Virginia Raggi. Quando il ‘curriculum’ non fa il ‘monaco’. Una candidata ‘total black’ a Sindaco di Roma?

Virginia Raggi. Quando il ‘curriculum’ non fa il ‘monaco’. Una candidata ‘total black’ a Sindaco di Roma?

In Italia, e non solo a Roma, vige il proverbio che ‘il più pulito ha la rogna’ e in tanti cercano di affibbiarlo in queste ore alla candidata sindaco dei 5 Stelle Virginia Raggi, che prima è stata ‘pizzicata’ nel ruolo di ‘praticante avvocato’ per lo Studio legale dell’uomo forte di Silvio Berlusconi alla Difesa, Cesare Previti, e poi costretta a subire l’onta di un nuovo attacco, questa volta, probabilmente del tutto giustificato e giustificabile. Il primo caso, finito sulle prime pagine è conosciuto da tutti e, apparentemente, potrebbe essere più che giustificabile: la Raggi è una giovane aspirante avvocatessa, cerca uno studio dove svolgere i primi passi della professione e trova sulla sua strada quello di uno dei principi del Foro di Roma Capitale, ovvero Cesare Previti. Giustificabile? Sicuramente sì, visto che per quelle pratiche forensi, gli studi rimborsano solo pochi euro. Meno giustificabile il secondo passaggio, e qui, ancora una volta pensiamo ad Andreotti con il suo “a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca”. Se la Raggi aveva chiuso la partita con il suo praticantato nello Studio legale Previti, perché ha continuato la sua esperienza di ‘rottura’ con lo Studio Legale Sammarco che, come i ben informati fanno sapere ha buoni rapporti proprio con quello di Previti? Casualità, probabilmente sì.

Ciò che getta ombre oscure sul profilo della candidata a Sindaco, non è tanto il fatto che si sia legata a queste due realtà professionali, di indubbio spessore, ma che lo abbia ‘cancellato’ come esperienza di lavoro dal proprio curriculum di specchiata candidata alla poltrona più importante della città. La Raggi parla ‘candidamente’ di aver svolto “un ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio (Sammarco, ndr), quale la Hgr senza percepire alcun compenso”, per poi ammettere altrettanto candidamente di avere presieduto la Hgr in forma del tutto gratuita, perché contrattualizzata dallo Studio legale Sammarco, e dunque senza percepire compensi per quel ruolo proprio perché il suo trattamento economico veniva regolato dallo studio legale. Vorremmo fermarci qui, ma purtroppo per la Raggi non possiamo e non vogliamo, per altro ce lo hanno insegnato proprio i 5 Stelle con le loro denunce. L’Amministratore Delegato di quella società era Gloria Rojo, segretaria di uno degli uomini più in vista della Amministrazione della destra alemanniana, ai tempi di ‘Mafia Capitale’. La Rojo, infatti, prima di essere la manager di Hgr, era stata nella squadra con Panzironi prima all’Unire, dove Panzironi era commissario e successivamente all’Ama, assunta, come scrive il quotidiano Libero, a chiamata diretta all’epoca della parentopoli alemanniana, probabilmente su indicazione di qualche manager di assoluta ortodossia delle destre che all’epoca governavano. Di fronte a tutto questo ed ad un solo di questi sospetti che la ricostruzione ingenera, i 5Stelle avrebbero chiesto la testa di qualsiasi avversario, con allegati anche gli atti di una serie infinita di denuncia in Procura. In questo caso no.

La Raggi deve ormai andare avanti per questa strada tortuosa e non priva di incognite soprattutto per i tanti cittadini che avevano riposto la loro fiducia in una ragazza giovane ed alla prima esperienza, forse la seconda, ci correggiamo, la terza, dentro o vicino alla pubblica amministrazione. La Raggi consiglia cautela ai suoi avversari e noi, umili cittadini ed elettori, dovremmo fidarci dei curriculum fasulli o comunque ‘artefatti’ di chi aspira al governo della città? Sono gli stessi ‘ex grillini’ ad insegnarcelo, a farci covare la cultura del sospetto. Raggi se ne faccia una ragione, rifletta sul suo passato e rammenti di mettere nero su bianco il suo percorso di formazione e professionale. Non vuol farlo per noi? Ce ne faremo una ragione, ma lo faccia per i tanti che avevano già pensato, e mi auguro per lei che non ci ripensino, di votarla.

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