9 maggio 1978: due corpi senza vita, due personalità democratiche, due idee di libertà. Moro e Impastato ricordati da istituzioni e popolo

9 maggio 1978: due corpi senza vita, due personalità democratiche, due idee di libertà. Moro e Impastato ricordati da istituzioni e popolo

Nell’Italia delle commemorazioni ufficiali ma anche delle facili rimozioni mnestiche, il 9 maggio è stato celebrato anche quest’anno come la giornata dedicata alle vittime del terrorismo. Fu il 9 maggio del 1978 che venne rinvenuto in una Renault il cadavere di Aldo Moro. E in quello stesso giorno – ma allora l’evento ebbe modestissima risonanza, in quanto oscurato dal ritrovamento dello statista democristiano – la mafia assassinò a Cinisi Peppino Impastato.

Il ricordo di Aldo Moro è stato, come sempre, occasione per rievocare gli anni di piombo e la difficile e contraddittoria lotta al terrorismo, contrassegnata da una serie impressionante di omicidi. Alcuni dei parenti di quelle vittime erano presenti stamane alla Camera, ove si è svolta la celebrazione ufficiale. C’era Giorgio Bazzega (figlio del maresciallo Sergio, ucciso durante la perquisizione del brigatista Walter Alasia); c’era il figlio del magistrato Francesco Coco; il nipote di un altro magistrato, Vittorio Occorsio; il figlio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti; e il direttore del Corriere della sera Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi. E c’era Anna Tonelli, una studentessa della scuola media Panzini di Bologna, a ricordarci con toccanti parole la strage della stazione di Bologna, la più grave e devastante, opera questa volta di terroristi neri.

Forse rituali ma inevitabili le parole degli oratori ufficiali

La presidente della Camera Laura Boldrini ha indicato il nesso fra legalità e tenuta delle istituzioni. “Per onorare chi ha sacrificato la propria vita bisogna rendere le Istituzioni e la politica sempre più pulite e sobrie. Bisogna combattere senza incertezze la corruzione, la illegalità, il malaffare, dare voce ai tanti che onestamente e generosamente fanno politica, si impegnano nel volontariato, tutelano il bene comune. Non siamo tutti uguali”.

Più sul filo della retorica il discorso del presidente del senato Pietro Grasso: “L’immagine del corpo di Aldo Moro nella Renault4 parcheggiata in via Caetani accese i più reconditi e oscuri timori della nostra nazione. Fu forse il giorno più buio della ‘notte della Repubblica’: ci scoprimmo fragili davanti alle insidie del furore ideologico degli anni di piombo. Trovammo la forza di reagire e alla fine abbiamo vinto perché le forze migliori del Paese si sono unite nel comune obiettivo di difendere la nostra democrazia. Aldo Moro è stato un grandissimo italiano e uno statista illuminato”.

Alla tomba di Moro, nel cimitero di Torrita Tiburtina, si è recato stamattina, in forma privata, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In una nota della presidente dell’antimafia Rosy Bindi si coglie invece il nesso fra l’assassinio di Moro e quello di Peppino Impastato: “Il 9 maggio del 1978, mentre l’Italia scopriva sgomenta la morte dello statista democristiano, a Cinisi la mafia ammazzava Peppino Impastato, inscenando un attentato suicida. Cosa Nostra metteva a tacere la voce scomoda di un giovane ribelle, che sbeffeggiava i capi e rompeva il muro dell’omertà che copriva i loro affari. Solo grazie alla tenacia della mamma e del fratello di Peppino è stato possibile, dopo lunghissimi anni, smascherare il tentativo di depistaggio e fare luce sulla verità. Peppino Impastato è un esempio di coraggio e d’impegno per la buona politica e la democrazia che ancora oggi, come 38 anni fa, sono le armi più potenti e temute dai poteri mafiosi”.

E mentre a Roma si svolgevano le celebrazioni commemorative di Aldo Moro, a Cinisi si ricordava, in un clima tutt’affatto diverso, l’eroica figura di Peppino Impastato.

Aveva 30 anni, Peppino Impastato, quando la mafia pose fine alla sua esistenza e al suo impegno civile: una lotta senza quartiere alla mafia, usando l’arma della denuncia e dell’ironia, della martellante campagna condotta con la radio Aut e con manifestazioni di aperta sfida, come è stato efficacemente raccontato anni fa dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, interpretato da Luigi Lo Cascio. Trovò pochi compagni di strada Peppino, e anche le forze politiche lo lasciarono solo. Ma il suo coraggio e la sua iniziativa hanno lasciato una traccia profonda.

Oggi nella sua Cinisi (paesino del palermitano di circa 12.000 abitanti) lo si ricorda, non solo con discorsi, ma anche con rappresentazioni teatrali, con testimonianze di chi l’ha conosciuto, con un corteo che parte dal casolare che fu sede di Radio Aut, un piccolo strumento di lotta che con la voce di Peppino divenne un’arma pungentissima contro la mafia. E proprio la voce di Peppino sarà possibile riascoltare, grazie a ricerche d’archivio che hanno recuperato vecchie registrazioni.

E domani, su RAI 1, verrà trasmesso il film di Gianfranco Albano “Felicia Impastato”, dedicato alla figura della mamma di Peppino, che è interpretata dall’attrice Lunetta Savino.

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