Spagna. Sanchez getta la spugna definitivamente. Il re scioglierà le Camere il 2 maggio

Spagna. Sanchez getta la spugna definitivamente. Il re scioglierà le Camere il 2 maggio

Re Felipe di Spagna (nella foto), al termine delle consultazioni, ha annunciato che non proporrà un nuovo candidato per chiedere la fiducia al Parlamento come primo ministro. Questo annuncio di fatto apre la strada a nuove elezioni generali, previste per il 26 giugno.”Inizieremo il processo di scioglimento del Parlamento e per la convocazione delle elezioni”, ha dichiarato il presidente del Congresso, la camera bassa del Parlamento. Le elezioni del   prossimo 26 giugno sono oramai inevitaili, ha precisato Lopez.

La scelta del re certifica il fallimento delle trattative fra i partiti e dunque il ritorno alle urne. Il comunicato ufficiale di Casa reale non parla di scioglimento delle Cortes ma si richiama all’articolo 99 della Costituzione, che fissa il termine massimo di due mesi a partire dal primo voto di investitura per la formazione di un nuovo esecutivo. Dunque, senza un accordo entro il 2 maggio, obiettivo ormai impossibile, la ripetizione del voto – per la prima volta nella storia della democrazia spagnola – è inevitabile. È così caduto nel vuoto l’ultimo tentativo di accordo lanciato in mattinata da Compromis, piccola formazione valenciana della sinistra radicale per un patto con il Psoe – che aveva sostanzialmente accettato l’offerta per un governo di indipendenti a durata limitata – e Ciudadanos, il cui leader Albert Rivera ha invece respinto la proposta al mittente. Ed è così iniziato lo scaricabarile fra i partiti, con Sanchez che dopo aver informato la stampa sulla richiesta del re di una campagna elettorale – che inizierà ufficialmente il 10 giugno – incentrata sui programmi e non sulle recriminazioni ha accusato Podemos di aver reso impossibile l’alleanza a tre con Ciudadanos, e il Pp di immobilismo.

 Solo un assaggio di quella che sarà – contrariamente agli auspici della Zarzuela – una campagna dai toni aspri, incentrata non solo sull’opposizione fra destra e sinistra, ma anche – all’interno dei singoli schieramenti – fra le formazioni “nuove”, Podemos e Ciudadanos, e quelle istituzionali, che rischiano di vedersi sorpassare nelle preferenze dei rispettivi elettorati. L’obiettivo di tutte le formazioni è dunque quello di assumersi i meriti di aver cercato un accordo – o viceversa di aver rifiutato accordi palesemente insostenibili – scaricando sulle altre le responsabilità di un fallimento che appare collettivo, in uno scenario di frammentazione politica inedita in un Paese che dal 1982 ad oggi aveva espresso sempre delle chiare maggioranze.

I passaggi politici e istituzionali verso il voto del 26 giugno sono i seguenti: 2 maggio, scioglimento delle Camere; 3 maggio, convocazione delle elezioni; 12 maggio, presentazione delle coalizioni; metà maggio, primarie dei socialisti; 22 maggio, presentazione delle liste; 10 giugno, inizio della campagna elettorale; 20 luglio, insediamento delle Camere.

Stando agli ultimi sondaggi un primo sorpasso, che non è riuscito a Podemos da solo nelle elezioni del 20 dicembre, potrebbe riuscire ad una coalizione con i comunisti di Izquierda Unida (Iu), che diventerebbe la prima forza della sinistra spagnola. In base alla rilevazione di Metroscopia pubblicata dal quotidiano spagnolo El Pais, Podemos-Iu avrebbe il 20,8% delle preferenze contro il 20,1% dei socialisti; immutato il primo posto del conservatore Partido Popular, apparentemente immune agli scandali di corruzione e all’immobilismo politico e accreditato del 29% delle preferenze, contro il 17,7% dei rivali di Ciudadanos.

Rispetto al voto di dicembre scorso è proprio la destra ad aver guadagnato qualche punto percentuale, soprattutto grazie a Ciudadanos (+3,8%), mentre nonostante l’impegno dimostrato per la formazione di un nuovo esecutivo il Psoe perde l’1,9% e Podemos e Iu insieme perdono il 3,6% (il -5,5% di Podemos è compensato in parte da un aumento di Iu, che ha raddoppiato i propri consensi fino ad arrivare al 6%). Va notato che le percentuali non rappresentano necessariamente il numero dei seggi, data la complicata legge elettorale che tende a penalizzare i partiti minori; inoltre, a favorire una – ancora ipotetica – coalizione della sinistra radicale sono soprattutto gli elettori di Podemos, assai meno la base di Iu: dunque non è detto che i consensi dei due partiti si sommino. I socialisti si vedono paradossalmente puniti dall’elettorato nonostante gli sforzi di Sanchez per trovare la quadratura del cerchio con un’alleanza tripartita, vanificati soprattutto dall’atteggiamento intransigente di Podemos; Sanchez è addirittura considerato il potenziale presidente del governo migliore fra i vari leader in campo, nonostante rischi di essere esautorato dal prossimo congresso del partito e di non arrivare alle prossime elezioni come candidato premier del Psoe.

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