Primarie Usa. Stravince Trump tra i repubblicani. Clinton vince in quattro stati. Sanders ne conquista uno.

Primarie Usa. Stravince Trump tra i repubblicani. Clinton vince in quattro stati. Sanders ne conquista uno.

Dopo le primarie negli ultimi cinque stati della costa Est, tra i quali la Pennsylvania e il Maryland, Donald Trump per i repubblicani e Hillary Clinton per i democratici si avvicinano a lunghe falcate alla nomination per le presidenziali americane dell’otto novembre. Un risultato ampiamente previsto dai sondaggi, che questa volta non hanno sbagliato. Non è un caso, infatti, che la campagna elettorale in questi stati abbia visto proprio lo scontro durissimo tra Trump e la Clinton. Se quest’ultima ha detto ai suoi elettori che Trump è un barbaro truce, e che l’amore vincerà sul suo odio (giocando con le parole in modo efficace: “love trumps hate”, ha detto la Clinton), il magnate si è spinto fino a dire che “se la Clinton fosse stata maschio, non avrebbe preso più del 5% del voto”.

Sul piano dei numeri, Trump ha vinto in tutti i cinque stati al voto, mentre la Clinton ne ha vinti quattro, lasciano a Sanders la sola Rhode Island. Trump ha superato il 60% nel Delaware e nel Rhode Island, e in Pennsylvania si è “fermato” al 57%, ed ora guida la classifica dei candidati con 949 delegati, sui 1237 necessari per la nomination. Sempre tra i repubblicani, l’accordo tra il secondo e il terzo, Cruz Kasich, potrebbe totalizzare non più di 700 delegati, in attesa del grande appuntamento di giugno in California.

Nel campo democratico, il senatore socialista Bernie Sanders è riuscito a vincere solo nella piccola Rhode Island, ed ora il suo svantaggio dalla Clinton in termini di delegati si approfondisce. Al netto dei grandi elettori, la Clinton conduce la gara per la nomination con 1640 delegati contro i 1331 di Sanders. Bisognerà raggiungere quota 2383 per ottenere la nomination. In casa Clinton i conti sono presto fatti: tenendo conto dei circa 450 superdelegati che l’hanno già appoggiata, se il prossimo 17 maggio dovesse vincere anche in Kentucky e in Oregon, potrebbe già festeggiare la nomination prima ancora della Convention estiva a Philadelphia.

A sua volta, Bernie Sanders, parlando a circa 6500 persone in West Virginia, dove si voterà il 10 maggio, ha detto che la sua corsa non si ferma, perché vuole presentarsi alla Convention di luglio con tutti i delegati che sarà possibile conquistare, per condizionare la piattaforma programmatica del partito Democratico in senso progressista e socialista. Anche Sanders resta comunque convinto che il vero pericolo per gli Stati Uniti, e per il mondo, è rappresentato dalla popolarità di Donald Trump, uomo da battere per evitare di ricadere nel “periodo più buio della nostra storia”.

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