Trivelle. Paura, arroganza, cinismo del governo. Il voto di sfiducia solo dopo il referendum. Cresce la mobilitazione per il sì. Ne va della salute dei cittadini

Trivelle. Paura, arroganza, cinismo del governo. Il voto di sfiducia solo dopo il referendum. Cresce la mobilitazione per il sì. Ne va della salute dei cittadini

Paura, arroganza, cinismo. Tre parole che segnano la “vicenda delle trivelle”. Ma, del governo, mentre cresce la mobilitazione di associazioni, movimenti, cittadini, forze sociali, sindacati con iniziative in tutto il Paese per il sì al referendum contro le trivelle. Paura perché Renzi Matteo ha voluto che le mozioni di sfiducia  al governo presentate al Senato da M5S, Forza Italia, Lega e  Conservatori e riformisti andassero in Aula due giorni dopo il referendum, il 19 aprile alle ore 16. L’annuncio è stato dato dal presidente Grasso a conclusione della riunione dei capigruppo. Dopo aver negato la possibilità di far svolgere il referendum insieme alle elezioni amministrative consentendo lo svolgimento di una vera campagna elettorale ora si  temono i riflessi che il dibattito sulla sfiducia possano avere sulla partecipazione al voto e quindi sull’esito.

Ricorso dei Radicali al Tar per spostare il  referendum e dare ai cittadini l’informazione necessaria

Da tener presente fra l’altro che Radicali italiani hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per annullare la data decisa dal governo che non consente una corretta informazione ai cittadini. Il Tar si pronuncerà il 13 aprile, se accoglie il ricorso dovrebbe essere fissata una nuova data. In caso contrario, i ricorrenti impugneranno la decisione presso il Consiglio di Stato, e dovranno ovviamente farlo entro domenica 17 aprile. Paura, dicevamo, anche per la decisione del Tar. Arroganza perché il governo Renzi, si sostituisce, di fatto, al Parlamento. Avendo deciso per il 17 aprile, si doveva evitare che la Camera fosse impegnata a discutere la riforma, la “deforma” meglio nota, della Costituzione per consentire a quei deputati che lo volevano di partecipare alla campagna elettorale. Cinismo infine perché Renzi e i suoi paladini non pronunciano mai la parola “sicurezza” in relazione alla salute dei cittadini. Il petrolio, i profitti della Total, gli affari dell’Eni valgono più della vita di una persona. La Procura della Repubblica di Potenza sta raccogliendo le schede cliniche, migliaia, per verificare la cause di morte di tantissimi cittadini.

Drammatica testimonianza del medico di Viggiano:  la salute è già compromessa

Dovrebbe far riflettere la testimonianza di Giambattista Mele, medico di famiglia di Viggiano, referente dell’Ise, medici per l’ambiente di Potenza, promotore del primo studio epidemiologico sulla salute dei cittadini che sta per partire su 200 abitanti di due Comuni dell’area “del petrolio” e sui quali si valuteranno le conseguenze biologiche e funzionali dell’inquinamento. C’è stato “troppo ritardo nello studio dei dati sull’impatto ambientale e sanitario degli interventi di estrazione di petrolio, che ancora non ci sono. E sarebbe stato utile e ragionevole avere la ‘fotografia’ di territorio e salute degli abitanti prima di cominciare. Ma non è stato fatto. Così, anche quando avremo i dati attuali, non ci saranno comunque i termini di paragone con la situazione iniziale”. Manca il “punto di partenza”. Anche sui pozzi di produzione di Gorgoglione sono state già fatte prove di estrazione. I gas sono già stati rilasciati nell’ambiente. Si parte da un quadro già compromesso. “Io – dice all’AdnKronos – ho più volte rilevato il problema, ma non sono stato ascoltato”. Avere i dati del ‘prima’ “avrebbe reso sicuramente più chiari, immediati e precisi i risultati dello studio che ci apprestiamo a realizzare”. Eppure sono anni che il tema del monitoraggio ambientale e sanitario “viene dibattuto nella regione”. “L’Osservatorio ambientale per quest’area era previsto dalla normativa dal 1999. Ma è stato inaugurato solo nel 2012. E i dati prodotti sono pochi. Fermi al 2014”, denuncia Mele. Le prime indicazioni sulla salute dei cittadini disponibili, afferma il medico, “sono quelle realizzate nel 2000 dall’Istituto Mario Negri, su tutta la Regione”.

Già si rilevano eccessi di mortalità, ma manca il “punto di partenza”, il rischio di un disastro

“Già si rilevano eccessi di mortalità, come registra anche il recente studio statistico dell’Istituto superiore di sanità. Ma la mancanza del famoso ‘punto di partenza’ non ci permette oggi di avere le risposte che sarebbero necessarie a tutela della salute”. Una testimonianza agghiacciante, il rischio di un disastro ambientale, un disastro già avvenuto per quanto riguarda la salute. Nella discussione che si è svolta in Direzione del Pd, la parola “salute” ha fatto il suo ingresso solo negli interventi di esponenti delle minoranze. Un cinismo degno di miglior causa. Ma anche nell’ala renziana qualcosa si muove. Non si accetta in particolare il diktat del premier che predica l’astensionismo.

