Referendum. La lunga giornata di un voto contrastato con ogni mezzo, anche illegale, da Renzi e non solo. Affluenza definitiva al 32,15%

Referendum. La lunga giornata di un voto contrastato con ogni mezzo, anche illegale, da Renzi e non solo. Affluenza definitiva al 32,15%

L’attesa è stata lunga, segnata dalle finestre sulla affluenza. La prima arriva alle ore 12: alle urne si è presentato l’8.35%, mancano alcuni seggi ma il risultato è questo. La seconda rilevazione delle ore 19 è la seguente: ha votato il 23,5% del corpo elettorale. Matera e Lecce le città con affluenza maggiore, con il 34,20 e il 33,79 rispettivamente. Bolzano, Caltanissetta e Reggio Calabria le città dove si è votato di meno, con il 14,06, 14,56% e il 14,90% rispettivamente. Tra le regioni, la Campania ha fatto peggio della Calabria: 17,56% contro il 18,15%. La regione più virtuosa è la Basilicata col 33,26%, seguita dal Veneto col 28,8%, e dalla Puglia col 28,58%. L’affluenza definitiva si è attestata al 32,15%, pari a 15.030.000 voti, mentre i Sì viaggiano attorno all’85% a scrutinio non ancora ultimato. L’unica regione ad aver superato il quorum del 50% è stata la Basilicata.

Confrontato con quelli di precedenti referendum non è male. Nel 2009, legge elezione Camera maggioranza di lista, era del 4%. Il referendum raccolse a conclusione poco più del 23% dei votanti e non fu valido non avendo raggiunto il quorum. Valido invece quello del 2011  su acqua pubblica e nucleare che a conclusione raccolse il 54% degli elettori, e alle ore 12 toccava l’11,6%. Da considerare che si votava anche il lunedì. Andando ancora più indietro, nel 1999, referendum sulla quota maggioritaria del Mattarellum,  alle ore 11 i votanti si attestavano al 6,7%. Il voto totale superò a malapena il 49%. Alla luce della prima rilevazione c’è da ricordare che il voto è in una sola giornata e che il governo ha risposto picche a chi faceva presente che visto il tempo ristretto per la campagna elettorale perlomeno si votasse anche lunedì. Niente da fare.

I media si sbizzarriscono. La campagna elettorale pro renziana continua

I media intanto si sbizzarriscono. Ormai la vecchia legge per cui è vietato fare campagna elettorale a partire dalla mezzanotte del venerdì non vale più. I giornali on line, i blog, e tutti i mezzi che la tecnologia fornisce, anche i quotidiani su carta, del resto, nelle edizioni di sabato e domenica continuano a  pubblicare dichiarazioni, interviste, in cui solo all’apparenza si dà la parola  equamente a chi si pronuncia per il “sì” e chi per il “no”. A ben guardare, prendi per esempio Repubblica, la tendenza è quella di sminuire il valore del referendum, come fa Cacciari, il quale critica Renzi ma dice che bisogna tenercelo perché altra soluzione non c’è e il referendum è una bufala, riprendendo la fatidica parola renziana. Si fanno scendere in campo anche personaggi inediti, con associazioni nate per l’occasione, il cui motto è: disertare le urne per far fallire il referendum. Insomma la partita si gioca a tre ed è due a uno a favore di chi fa di tutto perché il quorum non venga raggiunto. Come si dice, la paura fa novanta, un segno di debolezza, però, da parte di Renzi e del suo clan. Hanno voluto fare di questo referendum, e sarà la loro carta anche per i referendum costituzionali, una sorta dopo di lui, del premier, tutti a casa se i cittadini non approvano la “deforma” costituzionale. Hanno così trasformato anche il referendum sulle trivelle. Che, come dicono i promotori, esponenti di associazioni, personalità del mondo della scienza, ricercatori, geologi, gente che se ne intende, ha un grande significato. Parla al paese, pone il problema di quale percorso vogliamo intraprendere in uno dei settori fondanti della economia, la produzione di energia, le rinnovabili .

