Riina junior a Porta a Porta. Non è servizio pubblico

Riina junior a Porta a Porta. Non è servizio pubblico

Se un giornalista non reagisce ad un mafioso, figlio di un carnefice della mafia, che dichiara: “La mafia è tutto e niente” vuol dire che non sta facendo informazione. Se la principale emittente televisiva del paese, in larga parte pagata con il canone degli abbonati, non ha la forza di stoppare una paurosa serata di negazionismo della mafia e, anzi, pensa di “riparare” con una serata dedicata alle vittime, allora siamo ad anni luce di distanza dal servizio pubblico. O peggio. Siamo alla ricerca becera dell’audience e alla equiparazione di fatto della mafia con le vittime, assassini e assassinati (i loro parenti, ovviamente) con “pari opportunità”, una serata per uno. Ovviamente sulle insopportabili poltroncine di Porta a Porta, dove da 20 anni, non si sa bene perché – almeno io non lo so – direttori generali, consiglieri di amministrazione, presidenti di ogni declinazione politico-culturale hanno permesso tutto: dai plastici dei delitti più efferati alla sfilata dei Casamonica, dalla propaganda politica fino alla pseudo intervista al figlio di Totò Riina. Che per inciso – ed è un evidente aggravante – sta lì per presentare un libro con la sua lettura della famiglia più criminale d’Italia.

Da aggiungere c’è soltanto una considerazione amarissima: è scontato che informazione è anche intervistare delinquenti, terroristi e stragisti, l’informazione deve raccontare il male del mondo. È come lo si fa che cambia il messaggio. La Rai ha fatto parlare brigatisti, killer, criminali di vario genere, ma in contesti giornalisticamente magistrali: la “Notte della Repubblica” di Sergio Zavoli – dove parla anche Mario Moretti – resta un modello di giornalismo di qualità in Europa: il contesto, la narrazione, il racconto che, senza sbavature, condanna i terroristi e divide le ragioni della giustizia da quelle dei criminali, il clima che induce lo spettatore a riflettere, l’autore che spiega, incalza, descrive, commenta. Come nei programmi di Enzo Biagi, dove pure furono sentiti pentiti di mafia e assassini dichiarati. Era giornalismo alto, altissimo. Ineccepibile.

Niente di tutto questo nella vergognosa pagina della Rai di ieri sera. Eppure è un’azienda dove oggi c’è un nuovo amministratore, una presidente con una lunga carriera giornalistica, un responsabile editoriale, un giovane direttore di rete. L’indignazione di Articolo21 è la stessa di FNSI e Usigrai, la nostra speranza è che questo nuovo vertice, se vuole far seguire i fatti alle parole, cominci a cambiare in Rai quello che si può cambiare subito, cioè tutti i programmi, come Porta a Porta, che non fanno servizio pubblico mascherandosi proprio dietro questa facciata.

 *Presidente Articolo 21

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