Renzi attacca i magistrati: “Fate le sentenze” e le sentenze arrivano: condannati ex dirigenti Total. Minoranze Dem: in questo partito stiamo stretti

Renzi attacca i magistrati: “Fate le sentenze” e le sentenze arrivano: condannati ex dirigenti Total. Minoranze Dem: in questo partito stiamo stretti

Più gaffe di così non si poteva. Renzi Matteo nella relazione tenuta alla Direzione del partito, che forse non era una vera direzione, ma un “attivo sull’energia”, come l’ha chiamata Gianni Cuperlo, non ha detto praticamente niente, come è sua abitudine ormai. Ha confermato l’invito alla astensione. Ciò ha impedito la discussione di un ordine del giorno presentato da 24 esponenti della direzione che invitava alla partecipazione al voto del 17 aprile. La relazione veniva approvata con 98 voti a favore e 13 contrari. Molti gli assenti visto che la direzione è composta, fra eletti e per funzioni, da circa 160 persone. Altezzoso, come sempre, ha sfidato i magistrati. “Lo  scandalo – ha detto – non è che sia stato approvato l’emendamento ma che per 27 anni si sono perse opportunità. Se avete qualcosa (è rivolto ai magistrati, ndr) da chiedere chiedetemelo. Che si vada a sentenza. Le inchieste sul petrolio in Italia si fanno ogni 4 anni, come le Olimpiadi. Non si è mai arrivati a sentenza. Se qualcuno ha rubato va messo in galera ma non si blocca l’opera. Chiedo alla magistratura di procedere velocemente e andare a sentenza”.

Ex vertici della Total e alcuni imprenditori condannati a pene fra i due e i sette anni di reclusione

Mentre pronunciava queste parole, gli ricorda il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il tribunale di Potenza condannava a pene comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della Total e alcuni imprenditori e amministratori nell’ambito di un’inchiesta diversa rispetto a quelle in corso ma che fa parte della stessa storia. La vicenda si riferisce ai lavori per la costruzione del centro oli di “Tempa rossa”, fra Corleto Perticara (Potenza) e Gorgoglione (Matera). L’inchiesta, coordinata dall’allora pm di Potenza Henry John Woodcock, risale al 2008. Le condanne più gravi – riferiscono le agenzie – sono state inflitte a Roberto Pasi e Roberto Francini, ex dirigenti locali della Total, a sette anni di reclusione ciascuno. L’ex amministratore delegato della compagnia petrolifera francese, Lionel Lehva, è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, così come Jean Paul Juguet, ex manager della Total. In totale, gli imputati nel processo sono 31.

Cuperlo. Non sei all’altezza di fare il segretario.  Speranza: c’è un leader ma non un partito

Ma quello che è accaduto nel dibattito è qualcosa che va ben al di là di problemi molto importanti che riguardano l’utilizzo delle energie rinnovabili, il referendum del 17 aprile. È in discussione il futuro, imminente, del Pd. Prima Gianni Cuperlo, poi Roberto Speranza,  esponenti delle minoranze Pd, anche se con toni diversi, hanno posto il problema del Partito, di come viene diretto, gestito, di quali politiche vengono portate avanti, dove si prendono lo decisioni. L’attacco al premier-segretario è stato durissimo. Cuperlo è partito da una affermazione di Renzi, “le opposizioni saranno spazzate via”, gli ha ricordato la Costituzione, il referendum  di ottobre “non è il tuo referendum”. Poi lo critica senza usare mezzi termini. Ha ricordato a Renzi che, addirittura, alla scuola di formazione dei giovani, ha fatto solo propaganda, non  si è comportato da segretario del partito. “Ti applaudiranno da destra, stiamo rischiando di perdere pezzi importanti della sinistra.” Ancora: “Molte delle ragioni per le quali ho scelto questo partito non ci sono più. Si rischia di spezzare anche l’ultimo filo”. Certo, “ci metti passione nel fare le cose, ma non sei all’altezza del ruolo che ricopri, non hai la statura di un leader, ma l’arroganza del capo”. Roberto Speranza è partito dall’emendamento, dalla vicenda delle telefonate della ministra, ha raccontato del lavoro fatto in commissione ambiente di cui lui era capogruppo, poi si fa rientrare l’emendamento di notte. “Dove si è discusso – si chiede Speranza – dei contenuti di questo testo. Renzi rivendica l’emendamento  su Tempa rossa? Quello è un emendamento che stravolge le regole sul terreno delle autorizzazioni petrolifere. Un emendamento del genere un grande partito lo discute alla luce del sole e si confronta”. Sempre Speranza: “Il Pd è ormai un comitato elettorale. C’è un leader ma non c’è un partito. Il Pd così non funziona. Un partito senza principi. Tanti compagni mi chiedono dove stiamo andando. Gli dico che il Pd è l’unica speranza. Rispondono: ti capisco ma siamo al limite.

