Usa. Primarie Wisconsin. Sanders batte la Clinton tra i democratici, e le si avvicina. Cruz batte Trump tra i repubblicani

Usa. Primarie Wisconsin. Sanders batte la Clinton tra i democratici, e le si avvicina. Cruz batte Trump tra i repubblicani

Il senatore del Vermont, il socialdemocratico Bernie Sanders ha sonoramente sconfitto Hillary Clinton nel Wisconsin, stato nord orientale, al confine con la regione dei grandi laghi canadesi. È la sua sesta vittoria nella corsa alla nomination democratica per le presidenziali di novembre. Sanders conquista una cinquantina di delegati su 86, avendo ottenuto il 56% dei voti. La vittoria di Sanders è stata netta praticamente in tutto il Wisconsin, lasciando a Clinton solo due circoscrizioni. Ora, al netto del voto dei circa 500 superdelegati, la distanza tra i due contendenti democratici si è notevolmente accorciata: 1274 delegati per Clinton, 1030 per Sanders. Dopo le vittorie negli stati di Washington, Alaska, Idaho, Utah, Hawaii e Wisconsin, e con l’incombere di due prossimi appuntamenti decisivi di aprile in Pennsylvania e nello stato di New York (il 19), dove sono in palio circa 400 delegati, Hillary Clinton comincia ad avere qualche timore, non solo per le affermazioni di Sanders, ma anche per la tenuta dei superdelegati. Per vincere la corsa e ricevere la consacrazione alla Convention di luglio, uno dei due deve raggiungere un quorum di 2383 delegati, tra delegati eletti e superdelegati (establishment democratico più parlamentari). Inoltre, è sempre più evidente che la base elettorale pro Sanders regge, sia in termini di voti che in termini di fund raising. Sanders ha saputo conquistare la simpatia delle nuove generazioni e dei lavoratori, con discorsi da autentico socialista di tradizione europea, assolutamente sconosciuti alla Clinton.

Bernie Sanders e Hillary Clinton si sfideranno in un dibattito pubblico a Brooklyn il prossimo 14 aprile, a cinque giorni dal voto nello stato di New York. Sarà quello il momento centrale dell’intera campagna elettorale, perché si sfideranno, all’interno dello stesso partito Democratico, due visioni del mondo e della politica, due concezioni dell’economia reale, due modi diversi di considerare il potere di Wall Street. Sanders ha già annunciato che quella sarà la madre di tutte le battaglie, e che lui “conosce poco New York, avendoci vissuto per soli diciotto anni, mentre la signora Clinton è stata eletta senatrice per due mandati proprio a New York”. La sfida di Sanders alla Clinton verte proprio sui legami che quest’ultima ha costruito con i cosiddetti “Wolves of Wall Street”, i lupi di Wall Street, e ha già giudicato come una cosa indegna il fatto che per partecipare ad una cena a sostegno della campagna elettorale, la Clinton chieda un versamento minimo di 340mila dollari. In virtù di questa differenza politica, ma anche ideologica, Bernie Sanders ha detto in un comizio nel Wyoming: “l’impulso ha avuto inizio con questa campagna elettorale 11 mesi fa, quando i media ci dicevano che siamo una candidatura marginale. Non ditelo alla Clinton, è già tanto nervosa. Ma credo che avremo eccellenti possibilità di vittoria a New York e che prenderemo molti delegati”. A sua volta, Hillary Clinton si è congratulata con Sanders via Twitter: “congratulazioni a Bernie Sanders per la vittoria nel Wisconsin. A tutti gli elettori e ai volontari che ci mettono il cuore in questa campagna dico: avanti!”. Clinton cerca di consolare se stessa e i suoi sostenitori: in fondo anche nel 2008 fu sconfitta da Obama nel Wisconsin, e con una differenza di 17 punti.

La sesta vittoria di Sanders segnala la vulnerabilità di Hillary Clinton, accusata per i discorsi a pagamento a Wall Street e per le email inviate e ricevute da segretario di stato. Secondo una recente indagine di opinione, nove elettori democratici su dieci hanno affermato che Sanders è onesto e affidabile, mentre solo sei su dieci riconoscono le medesime virtù in Hillary Clinton. La battaglia, dunque, si trasferisce nei grandi stati atlantici e della borghesia americana. La corsa resta aperta.

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