Caso Regeni. Luci e ombre nel vertice giudiziario italo-egiziano

Caso Regeni. Luci e ombre nel vertice giudiziario italo-egiziano

Parlare di ottimismo sarebbe eccessivo, ma gli investigatori italiani incaricati di seguire il caso Regeni sono rientrati dal vertice cairota meno insoddisfatti del previsto. Se il procuratore capo Giuseppe Pignatone – che non è andato al Cairo – mostra assoluta cautela, il ministro degli Esteri Gentiloni, che una decina di giorni fa aveva denunciato la mancanza di collaborazione da parte degli egiziani, ora giudica la ripresa di contatto fra gli inquirenti delle due capitali un fatto in sé positivo. Ma si riserva di dare una valutazione più compiuta dopo che avrà preso atto dei risultati del vertice di domenica scorsa. Dice Pignatone: “Si arriverà alla verità sulla morte di Giulio Regeni? Non lo so. Deve essere chiaro che le indagini le conducono l’autorità giudiziaria e la polizia di stato egiziani. Noi collaboriamo nei limiti del possibile”. È una valutazione che sembra inquadrare nel giusto modo la politica dello “stop and go” (più stop che go, comunque) sin qui tenuta dagli inquirenti egiziani.

Ma cosa è accaduto nel corso del vertice al Cairo?

Gli egiziani hanno consegnato alla delegazione italiana un dossier di una trentina di pagine, contenenti verbali di interrogatori di testimoni e i referti medici relativi alla banda dei cinque malviventi, alla quale è stata attribuita la morte di Giulio Regeni. Sarà possibile pesare la consistenza di questo dossier dopo che sarà stato tradotto. Più interessante forse la documentazione acquisita sul traffico telefonico. Erano stati richiesti tredici tabulati: il Cairo ne aveva già inviati cinque, tra i quali quello del leader del sindacato ambulanti, Abdallah, che era in contatto col ricercatore italiano. Domenica ne hanno consegnati altri sei. Ne mancano due, che gli egiziani si sono impegnati a inviarci. Ma perché questa consegna a rate? Se i tabulati sono disponibili, cosa impedisce che vengano tutti forniti contemporaneamente alle autorità italiane?

Senza risposta la richiesta di altro materiale decisivo

Ed è ancora senza risposta la richiesta italiana di avere il traffico delle celle telefoniche nel quartiere dove viveva Giulio: permane, a motivare il diniego egiziano, la tutela della privacy. Fra il materiale che gli inquirenti cairoti si sono impegnati ad inviarci quanto prima ci sarebbero anche gli accertamenti della scientifica sugli abiti che il ricercatore italiano indossava quando fu trovato morto sul bordo di una strada il 3 febbraio. Con questa riapertura dei contatti e la consegna di una parte (non decisiva) del materiale richiesto, l’Egitto pensa di avere risposto alla rogatoria internazionale inoltrata dalla Procura di Roma il 14 aprile scorso. E comunque di aver allentato la pressione diplomatica, stornando da sé l’immagine di un paese che si sottrae al rispetto del diritto internazionale.

È un gioco abbastanza scoperto. Destinato a durare.

Share

Leave a Reply