Referendum, andrò a votare, SI

Referendum, andrò a votare, SI

La domenica del 17 aprile, di buon mattino, mi presenterò “armato” di documento di identità e di scheda elettorale al mio seggio, per votare. Da quando sono in età per farlo, l’ho sempre fatto . Sono forse un illuso, ma ci credo, al voto; quando esco dal seggio sono sempre soddisfatto: qualche volta ho dato il voto alla persona che poi ha dimostrato di non meritare la mia fiducia, ma non è questo il punto: è il fatto di aver votato, che per me conta, e mi soddisfa. Nel mio vocabolario ci sono parole speciali: “Repubblica”, “Popolo”, per esempio; e “Votare”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi “consiglia” di disertare le urne; per lui quello di domenica è un referendum inutile. Forse è vero. Ma se è inutile, perché tanti si danno pena per neutralizzarlo, perché si scaldano tanto? Se è inutile ce lo lascino votare come ci pare, tanto non cambia nulla. Ho il sospetto che così non sia; se vincono i SI, qualcosa cambia; e cambia qualcosa che non si vuole mettere in discussione. Ecco: la mobilitazione di tanti poteri reali, concordi nel volermi convincere che è un referendum farlocco, che meglio si farebbe a impiegare il nostro tempo andando al mare o in altre domenicali occupazioni, ecco: tutto questo mi spinge a votare SI; e si dica pure che è spirito di contraddizione non mi sogno di smentirli. Posso semmai replicare invitando a far tesoro di quanto ci ha insegnato Giordano Bruno, il grande filosofo nolano che per le sue idee l’Inquisizione condanna al rogo: l’umano è contrassegnato dalla non separatezza degli individui, dalla loro relazione; c’è ordine in una società solo quando tutte le diversità sono ugualmente rispettate; la dignità comporta il rifiuto dell’unità, e la ricerca dell’unione. Il referendum in quanto istituto ci sta benissimo in questa “attualità” di Giordano Bruno.

Andrò dunque convintamente a votare; radicale e referendario da una vita, figuriamoci se non ci vado; c’è poi una ragione più generale. Sono due i documenti importanti, per quel che mi riguarda, senza i quali sarebbe intollerabile vivere in questo paese: il passaporto e la scheda elettorale, la possibilità di viaggiare liberamente e col solo vincolo di potersi pagare viaggio e soggiorno; la possibilità di poter scegliere partiti e persone a cui dare fiducia e l’incarico di rappresentarci. Tanta gente ha lottato ed è morta, per garantirci questi due diritti. Per cui non dirò mai, come ha di recente fatto il presidente della Corte Costituzionale, che votare è un dovere. No: votare è un mio diritto. Un diritto che, Renzi e gli astensionisti se ne facciano una ragione, intendo esercitare sempre e comunque.

Sì al voto; sì a questo referendum; e se questo vuol dire essere “gufi”, va bene, si sarà gufi.

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