Terrorismo, il Silp Cgil dice “no alle leggi speciali”. Tissone: “Prevenzione come fattore strategico e investimenti in sicurezza”

Terrorismo, il Silp Cgil dice “no alle leggi speciali”. Tissone: “Prevenzione come fattore strategico e investimenti in sicurezza”

“Per fronteggiare il terrorismo, non vi è la necessità di leggi speciali o di riduzione dell’ambito di esercizio dei diritti, per conseguire obiettivi di sicurezza” spiega il segretario generale Silp Cgil Daniele Tissone, parlando di piani con cui contrastare il terrorismo. “Non saranno certo le leggi speciali a impedire a un terrorista di farsi saltare in aria”, continua. Posizione condivisa dal capo della Polizia, Alessandro Pansa, che non ne fa mistero anche nel suo intervento alla scuola superiore della Polizia di Stato.

La soluzione al terrorismo, nella linea di pensiero di Tissone, è orientata più verso “la prevenzione, usata come fattore strategico e contrastante”, ma si parla anche di investimenti: “Per combattere il terrorismo, insomma – prosegue Tissone – occorre investire in sicurezza attraverso risorse economiche certe, con progetti di integrazione verso coloro che hanno deciso di stabilirsi nei nostri paesi, contribuendo allo sviluppo della società”. E aggiunge: “Servono inoltre una maggiore intelligence europea con uno scambio di informazioni più capillare tra gli Stati, investimenti formativi per il personale di Polizia, ma soprattutto una strategia europea di risposta mirata su tale versante rispetto a quanto sta accadendo in Europa e non solo”. Se Tissone parla di prevenzione, il fronte politico sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano dal canto suo qualche giorno fa aveva dichiarato, durante il Question Time alla Camera, come “la prevenzione dell’intelligence italiana, fino ad ora, abbia funzionato”, ma è bene non abbassare la guardia. Da alcuni giorni infatti nella Capitale sono stati messi in atto alcuni provvedimenti. A partire dal giorno di Pasqua, che sono entrati in servizio in sordina più di cinquecento militari a sorveglianza di Piazza San Pietro, gremita di fedeli riuniti per la Santa Messa di Papa Francesco, l’incremento di pattuglie in tutta la città è stato notevole.

Non solo a Roma ma in tutta la Penisola inoltre è scattato “l’allarme prevenzione” con spostamenti militari nelle caserme delle principali città d’Italia: Milano, Venezia, Gorizia, Verona, Napoli, Bari e Palermo. Nel corso della settimana poi sono diventati operativi anche a Bologna, Brescia, Bergamo, Genova, Padova, Torino, per essere attivi nel caso si verificassero attacchi terroristici, su decisione immediata presa dall’Arma dei Carabinieri visti i recenti tragici fatti europei. Questo provvedimento è stato preso poiché era tangibile la mancanza di squadroni nelle caserme che fossero in grado di intervenire ed aiutare la cittadinanza in caso di bisogno. A riprova di quanto il rischio e la preoccupazione siano reali anche in Italia.

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