Petrolio e altro. Un verminaio nei palazzi del Potere. Renzi difende l’indifendibile. Lobbisti e faccendieri all’assalto dello Stato. Contraddizioni di Bersani

Petrolio e altro. Un verminaio nei palazzi del  Potere. Renzi difende l’indifendibile. Lobbisti e faccendieri all’assalto dello Stato. Contraddizioni di Bersani

Il petrolio, materiale pericolosamente infiammabile, è la materia base per l’assalto di lobbisti e faccendieri per impadronirsi di beni materiali e immateriali, i posti di potere, che sono patrimonio  del  Paese Italia, dei cittadini, non disponibili per incursioni di navi pirata che battono bandiera nera come ci raccontava Salgari. Anche i  bollettini renziani, ormai a getto continuo, sono di fatto, la narrazione di un governo allo sbando, ministri contro ministri, addirittura liti in famiglia. Non vale a niente la sua difesa: quell’emendamento a favore di  Tempa Rossa l’ho voluto io, ho sbloccato una situazione, si creerà lavoro, noi siamo il governo del fare. Basta leggere gli stralci delle conversazioni, chiamiamole così, per  capire quale sia il livello politico, culturale osiamo dire, dei protagonisti. Perfino i giornali che sono diventati bollettini del renzismo entrano in una palese contraddizione: basta leggere le intercettazioni per capire quanto grave sia ciò che sta avvenendo nel nostro paese. Giorno dopo giorno si scoprono cose nuove, ti viene il voltastomaco, lo schifo quando leggi il colloquio avvenuto il 5  maggio del 2015 fra Gemelli, il compagno, ora pare ex, della ex ministra Guidi  e un tale Alberto Cozza, commissario dell’autorità portuale di Augusta che aspira a mantenere il posto. Su di lui c’è stata una interrogazione di Claudio Fava, parlamentare di Sinistra italiana, vicepresidente della Commissione antimafia. Il Cozza, raccomandato dal dirigente di Confindustria Lo Bello, teme per la sua riconferma.

Gemelli: “la Borsellino, questa è gente che andrebbe eliminata”

Gianluca Gemelli così risponde: “Fava è amico della Chinnici, sono tutti questi dell’Antimafia, il giro quello. Minchia, l’Antimafia praticamente, perché questi qua… guarda quelli che utilizzano i cognomi dei martiri (il padre di Fava, giornalista ucciso dalla mafia, ndr) per fare carriera, fanno ancora più schifo degli altri… lei, la Borsellino, questa è gente che proprio andrebbe eliminata… però dicono sono bravissime persone… e va bè, se lo dite voi”. Ancora più grave se possibile il ricatto tentato nei confronti del ministro Delrio che sarebbe uno fra quelli che “vogliono far fuori la Guidi”. C’è un pensionato, consulente piazzato da Gemelli al ministero per lo sviluppo economico, ex Guidi.

Il tentativo di un ricatto nei confronti del ministro Delrio

È stato un autorevole dirigente ministeriale, Valter Pastena, che a Gemelli in confidenza dice, sempre al telefono: “Ti puoi togliere qualche sfizio… I Carabinieri (…) sono venuti a portarmi il regalo in ufficio (…) Usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi… Tu non ti ricordi quello che io ti dissi, che c’era un’indagine, quelli che hanno arrestato a Mantova, a Reggio Emilia, i Cutresi, quelli della ‘ndrangheta… (…) chi ha fatto le indagini è il mio migliore amico, e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi”. Delrio smentisce tutto. A Cutro si trovava come sindaco di una città, Reggio Emilia, connotata da una forte componente cutrese. Punto, dice lui. La domanda è: chi intende mettere in giro le foto di Delrio, chi è l’autore del tentato ricatto? Quale ruolo svolge questo Pastena? Altre perle di questa orrida vicenda. La ministra Guidi  avverte il suo compagno, sempre al telefono, definisce gli “amici” di cui cura gli interessi “gruppo” di soggetti stabilmente dediti e decisi a “manovrare”, parla di “combriccola”, “clan”, ”quartierino”.

