Save the Children, 400 milioni i bambini poveri e discriminati. Valerio Neri: “Inaccettabile che nascere nel posto sbagliato significhi perdere alla lotteria della vita”

Save the Children, 400 milioni i bambini poveri e discriminati. Valerio Neri: “Inaccettabile che nascere nel posto sbagliato significhi perdere alla lotteria della vita”

“I bambini sono il nostro futuro” dicono in tanti. Purtroppo però, ancora oggi, non tutti i bambini del mondo hanno il “privilegio” di poter vivere a lungo e costruire un proprio futuro. Questo è un dato di fatto e una triste realtà che tocca da vicino principalmente le aree più povere della Terra. Le ragioni sono innumerevoli: malattia, fame, discriminazioni, mancanza di risorse materiali ed economiche, tutte problematiche che li pongono in posizioni svantaggiate, condannandoli a soccombere.

Ci pensa Save the Children a denunciare duramente il fenomeno in corso, pubblicando un Rapporto dal titolo “Every last child. The children the world decided to forget” in cui fornisce dei dati spaventosi, a mo’ di indicatori del livello vigente di discriminazione e di miseria in cui sono costretti a vivere milioni di minori. Nonostante siano stati compiuti grandi passi negli ultimi decenni e siano stati raggiunti traguardi importanti, come il dimezzamento della mortalità infantile dal 1990 a oggi, milioni di bambini continuano ad essere confinati ai margini della sopravvivenza e del vivere dignitosamente, esclusi da questi progressi.

“I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati” spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola. Ogni bambino – conclude – ha diritto a un fair start, una partenza giusta nella sua vita che lo metta nelle condizioni di vivere e crescere vedendo soddisfatti i suoi diritti e bisogni primari”.

Dati alla mano: lo specchietto di tornasole della tragica situazione

Ecco i dati: 400 milioni i bambini che vivono in condizioni di estrema povertà; altri 400 milioni subiscono discriminazioni per via dell’etnia o della religione, di cui 150 milioni sono disabili e per questo maggiormente maltrattati; 6 milioni sotto i 5 anni sono vittima di malattie che in altri Paesi si riesce a curare e persino a prevenire; un bambino su 10 vive in un Paese colpito da un conflitto. Sul fronte istruzione: 58 milioni di ragazzini sotto i 13 anni non vanno a scuola e possiedono un livello culturale sotto la media.

Nel dettaglio: in Nigeria i bambini più poveri non accedono alle cure mediche e all’educazione scolastica; in Afghanistan il 96% delle bambine povere non hanno la possibilità di andare a scuola, a causa anche dei matrimoni e delle gravidanze precoci (prima dei 15 anni) e della mortalità materna e infantile, fattori aggiuntivi che limitano le opportunità di apprendimento delle ragazze; lo stesso vale anche in Sierra Leone, dove i decessi sono del 40% ; in Tanzania, il 61% delle ragazze che non riceve un’istruzione si sposa prima dei 18 anni, mentre il tasso scende al 5% tra coloro che hanno completato gli studi secondari o superiori; 145 milioni di bambini rifugiati hanno dovuto lasciare le loro case a causa dei conflitti nei loro Paesi d’origine, solo 1 su due di loro frequenta la scuola elementare e solo 1 su 4 ha accesso all’educazione secondaria. Anche nei Paesi più ricchi vi sono tracce di sofferenza, come negli insospettabili Stati Uniti, dove il 40% dei giovani senza tetto ha subito una discriminazione per i propri orientamenti sessuali, e la Gran Bretagna, dove più della metà dei bambini pachistani o bengalesi vive al di sotto della soglia di povertà.

È stata inoltre lanciata dall’organizzazione la campagna “Every last children” con l’obiettivo di ottenere in un futuro prossimo maggiori cure e servizi, oltre che l’accesso a strutture sanitarie e scolastiche, per tutti i bambini del mondo, a prescindere da etnia, religione, orientamento sessuale, con il coinvolgimento e l’impegno in primis dei leader mondiali, chiamati a dare il proprio contributo con ogni mezzo.

Valerio Neri: “Non ci arrendiamo finché non avremo raggiunto fino all’ultimo bambino”

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia afferma: “Per Save the Children è inaccettabile che, ancora oggi, nascere nel posto sbagliato significhi perdere alla lotteria della vita. Non possiamo continuare a tollerare che siano condizioni arbitrarie come il luogo di nascita, l’appartenenza a un’etnia o religione, la situazione economica della famiglia o addirittura l’essere maschio o femmina, a determinare se un bambino sopravvivrà o meno, influenzando la qualità della sua vita. Non possiamo più vivere in un mondo in cui i corpi inermi dei bambini in fuga dalla guerra vengono trascinati a riva sulle coste europee, un mondo dove a milioni di bambini e bambine è precluso quel futuro migliore che la scuola permetterebbe loro di costruirsi”.

Valerio Neri parla poi a nome dell’organizzazione, illustrando gli obiettivi futuri e lanciando un appello ai leader mondiali: “Molti Paesi evitano deliberatamente di raccogliere dati sulla condizione di questi bambini e ciò rende più difficile avere un quadro completo dei loro bisogni. Ma la discriminazione è in crescita e costituisce la principale minaccia per i bimbi in povertà. Save the Children farà di tutto per eliminare la discriminazione e le barriere per l’accesso di milioni di bambini vulnerabili alle cure sanitarie e all’educazione. Non ci arrenderemo finché non avremo raggiunto fino all’ultimo bambino. Chiediamo ai leader mondiali e ai decisori a tutti i livelli, da quello famigliare e locale, fino a quello nazionale e internazionale, di unirsi a noi per far sì che ogni bambino possa accedere a servizi di base vitali”.

Conclude affermando che “se non si darà accesso a cure sanitarie, cibo ed educazione ai bambini che ne hanno bisogno, il mondo non raggiungerà gli obiettivi delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile fissati per il 2030”.

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