Berlusconi e le escort. Il Tribunale di Bari trasmette gli atti al Pm perché ritiene sussistenti le prove a carico del cavaliere

Berlusconi e le escort. Il Tribunale di Bari trasmette gli atti al Pm perché ritiene sussistenti le prove a carico del cavaliere

Il Tribunale di Bari ha trasmesso al pm gli atti del processo Escort su Silvio Berlusconi perché “ritiene sussistenti indizi di reità” sul reato di intralcio alla giustizia. Berlusconi – secondo i giudici – prima che Ioana Visan, tra le protagoniste delle “cene poco eleganti”,  testimoniasse al processo di Bari, fece consegnare alla donna la somma di 10mila euro per “condizionare indebitamente la testimone per compromettere la genuinità del suo narrato” ai giudici. Visan negò infatti di essersi prostituita con Berlusconi. Visan – annotano i giudici – “continua tuttora ad essere beneficiaria di enormi vantaggi economici” da parte di Berlusconi ed occupa “gratuitamente un immobile di sua proprietà”. “Poco prima di recarsi a Bari per rendere la sua testimonianza”, la donna – proseguono i giudici nella sentenza – ha ricevuto “una somma di denaro di importo pari a 10mila euro che doveva solo apparentemente servire a coprire le spese di viaggio ma che, a parare del Tribunale, era, invece, finalizzata alla cosiddetta falsità giudiziale”.

Della consegna del danaro a Visan parla il ragioniere Giuseppe Spinelli, che amministra il danaro di Berlusconi, in un’audizione dinanzi alla Procura di Milano del 17 febbraio 2015. Anche sulla posizione di Visan il Tribunale ha disposto l’invio degli atti al Pm di Bari per falsa testimonianza. Le indagini sulle escort portate da Gianpaolo Tarantini da Silvio Berlusconi hanno tratteggiato “le abitudini di vita e i riprensibili costumi extraistituzionali” dell’allora premier “protagonista delle ‘cene (poco) eleganti’ organizzate nelle sue residenze, beneficiando della costante, imprescindibile presenza di avvenenti, provocanti, disinvolte spregiudicate, disinibite e soprattutto giovanissime donne” che volevano dare “una svolta alle loro (talvolta, a dir poco modeste) vite”. Secondo i giudici della seconda sezione penale (presidente Luigi Forleo), le ragazze che partecipavano alle “cene poco eleganti” organizzate “assiduamente, a volte freneticamente” nelle residenze da Silvio Berlusconi lo facevano, “nella maggior parte dei casi, nella esclusiva prospettiva di conseguire munifiche elargizioni economiche o altri vantaggi personali o addirittura – in modo ancor più lungimirante – di dare una svolta alle loro (talvolta, a dir poco modeste) vite”. Le ragazze – secondo i giudici – erano “animate dalla speranza di guadagnare le sue attenzioni (di Berlusconi, ndr) e di essere ‘elette’ per trascorrere la notte in sua compagnia, consentendo a soddisfarne anche le più perverse pulsioni erotiche addirittura attraverso la consumazione di rapporti saffici”.

Il processo Escort si è concluso il 13 novembre 2015 con quattro condanne, tre assoluzioni e con l’invio degli atti alla procura di Bari perché valuti se contestare il reato di intralcio alla giustizia a Silvio Berlusconi e quello di falsa testimonianza a cinque delle ragazze che, tra il 2008 e il 2009, parteciparono alle “feste poco eleganti” nelle residenze dell’allora premier e che, forse in cambio di danaro, avrebbero mentito ai giudici baresi. Il Tribunale, per il reclutamento di prostitute, ha condannato a 7 anni e 10 mesi Gianpaolo Tarantini; ad un anno e 4 mesi Sabina Began, ‘l’ape regina’ dei party berlusconiani; a 3 anni e 6 mesi Massimiliano Verdoscia e a 2 anni e 6 mesi il pr milanese Peter Faraone, entrambi amici di ‘Gianpi’. Assoluzione da tutte le accuse per Francesca Lana, Letizia Filippi e Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo

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