Il popolo di sinistra  non capisce dove stiamo andando. Smettiamo a credere a questo Pd

C’è un popolo di sinistra che non capisce dove stiamo andando”. Rivolto direttamente a Renzi: “Ti dico che stiamo smettendo di crederci a questo Pd”. Arriva prima che dal segretario-premier la risposta dal sindaco di Salerno, De Luca , quasi una intimazione a non discutere, a non dissentire. Con Renzi sempre. Sembra Crozza. Ma i problemi posti da Cuperlo e Speranza sono questioni fondamentali. Voteranno sì al referendum sulle trivelle. Poi il passaggio al referendum sulle riforme costituzionali, sull’Italicum. Fin quando “resisteranno” al renzismo imperante? Il premier non ha dato alcun cenno di ascoltare, non diciamo accogliere, le critiche, non ha indicato alcun percorso per andare verso il congresso. Chiusura netta. Il capo è lui. Punto e basta. E nel dibattito gli interventi dei renziani sembravano in fotocopia.

Il premier segretario nella relazione fa solo l’elogio di se stesso. Lui sblocca tutto

Nella relazione aveva  fatto solo la propaganda di se stesso, del ruolo che gioca in Europa, nel mondo.  È perfino arrivato ad affermare che nell’intero globo  ci viene invidiata la legge elettorale perché dà stabilità, dimenticando che il nostro Parlamento è stato eletto sulla base di una legge dichiarata incostituzionale. Ha ribadito che il paese sta crescendo grazie alla sue riforme. Fra diverse “amenità”, chiamiamole così, raccontate dal premier, la più tosta quella relativa al famoso emendamento introdotto nella notte nella legge di stabilità, così come aveva fatto nell’intervista cui Lucia Annunziata è stata obbligata a dare a lui lo spazio che era stato assegnato a Bertolaso. Ne ha rivendicato il merito e il metodo perché lui, Renzi Matteo, è quello che sblocca tutto ciò che in questo paese è bloccato, una specie di olio vegetale che si usa per combattere la ruggine

Emiliano. Così si frega la Puglia. Dirò sì al referendum e inviterò a votare

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia ha chiesto a Renzi  cosa ha impedito di discutere a fondo, così come era stato sollecitato  dalle Regioni.  “Hai rivendicato di essere stato tu a volere l’emendamento, allora ti hanno raccontato  bugie”. Ancora: “Dobbiamo chiedere scusa ai cittadini di questa regione per i danni prodotti. Un uomo di grande valore (riferito a  Renzi, ndr) che io ho votato deve ascoltare qualcuno che perde tempo a studiare”. Ha ripetuto più volte: “Ti hanno detto bugie, così si frega la Puglia”. “Ci vuole una legge sulla partecipazione dei cittadini sulle materie che riguardano le fonti energetiche. Io voterò sì al referendum e inviterò ad andare a votare”.

Share

Leave a Reply