Vatileaks. Gianluigi Nuzzi interrogato si difende. Non ho svelato segreti di stato

Vatileaks. Gianluigi Nuzzi interrogato si difende. Non ho svelato segreti di stato

“Il mio dovere è pubblicare le notizie di cui vengo a conoscenza se c’è rilevanza sociale, cioè se hanno un valore per l’interesse pubblico”. Con questa affermazione il giornalista Gianluigi Nuzzi si è difeso oggi nel Tribunale della Città del Vaticano, dove è sotto processo per la divulgazione di documenti riservati insieme al collega Emiliano Fittipaldi e a tre esponenti della Commissione referente sulle finanze vaticane accusati invece di aver fatto uscire tali documenti: monsignor Vallejo Balda, che nell’interrogatorio ha detto di considerare anche come “un editor” al quale rivolgersi per chiedere la chiave di lettura anche di documenti avuti da altra fonte”, Francesca Immacolata Chaouqui, che ha detto di conoscere da tempo ma di considerare “inaffidabile” perché aspirava ad un ruolo da ottenere a tutti i costi e che per questo aveva fatto “troppi pasticci”, e, infine, il dottor Nicola Maio, che Nuzzi ha dichiarato di aver visto per la prima volta nell’aula del Tribunale Vaticano.

“‘Ma che mestiere fai?’, mi avrebbero chiesto gli altri giornalisti se quei documenti li avessi lasciati nel cassetto”, ha continuato il vicedirettore di Mediaset e conduttore televisivo, interrogato oggi per la prima volta dai giudici vaticani (mai era stato sentito in istruttoria). In aula, Nuzzi ha quindi ricordato l’obbligo professionale del giornalista di pubblicare le notizie. “Anche segrete?”, gli ha chiesto il presidente Giuseppe Dalla Torre. “Si'”, ha riposto confermando l’affermazione “si è deciso di pubblicare documenti riservati” contenuta nella presentazione del suo libro “Via Crucis”, e che i pm vaticani considerano un’autoincriminazione. “Non credo – ha spiegato però Nuzzi – che nelle pagine inserite nel mio libro ci siano segreti di Stato: c’erano solo bilanci extra contabili, prove di fondi gestiti da gruppi e di cattiva amministrazione. Mai avrei diffuso informazioni su questioni relative ad esempio alla sicurezza che avrebbero potuto minacciare l’incolumità del Papa”. “Non c’erano segreti di Stato in quello che ho pubblicato”, ha ripetuto con convinzione. Dall’accusa di aver esercitato pressioni per sollecitare le sue fonti, e in particolare il reo confesso Vallejo Balda, Nuzzi si è scagionato con altrettanta forza. “Non ho mai fatto nessuna sollecitazione: semplicemente c’era una persona che m’informava di anomalie nella gestione delle finanze vaticane, che impedivano il cambiamento. E quando a una domanda mi è stato risposto ‘questo non te lo posso dire’, io non ho mai insistito”. “Per me – ha assicurato il giornalista – monsignor Balda era un’autorevole personalità istituzionale, che ricopriva e aveva ricoperto incarichi importanti”. Nuzzi non ha certo negato la serie degli incontri al ristorante con il sacerdote spagnolo e ha spiegato il senso di molti messaggini che si era scambiato con lui durante il periodo della gestazione del suo libro: da marzo 2015, quando si sono conosciuti ad un pranzo in un hotel romano, al novembre dello stesso anno, quando il prelato è stato arrestato.

Share

Leave a Reply