Il candidato sindaco di Roma andrà a votare rispondendo all’appello di Green Italia

Il candidato sindaco a Roma, Roberto Giachetti annuncia che andrà a votare, rispondendo positivamente all’appello di Green Italia rivolto a tutti i candidati sindaco, cui altri hanno già aderito, da De Magistris ad Airaudo, da Fassina a tutti i Cinque Stelle. “La scelta di Giachetti  – dichiarano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, esponenti di Green Italia – è tanto più significativa perché la prima di un candidato sindaco del Pd e perché smentisce l’indicazione del suo partito che boicotta il referendum invitando all’astensione. Naturalmente ci auguriamo che Giachetti oltre a votare voti sì, in ogni caso consideriamo la sua scelta di partecipazione al referendum come un atto di responsabilità democratica e lungimiranza, che auspichiamo venga seguito anche dagli elettori che lo sostengono e lo voteranno come futuro sindaco di Roma”.

Parlamentari della minoranza Dem  alle urne e voteranno sì. Così anche il presidente della Toscana

E l’esponente della minoranza dem Roberto Speranza fa sapere che andrà alle urne e voterà. Gianni Cuperlo già si era pronunciato per il sì. Con  Speranza  anche i deputati dem Roberta Agostini, Enzo Lattuca, Gianna Malisani e Nico Stumpo, si dicono pronti a lavorare per il raggiungimento del quorum nell’urna. “Sarà un referendum molto importante – dice Speranza – e mi auguro che un numero significativo di italiani decida di partecipare. Io ho scelto personalmente di andare a votare e di votare sì, perché penso sia l’occasione per lanciare un messaggio su un nuovo modello di sviluppo in cui il fossile venga superato e si provi a puntare su rinnovabili e energia verdi. E Renzi rispetti le scelte degli elettori”. Ma Renzi insiste ed auspica il “fallimento” della consultazione referendaria. Risponde Speranza: “Da Renzi sono arrivate parole eccessive, perché quando c’è un referendum va rispettata la scelta degli elettori e io sono convinto che andranno a votare in tanti. Io penso che anche i nostri elettori capiscano il senso di questo referendum nato da Regioni che in larga parte sono governate dal Pd e che quindi non è errato dire che è un referendum proposto dal Pd”. Davide Zoggia, deputato della Sinistra Pd annuncia la sua presenza “lunedì 11 aprile a Venezia” insieme al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per una serie di iniziative in favore del referendum. “Soltanto facendo conoscere le ragioni del sì avremo la possibilità di raggiungere il quorum e voltare finalmente pagina sulle energie rinnovabili”. Per il sì si pronuncia anche il presidente della Regione Toscana che  si dice “non contrario” alle trivelle ma alle “concessioni a vita, che non si danno”.

Lo sciopero della fame, iniziativa dei Verdi. L’estrazione del petrolio conviene solo a  Total

Lo sciopero della fame è l’iniziativa scelta dai Verdi “finché i tg non parleranno diffusamente del referendum sulle trivelle” hanno detto Angelo Bonelli, dell’esecutivo nazionale, e il portavoce di Roma Gianfranco Mascia, davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai. “È incomprensibile come questa infrastruttura sia stata classificata di interesse strategico nazionale dal momento che tutto l’olio estratto verrà esportato. L’estrazione del petrolio Tempa Rossa conviene solo a Total”. Una volta in funzione, l’impianto produrrà 2,7 milioni di tonnellate d’olio l’anno che saranno trasferite attraverso un oleodotto a Taranto e poi caricate su novanta petroliere che porteranno il prodotto nelle raffinerie Total e Shell all’estero: “I costi ambientali ed economici per le comunità locali sono drammatici”. La beffa, però, rischia di essere anche economica. Le royalties italiane sono tra le più basse al mondo: 10% sul valore del prodotto offshore, 7% per il resto. Quasi nulla a confronto con Paesi come la Norvegia dove si paga oltre il 60%, ma il territorio è molto più ricco. Nelle proiezioni di Total, con il petrolio a 100 dollari l’Italia avrebbe incassato circa 180 milioni di dollari l’anno, ma con il Brent sotto quota 38 dollari la cifra scende a 68 milioni (gli analisti di Goldman Sachs prevedono un prezzo intorno ai 60 dollari per il 2017). “Eppure – prosegue Bonelli – Total e Shell incassano un miliardo di dollari l’anno da Tempa rossa con le quotazioni attuali che arriverebbero a 2,6 miliardi annui con il greggio a 100 dollari. In sostanza in meno di due anni, la società rientra dell’investimento con una decina di occupati”. Nella fase di realizzazione, nei prossimi 24 mesi , il progetto Tempa Rossa realizzerà 300 nuovi posti di lavoro, mentre – afferma Bonelli – saranno oltre 35 le attività agricole che vedranno espropriati i loro terreni con una perdita di 280-350 posti di lavoro.

L’ex ministra Guidi sarà sentita in Questura come persona informata dei fatti

A Potenza intanto continuano gli interrogatori dei pubblici ministeri nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio che ha portato all’arresto di sei persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di 60 nominativi. Ai domiciliari dallo scorso 31 marzo – nel filone dei lavori per il Centro Oli della Total per la produzione del giacimento “Tempa Rossa”,   è stata sentita l’ex sindaca di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Pd), ma non ha risposto alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia. Anche l’ex vicesindaco di Corleto, Giambattista Genovese – colpito dal divieto di dimora – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sempre per il filone riguardante Tempa Rossa, il ministro dimissionario dello sviluppo economico Federica Guidi,  sarà sentita giovedì 7 aprile nel pomeriggio come persona informata sui fatti, negli uffici della Questura di Potenza dai pm titolari dell’inchiesta. L’ex ministra, dovrà rispondere alle domande sull’emendamento per Tempa Rossa e sul riferimento, ascoltato in un’intercettazione dalla Squadra mobile di Potenza,  alla ministra Boschi.

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