Risibili le argomentazioni dei convertiti al “no” o alla astensione

Risibili le argomentazione di “convertiti” al no o alla astensione dell’ultima ora, i quali si aggrappano al fatto che se non produciamo più petrolio il nostro mare sarà percorso da petroliere, un dopo l’altra, simili a metropolitane che inquineranno i nostri mari, quelli in particolare che bagnano il ravennate e altre zone della Romagna. Dal momento che il petrolio estratto dalle trivelle nostrane rappresenta appena l’1% del fabbisogno dei nostri consumi, si calcola che le petroliere che solcherebbero i mari che stanno a cuore al presidente della Regione Emilia Romagna, convertito dell’ultima ora alla tesi renziane, sarebbero tre, di media stazza, un viaggio a testa in tutto un anno.

Il premier non vota ma firmerà all’Onu il trattato per difendere il clima

Si annuncia che sarà Renzi a firmare fra qualche giorno all’Onu il trattato sulla difesa del clima già approvata dalla assemblea tenuta a Parigi a dicembre scorso. Quel Renzi che non si recherà a votare si accinge a mettere la sua firma su un testo che definisce obiettivi realizzabili, le energie rinnovabili  e che prevede la firma di 195 paesi aderenti a Cop 21 dal 22 aprile 2016 al 22 aprile 2017. Dove stia la coerenza del nostro governo è difficile dirlo dal momento che alle urne tutti i ministri, i vice, i sottosegretari sembrano  aver preso alla lettera l’ordine di Renzi Matteo, salvo il ministro dell’ambiente, Galletti che voterà “no”. Si attende il ministro del Lavoro, il quale aveva “impegni” di governo che lo tenevano lontano da casa. Si attende anche il presidente emerito della Repubblica. Si trovava a Londra per impegni e non sapeva se rientrava in Italia. Da una prima “passata” dalle urne risulta che  gran parte dei parlamentari Pd, dei dirigenti del partito ad ogni livello abbiano obbedito al diktat di Renzi, tutti a casa. Chiusi, sbarrati, quei pochi circoli che svolgono ancora una qualche attività. “Meglio porte chiuse”, ci dice un segretario che vuole rimanere anonimo, “perché se viene qualcuno che ci chiede notizie sul voto, che gli dico, stai a casa? Io ho sempre invitato  a votare”.

Si attendono alle urne Mattarella, i presidenti di Senato, Camera, della Consulta

Scorre la giornata. Si attende al seggio il presidente Mattarella. Non vuole “pubblicità”, ma è pur sempre il Capo dello Stato. La sua partecipazione al voto è un segnale ben preciso, così come quelli dei presidenti di Senato, Camera, della Corte Costituzionale. Nelle diverse interviste sui media si avverte l’imbarazzo di personalità del mondo della politica che vengono da un passato di dirigenti del Pci. Molti distinguo, come quello relativo alla legittimità della astensione, una nuova corrente di pensiero che si fa  politica. Nessuno  afferma che chi non si presenta alle urne è un criminale e va punito con la galera. Il guaio è che si cerca di intorbidire le acque. La legge elettorale punisce con il carcere chi, titolare di una carica pubblica ne fa uso per indurre l’elettore a starsene a casa. L’articolo 48 della Costituzione recita: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Ci si può arrampicare sugli specchi, ma chi giura sulla Costituzione non può essere il primo ad incitare il popolo a violarla. E se lo fa deve essere punito. Anche con la galera, come dice il professor Michele Aines, editorialista del Corriere della sera.

Che dire ancora? IL valore  di questo referendum, un test importante non solo per quanto riguarda le trivelle, ma per definire politiche e strategie per  muoversi decisamente verso le energie rinnovabili, sta nel numero di coloro che voteranno, e che voteranno “si”.

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