretativo che il governo Berlusconi, in occasione delle Regionali del 2010, varò risolvendo il caso dell’esclusione della lista Formigoni in Lombardia e di quella Polverini nel Lazio. Al decreto interpretativo si arrivò dopo una lunga scia di polemiche – che vide in trincea il Pd – e dopo un primo ‘niet’ del Colle a un provvedimento che, per riammettere le liste escluse, posticipasse la scadenza dei termini di presentazione. A rischiare, come detto, sono innanzitutto la lista Fdi a Milano e quella che fa capo a Stefano Fassina a Roma. E nonostante i continui appelli di Fdi, fonti della maggioranza Dem escludono che l’ipotesi sia sul tavolo. Unica ipotesi concreta e questa confermata dal ministro degli Interni, è la possibilità di spalmare su due giorni (5 e 6 giugno) il turno elettorale.

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