Il richiamo al “quartierino”,  scontri nel governo, rapporti tesi con Padoan, De Vincenti

Si legge nei verbali della polizia: “Guidi ribadiva che De Vincenti era la sua rovina, che doveva stare molto attenta a lui, perché sapeva tutto”, ed aggiungeva “però siccome è diciamo amico di quel tuo clan lì,… prova a prenderci le misure anche tu Gianluca”. Gemelli affermava che il soggetto non aveva niente a che dividere con lui. Guidi gli rispondeva “… no, non ha niente a che dividere, ma te e la fida amica Finocchiaro…”. E ancora: “Sai chi lo ha messo lì Padoan; Innocenti, l’hai capito chi glielo ha messo Padoan? Sempre quel quartierino lì. Oltre al fatto che si conoscono perché andavano a scalare insieme da vent’anni, lui De Vincenti e Padoan… ma glielo ha messo sempre quel quartierino lì… Quelle pedine, cioè De Vincenti da me, non è un caso, non è per farmi un favore, perché De Vincenti è bravo, capito? Come non hanno messo lì Piercarlo per fare un favore a Matteo, perché Piercarlo è bravo”.

La presenza del faccendiere al Senato in attesa della Commissione affari costituzionali

Ancora. Dice la ministra Boschi che non ha mai saputo della esistenza di Gemelli. Vogliamo crederle. Siamo curiosi però di capire perché proprio nella giornata in cui in Commissione Affari costituzionali del Senato, presidente Anna Finocchiaro, si discuteva l’emendamento Tempa Rossa, lei ovviamente presente, si presentava in Senato, al mattino, proprio Gemelli. Al mattino, ripetiamo, perché le Commissioni non sono aperte al pubblico. La conferma della presenza del Gemelli viene anche dall’Ufficio stampa del Senato.   L’ingegnere-faccendiere era in grande amicizia con il  capo staff di Anna Finocchiaro, Paolo Quinto, ex capo staff di Piero Fassino, quando era segretario dei Ds, tanto che gli aveva assicurato un posto in prima fila ad un convegno, fra i relatori c’era l’allora ministra Guidi, per un autorevole dirigente di Total. Quinto gli aveva detto “Stai tranquillo”. E La lieta notizia Gemelli l’aveva subito comunicata alla compagna.  A pensar male, verrebbe da dire, non si fa peccato. Si potrebbe continuare. Le intercettazioni ci presentano risse da cortile fra ministri, sottosegretari, funzionari. Ce n’è abbastanza, perché non può essere la sola magistratura a dover disinfettare il verminaio. Oltre tutto Renzi Matteo ha attaccato la Procura della repubblica di Potenza. Solo il vicepresidente della Consiglio superiore della Magistratura, Legnini, nominato di fatto dal premier non si  è accorto  che i magistrati son sotto tiro.

Tace Mattarella. Dal Quirinale: il silenzio a volte può valere più di mille parole

Il Presidente della Repubblica tace, neppure una parola. Si dice al Quirinale che, a volte, il silenzio può valere più di mille parole. Sarà, ma può anche essere il contrario. “La magistratura non basta – afferma Nicola Fratoianni – La vicenda Tempa Rossa, gli affari dell’Eni nella regione sono fatti politici che richiedono approfondimenti e parole chiare da parte del governo, dei suoi rappresentanti e della maggioranza”. Da  Renzi e dal gruppo dirigente del Pd non viene risposta. Si fa muro. Il premier insiste nella sua vocazione astensionista, ovunque si trovi fa sapere di “sperare che il referendum fallisca”. Da parte della minoranza Pd arrivano segnali di segno contrario, da Speranza a Cuperlo cresce il numero dei parlamentari che annunciano il “sì” al referendum del 17 aprile, criticano  la campagna astensionista, danno un quadro desolante dello stato del partito e delle politiche che sta portando avanti.

Bersani: “L’emendamento Tempa Rossa ha scoperchiato il vaso di Pandora”, ma  non lo boccia e  vota no

 In particolare, Bersani, che non ha preso la parola in Direzione, dà un quadro a tinte fosche. Dice che “non andare a votare è una pezza peggiore del buco”, che “Renzi corre il rischio di un isolamento arrogante”, che “il suo nuovo inizio ha desertificato il Pd e creato una serie di yesmen e yeswomen”, che “ l’emendamento  su Tempa Rossa ha scoperchiato il vaso di Pandora”. Poi all’intervistatrice che gli chiede perché, stante questi ed altri giudizi molto critici, non lavora per dar vita ad una nuova forza politica risponde: “C’è un sacco di gente che non vuole lasciare il Pd a quella deriva di sradicamento. Non si esce e come in Direzione, si combatte in nome del Pd in condizioni molto difficili”. Ancora: “Fra gli amici dell’ambiente (che votano sì, ndr) ci vuole anche chi vota no, io vado a votare e voto no”. Non spetta a noi nessun commento. Forse il “no” è una scelta della vecchia “ditta emiliana”.

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