Pensioni. Cgil, Cisl, Uil insistono: flessibilità non si scambia con il part time. Al governo: un tavolo di trattativa per ridiscutere la riforma Fornero

Pensioni. Cgil, Cisl, Uil insistono: flessibilità non si scambia con il part time. Al governo: un tavolo di trattativa per ridiscutere la riforma Fornero

Chi ha scritto o impostato il decreto firmato dal ministro Poletti e reclamizzato dal governo come un avvenimento di grande importanza, non conosce i meccanismi relativi alle pensioni, il modo e il quando si esce, in particolare per quanto riguarda le donne. Erano passate poche ore che già arrivano dalla Uil segnali molto chiari: questo decreto discrimina le donne. Non potranno proprio usufruire del part time, quel part time che il ministro ha presentato come il toccasana. C’è mancato poco affermasse che il contenuto del decreto era la flessibilità per la quale si battono i sindacati, se non proprio la riforma. Dovrà spiegare Poletti come è stato possibile uno strafalcione del genere e porre rimedio. Per ora ha detto solo che le donne non saranno escluse. I sindacati chiedono nero su bianco. Sarebbe un segnale, il minimo, visto che di riforma non si parla, di flessibilità neppure, di incontrare Cgil, Cisl, Uil per aprire un tavolo in cui affrontare i problemi reali, non  solo “piccoli passi” quale il part time.

Lamonica (Cgil). Il decreto  ha poco a che vedere con l’occupazione giovanile e con la flessibilità

Fra l’altro, stando a prime valutazioni, visti gli irrisori stanziamenti per il 2016, si possono prevedere solo part time per ventimila persone quando si calcola che ne avrebbero diritto circa  400 mila, donne in gran parte escluse. La realtà è che forse neppure ventimila saranno le richieste vista la perdita secca di salario. Può essere utilizzato solo da chi ha un lavoro ben remunerato nel settore privato. Se poi si pensa al flop registrato con le liquidazioni, il decreto Poletti non rimarrà nella storia visto che il decreto fa parte della legge di stabilità. Correggerlo subito, “per evitare disparità di genere” afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica che definisce il decreto un provvedimento “limitato” che rischia di riguardare solo poche grandi aziende. “Il governo verifichi – sottolinea – se il decreto su part-time agevolato verso la pensione può essere corretto per cancellare la disparità di genere che in esso è contenuta”. Poi nel merito afferma che c’è troppa enfasi, trattandosi di un provvedimento limitato nelle risorse che riguarderà alcune migliaia di persone, soprattutto dipendenti di grandi imprese. “Purtroppo – conclude – avrà poco a che vedere sia con l’occupazione giovanile, che col tema della flessibilità in uscita che rimane tutto da affrontare”. Che è il vero problema, ma il governo si guarda bene dall’affrontarlo.

Furlan (Cisl). Le risorse per la flessibilità si prendano dai risparmi della “Fornero”

Sulla stessa lunghezza d’onda Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl. Quella dell’orario ridotto è “una misura in sé positiva, perché consente al lavoratore di ridurre il suo orario, senza rimetterci in previdenza futura. Ma che non c’entra nulla con la flessibilità in uscita”. “Per questo torneremo alla carica con il governo: nel Paese c’è bisogno di ridiscutere la riforma Fornero sulle pensioni”, sottolineando che il part-time incentivato “così come formulato, non sarà di facile utilizzo e successo”. “Non ho la sfera di cristallo – afferma intervistata da Repubblica – ma lo vedo complicato in un Paese fatto di piccole e medie imprese. Tra l’altro, trovo limitante che ne possano usufruire solo una parte dei lavoratori e solo le aziende più attrezzate, in grado di portare avanti e concludere un accordo individuale con il lavoratore. E infine la misura non favorisce l’assunzione di giovani, aspetto per noi fondamentale”. “Se per ogni lavoratore in part-time si favorisse l’ingresso di un ragazzo, sarebbe una grande opportunità. Ma di  tutto questo non c’è nulla”. Quanto al Def “non abbiamo ancora i testi definitivi. Ma se la frase che il governo intende inserire fosse quella di subordinare un’eventuale flessibilità in uscita al rispetto dei conti, sarebbe una frase molto debole e assolutamente insufficiente”. “La riforma Fornero garantisce 80 miliardi di risparmi fino al 2020: le risorse si prendano da lì. O dal contrasto a evasione e corruzione. La legge Fornero non regge, va cambiata. Anche perché la flessibilità serve pure alle imprese. Anziché spot continui, il governo ci convochi. Siamo pronti a discuterne”.

Proietti (Uil). Serve un “buon turn over” per gli anziani e per i giovani

Proietti, segretario confederale della Uil riprende il problema della discriminazione delle donne, subito da rivedere e correggere il decreto. Ribatte sulla flessibilità, il vero problema da affrontare, “flessibilità agli anziani –  dice – e stabilità ai giovani”. “Occorre che il governo vari subito  un provvedimento, che preveda l’uscita a 62 anni”. Proietti parla di un “buon turn over”. Conclude sottolineando che da tempo i tre sindacati hanno chiesto un incontro al governo “per aprire un tavolo di trattativa che non si è mai concretizzato”.

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