Spagna. Podemos chiude le porte al governo e ritira la delegazione. Decisione ultima alla consultazione dei militanti. Socialisti irritati

Spagna. Podemos chiude le porte al governo e ritira la delegazione. Decisione ultima alla consultazione dei militanti. Socialisti irritati

Il segretario generale di Podemos, Pablo Iglesias, ha annunciato sabato a Barcellona che la sua formazione politica ha deciso di andare a nuove elezioni generali e che vorrebbe andarci senza compromessi. Lo ha detto dopo che venerdì notte sono naufragate le speranze per la Spagna di vedere un governo a tre, Socialisti, Podemos e Ciudadanos, con l’opposizione dei popolari. “Noi non siamo in vendita”, ha detto Iglesias. L’occasione per annunciare il ritiro della delegazione di Podemos dai colloqui con il presidente incaricato, il leader socialista Pedro Sanchez, è stata fornita dall’assemblea dei circoli catalani di Podemos. “Non siamo come loro”, ha detto Iglesias ai militanti catalani di Podemos, ma il messaggio era rivolto a tutto il suo movimento. Ed ha aggiunto: “non siamo disposti a fare in modo che Podemos si trasformi, come ci chiedono, in avversari del popolo”. Iglesias ha giustificato così il ritiro di Podemos e la richiesta di immediate elezioni: “durante questi giorni hanno cercato di addomesticarci e di normalizzarci, hanno creduto che ci saremmo trasformati in loro, che la logica dei negoziati, dell’io do una cosa a te e una a me, potesse contare sul favore degli oligarchi”. Iglesias ha assicurato che il suo partito ha manifestato ampiamente la volontà di dialogare, ma non è disposto a spostarsi da banchi dell’opposizione senza una contropartita seria.

“Prepariamoci a nuove elezioni”, ha poi esortato i suoi militanti, “perché sappiamo quanto sia difficile governare, mentre molti ci dicono che è comodo restare all’opposizione. Non ci presenteremo a nuove elezioni per rimanere comodamente sui banchi dell’opposizione. Abbiamo dimostrato che non ci vendiamo, che non tradiremo la nostra gente, che siamo disponibili alla generosità, a negoziare, ma non siamo qui per scegliere tra Guatemala e Guatepeor, ma per migliorare la vita della gente”. Iglesias ha anche annunciato che la prossima settimana avrà luogo una consultazione tra i 400.000 militanti di Podemos per decidere ancora se è possibile dare un appoggio a Pse e a Ciudadanos. “Prenderemo la nostra decisione nel modo più democratico, e speriamo che lo stesso facciano i socialisti. Nel corso dei due anni della nostra esistenza abbiamo più volte dato prova della nostra grande capacità di fare accordi di governo”.

Intanto, dall’altra parte della barricata, i socialisti hanno manifestato irritazione per il comportamento dei delegati di Podemos nel corso dei colloqui per la formazione di una maggioranza con Ciudadanos. Sanchez continua a ribadire che la volontà sua e del suo partito è invece quella di evitare nuove elezioni anticipate, e che farà di tutto pur di dare alla Spagna un governo progressista. E tuttavia, i socialisti rilanciano ora, forse a scopo di ritorsione nei confronti di Podemos, o forse per costringere Iglesias a ripensarci, l’apertura del dialogo con i popolari di Rajoy, il quale astutamente ha preso la palla al balzo, e ha rilanciato. Governo con presidente popolare, e col programma emerso dall’intesa tra socialisti e Ciudadanos. È evidente che si tratta di una autocandidatura dello stesso Rajoy, bocciato dal’elettorato, dal re e dall’opinione pubblica, soprattutto per effetto dei numerosi scandali di corruzione emersi durante la sua presidenza.

I socialisti fanno sapere, con il segretario organizzativo Antonio Hernando, che “Podemos non ha mai creduto nell’accordo, non ha mai avuto un atteggiamento costruttivo e sincero”. Ed ha aggiunto in modo molto aggressivo che in fondo Podemos “non ha fatto altro che cercare di restare sulle prime pagine dei giornali. Ha dimostrato che la politica non gli interessa”. Insomma, sotto il sole di Madrid la situazione politica torna molto confusa. E intanto la scadenza ultima per formare la maggioranza di governo per evitare le elezioni anticipate si avvicina.

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