Verdini incontra i capi del Pd. “Siamo padri costituenti, ci batteremo per il sì e siamo in paradiso”, dice senza vergogna

Verdini incontra i capi del Pd. “Siamo padri costituenti, ci batteremo per il sì e siamo in paradiso”, dice senza vergogna

“Tra il gruppo di Ala e quelli del Pd non c’era mai stato un incontro. C’era necessità di incontrarsi perché stiamo votando una serie di provvedimenti. Non siamo in maggioranza. Anche se ci sentiamo in paradiso… Vorremmo conoscere i provvedimenti prima di votarli”. Al termine dell’incontro con il Pd, alla Camera, Denis Verdini, ex braccio destro di Berlusconi, già condannato in primo grado e attualmente imputato in processi per reati di natura economica, ha voluto usare questa incredibile espressione per sintetizzare il dialogo appena apertosi col governo. Non in maggioranza, ma in paradiso: forse è maggiormente comprensibile ai toscani, ma il senso appare chiaro, i sottintesi leggibilissimi, le chiavi di lettura ormai abbastanza trasparenti.

“Siamo in paradiso”. Che significa? Proviamo a interpretarlo

Il paradiso, per Verdini, è il riconoscimento, la legittimazione di un gruppo parlamentare che ha messo i piedi nel piatto della maggioranza. Con quali contropartite? Intanto, non è di poco conto partecipare alla elaborazione dell’ordine del giorno del governo, e della maggioranza parlamentare. Significa, nei fatti, essere in maggioranza, perché altrimenti sarebbe faccenda che sul piano istituzionale si risolve nella conferenza dei capigruppo. In secondo luogo, è il riconoscimento di quanto afferma un altro membro della delegazione di Ala, il senatore Barani: “Noi siamo i padri costituenti delle riforme, ad ottobre ci sarà una svolta storica”. Ora, che Verdini e i suoi trovino una legittimazione come “padri costituenti” pare un po’ forte. I padri costituenti veri, da Togliatti a de Gasperi a Calamandrei stanno rivoltandosi nelle tombe per questa assurdità. E forse anche Boschi e Renzi farebbero bene a prendere le distanze. Ma non abbiamo avuto notizie di commenti da Palazzo Chigi, solitamente pronto a inviare messaggini e twit. Non sono, ancora, al governo, ma si considerano nel paradiso dei “padri della patria”, dei costituenti, legittimati, venerdì 29 aprile da un incontro con la delegazione del Pd. Non male per Verdini, un vero capolavoro tattico.

Verdini si dice determinato e determinante

Infatti, è proprio sulle riforme che Verdini ha insistito, con buona pace dei leader della minoranza interna del Pd: la “cosa più importante sono le riforme”, ha sottolineato il mitico Denis, “e su questo ci sono state centomila polemiche, ma noi siamo stati determinati e determinanti in quella situazione. E poi voteremo altri provvedimenti. Dovevamo concertare oggi un metodo per un dialogo, perché talvolta ci troviamo anche in difficoltà. Ci incontreremo alla Camera, al Senato, nelle commissioni… Oggi abbiamo solo deciso un metodo, ma non abbiamo ancora stabilito né la stanza, né un luogo…”. Attenzione a quei due aggettivi, buttati là con nonchalance, ma che raccontano quel che è accaduto in questi mesi: determinati e determinanti. Renzi, la Boschi e i loro sodali hanno sempre detto, fino ad oggi, che quei voti erano “aggiuntivi”, e ora sono “determinanti”. Non vi è stata smentita, segno che le parole di Verdini sono dure come pietre, e il nostro buon Mattarella farebbe bene a leggerle per quel che sono: l’ingresso in maggioranza di una nuova forza politica, Ala, il cui leader è Denis Verdini, il cui comportamento pubblico non è stato coerente con l’articolo 54 della Costituzione.

Il capogruppo Rosato del Pd finge di allontanarsi dalla morsa dell’abbraccio di Verdini

Incredibili, invece, le finte risposte del capogruppo Pd alla Camera, Rosato, il quale conferma che “loro non sono in maggioranza e per la verità non hanno mai chiesto di esserlo”. Bella forza, si definiscono padri costituenti! Cosa vuoi che sia oggi un predellino da sottosegretario, o da presidente di Commissione parlamentare. Il redde rationem giungerà a ottobre, al referendum, quando Renzi, se vincerà, dovrà dare a codesti “padri costituenti” un congruo riconoscimento. E ottobre è praticamente vicino. Rosato accusa poi la minoranza Pd, e in particolare Roberto Speranza, di avere la memoria corta, poiché nel 2013 il governo Letta fu appoggiato proprio da Verdini, allora braccio destro di Berlusconi.

E nella minoranza del Pd si finge invece di non capire. Attendiamo risposte, dicono…

Dalla minoranza, sul punto, gli risponde Nico Stumpo, il quale ricorda che “per necessità e per fare iniziare la legislatura, nel 2013 si è dato vita al governo Letta che comprendeva i due schieramenti che si erano contrapposti meno i  Cinque Stelle e poi, grazie al lavoro svolto da Enrico Letta, si è stabilizzata la legislatura senza Berlusconi e senza Verdini. Altra cosa è oggi, senza questa necessità ma per scelta politica, portare in maggioranza Verdini con tutto il suo portato”. Ed aggiunge: “Anche in Parlamento gli incontri non si fissano con tutti: se un domani mattina i Cinque Stelle dovessero votare con noi un qualsiasi provvedimento, dal giorno dopo inizieremmo a concordare il programma parlamentare anche con loro? Non si può dire una cosa e farne un’altra: si affronti l’incontro di questa mattina per quello che è. Noi non lo condividiamo. Di Verdini non si sente proprio il bisogno – conclude – Ci sono i numeri per andare avanti senza di lui. Se invece si vuole trasformare il campo di gioco lo si dica apertamente”. Ahinoi, pare proprio che la minoranza del Pd debba fare un controllo sulla sordità: Verdini si dichiara “padre costituente” e determinante e ci si aspetta che sia la maggioranza del Pd a dichiarare il cambio “del campo di gioco”? Ma andiamo. Pare una farsa.

Le dure repliche di D’Attorre, Sinistra italiana, e di Luigi Di Maio, Cinquestelle

Hanno dunque ragione Alfredo D’Attorre, Sinistra Italiana, e Luigi Di Maio a sottolineare l’importanza dell’accordo. “Mattarella invoca un’alleanza contro la corruzione. Per Renzi la priorità resta l’alleanza con Verdini e con i cosentiniani in Campania”, scrive via twitter Alfredo D’Attorre. “Oggi Denis Verdini ha formalmente incontrato il Partito Democratico. Ha dichiarato ‘da oggi nasce la cabina di regia per i provvedimenti di governo’. Un modo gentile per dire che da oggi avrà Renzi al guinzaglio. Immagino che le prime leggi che esaminerà questa cabina di regia saranno quelle per salvare dai processi Denis e i suoi amici”. Forse non è così lontano dalla verità.

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